L’incognita Vannacci ed il futuro del centrodestra

venerdì 18 settembre 2026


C’è chi dice che Roberto Vannacci sia un prodotto della sinistra e c’è invece chi arriva ad ipotizzare che sia un agente destabilizzatore al soldo di Putin.

In effetti il Generale è indubbiamente un “gran figlio di Putin” (nel senso che è sveglio) ma immaginiamo che le assonanze finiscano qui con il dittatore russo.

Quanto al fatto che sia un prodotto della sinistra, anche in questo caso stentiamo ad immaginare sinergie concrete con il mondo progressista, anche se la galassia vannacciana fa indubbiamente comodo ai nipotini di Stalin e viceversa. E lo si comprende dalla costanza con cui Roberto Vannacci viene invitato nei salotti televisivi gauche, contestato sui social manco fosse l’unico rappresentante della destra e degnato di ogni attenzione dalla galassia mediatica e d’inchiesta organica al progressismo.

Un rapporto di reciproca e tacita convenienza visto che Futuro Nazionale può farsi pubblicità gratuita proprio nel mentre la coalizione di centrodestra subisce un attacco al proprio granaio elettorale più identitario (con piena soddisfazione della sinistra). Quel tanto che basta a far raccontare ai sondaggi che il centrodestra senza Vannacci alle prossime elezioni rischia di scivolare su una buccia di banana, perdendo di una incollatura. Ma allora bisogna fare quello che dice la Signora Maria al mercato o nonno Faustino al bar quando al terzo bicchiere si stente un notista politico? Bisogna cioè che Giorgia Meloni si allei con Roberto Vannacci?

La nostra sommessa opinione è che alle prossime elezioni, fossimo in Giorgia Meloni, preferiremmo perdere ed andare a fare la voce grossa all’opposizione contendendo a Futuro Nazionale lo spazio politico piuttosto che vincere le elezioni con un Vannacci che dal giorno dopo inizia a fare il pierino minando alle fondamenta la coalizione per scappare col malloppo elettorale. Meglio stare fuori un giro piuttosto che avere Roberto Vannacci in maggioranza: ma non perché il Generale sia un filibustiere (anzi) ma semplicemente perché, da ago della bilancia, saprebbe esattamente come comportarsi per ridurre il centrodestra in mutande e triplicare i propri voti. Gli basterebbe entrare in maggioranza, chiedere l’impossibile, chiedere cose di destra e poi stringersi nelle spalle dicendo che lui le ha chieste, lui è la vera destra, lui vuole risolvere i problemi del Paese con ricette radicali mentre gli altri sono un branco di pere mosce al soldo di Bruxelles e dei poteri forti, dei pavidi imborghesiti, dei pecoroni invigliacchiti che non hanno il coraggio di salvare l’amata Patria. Il Governo cadrebbe dopo poco e Futuro Nazionale farebbe il pieno sancendo l’annientamento del centrodestra. In fin dei conti Vannacci non è interessato a diventare maggioranza nel Paese o avere le redini del Governo. Gli basta fare opposizione, demagogia e prendere una valanga di voti.

Il Cavallo di Troia è stato lanciato nell’agone politico. Tutti ci guadagnano tranne il centrodestra che però non deve cadere nella tentazione di voler vincere le prossime elezioni a tutti i costi. Il centrodestra deve credere in sé stesso e deve credere nella propria capacità di percorrere la strada stretta di vincere sulle cose concrete che saprà mettere in campo di qui a fine legislatura (quella sul bollo auto è una trovata molto buona). La scorciatoia di allargare la coalizione porta invece ad una strada senza uscita. Ma in questo Giorgia Meloni va supportata dagli alleati. A proposito, piacerebbe sapere dove siano finiti.


di Vito Massimano