Bollo auto, ceto medio e pressione fiscale

martedì 22 settembre 2026


Noi che apparteniamo alla classe media e che denunciamo sul nostro modello unico, redditi imponibili oltre i 50mila, i più tartassati da un iniquo sistema fiscale, siamo leggermente infastiditi. Noi che ci sentiamo tutt’altro che ricchi. Noi che abbiamo sempre considerato i super bonus, i bonus e la pletora infinita di provvidenze pubbliche non solo uno spreco di denaro pubblico finalizzato a coltivare clientele politiche, ma anche una violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ci sentiamo vessati perché trattati come mucche da mungere per alimentare chi vive a spese di altri. Questo è il Paese dove chi dichiara redditi al di sotto dei 35mila euro l’anno, gode dei benefici di un generoso e costoso Welfare State; sopra i 35mila euro lordi l’anno i contribuenti sono considerati benestanti e quindi perdono ogni beneficio del cosiddetto Stato assistenziale. È una vera aberrazione! Gentile presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, ho, nel mio piccolo, contribuito con il mio voto, nelle elezioni del 22 settembre 2022, alla vittoria della coalizione di Governo.

Ero convinto che l’Esecutivo, così come era previsto nel programma elettorale, avrebbe agito sulla riduzione delle spese improduttive e quindi sulla pressione fiscale in maniera equilibrata trattando tutti i contribuenti con equità. Conoscevamo la sua provenienza politica dalla “destra sociale” e ci rendevamo conto che, nelle condizioni oggettive del Bilancio pubblico, fosse necessario per prima far recuperare potere d’acquisto alle classi sociali meno abbienti. Tuttavia, immagino di rappresentare il sentimento del ceto medio, che è fortemente irritato per il fatto, che tutti gli interventi normativi volti a contenere la pressione tributaria, dall’inizio legislatura, sono stati orientati dall’Esecutivo nei confronti di quei contribuenti che già pagavano poche imposte o non le pagavano affatto. Il pannicello caldo della riduzione dell’aliquota dello scaglione tra i 28mila e i 50mila euro, dal 35 al 33 per cento (risparmio fiscale massimo 440 euro all’anno ovvero 36,67 euro al mese) è stato a dir poco ridicolo. Nel 2025, l’Istat ha misurato un carico fiscale medio del 43,1 per cento. È la media di Trilussa al contrario: “Da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso, risurta che tocca un pollo l’anno: e, se nun entra nelle spese tue t’entra né la statistica lo stesso, c’è un antro che ne magna due”. Infatti, in Italia c’è chi paga bel oltre il 50 per cento di imposte sul proprio reddito e chi non paga praticamente nulla. Da liberale e liberista considero positivo qualsiasi intervento del Governo che elimina balzelli fiscali, però ne devono usufruire tutti i contribuenti e non sempre gli stessi. Con la sospensione per il 2027 (speriamo diventi un intervento strutturale) del bollo per le auto fino a 80 kilowatt, chi saranno realmente i potenziali beneficiari dell’abolizione del bollo auto?

Se, come affermano le opposizioni, sempre pro-imposte patrimoniali, quella di Giorgia Meloni sia stata una manovra elettorale, ho dei dubbi sull’effettivo vantaggio per le famiglie che magari per esigenze dei componenti del nucleo familiare hanno dovuto comprare un’auto di segmento B (escluso dall’abolizione della tassa sul possesso) che è anch’essa una utilitaria e non un’auto di lusso. Gentile presidente del Consiglio, è sul fisco che la coalizione di Governo si giocherà le elezioni politiche del 2027! Per ottenere la riconferma del voto di fiducia dell’elettorato di centrodestra, nella prossima Legge di Bilancio, il dividendo del risanamento dei conti pubblici dovrà essere orientato a ridurre le prebende pubbliche e orientare lo spazio fiscale disponibile a ridurre l’eccessivo peso dell’Erario nei confronti di tutti i contribuenti e in particolare verso coloro che fino a oggi si sono fatti carico di pagare, oltre il tollerabile, le imposte anche di chi non li paga ma gode di tutti i privilegi dell’assistenza pubblica.


di Antonio Giuseppe Di Natale