giovedì 30 luglio 2026
Stanno venendo a galla tutte le incongruenze politiche dell’Unione europea, che promette ai popoli più lavoro, ma nei fatti vara aiuti alle aziende che sostituiscono gli umani con i robot.
Un decennio fa il “piano occupazione dell’Unione europea” prometteva di essere “il pilastro europeo dei diritti sociali”, in grado di raggiungere il traguardo del 2030 con un tasso occupazionale del 78 per cento per la fascia d’età tra i 20 e i 64 anni. Ma le ultime stime indicano una forte crescita della disoccupazione europea, soprattutto del precariato.
Di contro le grandi aziende aumentano gli utili, anche grazie al licenziamento di umani ed assunzione di robot: questi ultimi non chiedono stipendio, contributi, ferie o malattie; gli automi hanno solo bisogno di energia elettrica, di tanta ricarica disponibile.
Secondo gli esperti il problema dell’Ue di domani sarà la sicurezza, il controllo continuo di milioni di uomini non occupabili, ed a cui verrà proibita ogni forma di lavoro, di trarre un reddito dal lavoro. L’Ue di domani avrà forma di gabbia per i popoli e di ricco maniero per il potere, per l’élite, per i controllori. Ecco che l’Ue spinge su normative che dissuadano la gente dall’aprire laboratori e officine: una dissuasione fatta di norme, regole, ostacoli bancari e fiscali.
Il lavoro individuale, soprattutto se creativo ed artigianale, si dimostra sempre tra i primi nemici dei programmi green europei: infatti viene marchiato come fattore d’inquinamento e nemico dell’ambiente. Va detto che il lavoro artigianale è anche tra i meno permeabili dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, può sfuggire al controllo di sistemi informatici e banche dati bancarie, fiscali e, quindi, crea buchi d’informazione nel “capitalismo di sorveglianza” (nelle banche dati delle multinazionali).
L’Unione europea ritiene che il robot inquini meno dell’uomo, quindi sostiene la robotica tramite “programmi quadro” di ricerca come Horizon Europe: bandi specifici per le Pmi con agevolazioni per l’innovazione industriale. I “programmi obiettivo Horizon Europe” finanziano progetti di ricerca avanzata e cooperazione tecnologica tra istituti ed imprese che sostituiscono gli umani con AI e robotica. L’Ue ha sfornato una congerie di bandi dedicati alle Pmi che licenziano e comprano robot: come il bando Arise, che offre contributi a fondo perduto fino a 200.000 euro per l’adozione di “robotica collaborativa” in sostituzione umana. Le chiamano “strategie digitali”: ovvero l’Ue che ritiene competitivo il settore manifatturiero solo se vi lavorano “robot sicuri” e garantiti dalle multinazionali del settore.
Ue e “grandi investitori” sono certi che, tra un decennio gran parte del lavoro umano sarà stato sostituito dai robot. Ecco che le élite s’interrogano su come mettere un freno all’innata laboriosità di gran parte degli esseri umani. Certamente verranno modificate le carte costituzionali, come le leggi in materia di lavoro. L’accesso al lavoro subirà sempre più restrizioni, obblighi formativi, permessi insomma. Psicologi e sociologi verranno ospitati dai media per spiegare come l’uomo non abbia bisogno di lavorare: che non riesce a tenere a freno la propria laboriosità a causa di abitudini figlie della rivoluzione industriale. Ci diranno che è una vera e propria patologia, e che si manifesterebbe nella voglia di lavorare, nonché nella continua ricerca di lavoro.
Anacronistica, se non proprio superata, sarà la Carta Costituzionale italiana: all’articolo 1 stabilisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, dove la sovranità appartiene al popolo. “La sovranità è del sovrano che regna ˗ già obietta stizzito il potere ˗ ed il lavoro spetta a chi ha le carte in regola per lavorare”. Così piano pianino stiamo vedendo aumentare le segnalazioni alle forze di polizia di coloro che vengono colti a dipingersi le pareti di casa, a sistemare porte e portoni, o che riparano vetture, o che nella propria abitazione o scantinato riparano qualsiasi oggetto: le polizie locali hanno ordini precisi di dare priorità alle indagini sui cittadini che lavorano, piuttosto che inseguire scippatori o topi d’auto e d’appartamento. Il lavoro è l’emergenza del popolo, e collide con i piani del potere.
L’uso massivo di telecamere, la moneta elettronica e l’incrocio dei dati bancari potrebbe permettere al potere di scovare chiunque tragga un sostentamento dal lavoro non autorizzato. Di fatto lavorare non è più un diritto, e gli aggiornamenti Ue in campo formativo stanno valutando l’introduzione di una sorta di “permesso di lavoro” che metta nello stesso calderone cittadini europei ed extraeuropei. Certamente a Bruxelles staranno anche valutando come controllare i ghetti o i perimetri dove si concentreranno i non aventi diritto a lavorare.
di Ruggiero Capone