Legge elettorale, se non passa si rischia il voto anticipato

giovedì 24 settembre 2026


Giorgia Meloni è stata chiara con gli altri leader di maggioranza. Se la legge elettorale fosse impallinata dai franchi tiratori si andrebbe dritti verso elezioni anticipate. Per queste ragioni, la premier ha dichiarato, a più riprese che il Governo porrà la fiducia sul testo alla Camera. A questo punto, quello delle elezioni in primavera è uno scenario sempre più concreto. Addirittura, alcuni parlamentari già ipotizzano due date: il 4 aprile o il 15 maggio. Al netto delle resistenze di Forza Italia e Lega che puntano ad arrivare fino all’autunno 2027, pochi ormai all’interno del centrodestra credono che possa andare diversamente, a maggior ragione dopo la mancata uscita dalla procedura di infrazione Ue. Un fatto è evidente. La premier teme gli sgambetti dei franchi tiratori nello scrutinio segreto. E se la riforma dovesse essere bocciata, l’intenzione della presidente del Consiglio sarebbe quella di recarsi senza indugi al Quirinale. La posta in gioco, insomma, è decisamente più alta di quando a luglio il voto segreto fece saltare l’emendamento sulle preferenze. Mancano ancora un paio di settimane, ma nei palazzi della politica i più esperti già delineano possibili scenari nel caso in cui si aprisse la crisi.

L’esercizio provvisorio è una eventualità che nessuno, dal Colle in giù, vuole affrontare, e anche il voto a gennaio viene considerato altamente improbabile. Maggioranze alternative all’attuale sono sulla carta inesistenti, quindi tra le ipotesi ci sarebbe anche quella che il Governo Meloni resti in carica per l’ordinaria amministrazione e per l’approvazione della manovra, con lo scioglimento delle Camere nei primi due mesi dell’anno. Poi in quel caso si valuterebbe l’Election day, anche se alcune fonti riferiscono dei dubbi legati ai timori del centrodestra di non vincere in nessuno dei capoluoghi al voto. Ad ogni modo la situazione è fluida. Inoltre, resta alta l’attenzione della maggioranza sul fattore Vannacci. Sondaggi interni, riferiscono fonti di centrodestra, darebbero Futuro nazionale al 12 per cento. E dopo Tommaso Calderone un’altra manciata di deputati di Forza Italia sarebbe tentata dal cambio di casacca, in cerca di una candidatura sicura. E un assaggio della sfida centrodestra-vannacciani si consumerà quando lunedì si conoscerà il risultato delle suppletive a Reggio Calabria. Se la legge elettorale arriverà in porto, i fedelissimi di Meloni – forse anche per mascherare la sua tentazione di accelerare i tempi – assicurano che l’orizzonte sarà la fine della legislatura.


di Manlio Fusani