mercoledì 22 luglio 2026
“È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità con un Governo solido e i numeri per governare”. Con queste parole Giorgia Meloni rivendica la bontà dell’azione dell’Esecutivo. In un’intervista al Giornale, la presidente del Consiglio sostiene che l’Italia ha beneficiato della durata del Governo “da ogni punto di vista. Sul fronte economico, del prestigio internazionale, della capacità di portare avanti riforme strutturali”. Per queste ragioni, la premier punta sul nuovo sistema di voto. “Penso sia utile per la nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno. Questo è il cuore della riforma, ed è quello che fa impazzire la sinistra, che è abituata a governare anche quando perde le elezioni, proprio grazie ai giochi di palazzo. Ma questa nazione merita di non tornare indietro. E sulle preferenze non ho cambiato idea”.
Proprio sul tema delle preferenze interviene anche il leader leghista Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, davanti alle telecamere di Skytg24, sottolinea che al vertice di Governo “ieri non abbiamo parlato di legge elettorale e di preferenze. Ci sono cose un tantinello più importanti e urgenti, come il tema dell’energia e delle bollette i giornali italiani, Repubblica in primis, eccellono in fantasia”. E poi aggiunge: “Quando ne parleremo ribadirò che per anni al Parlamento europeo e al Consiglio comunale sono stato eletto con le preferenze. Alla Lega va bene il concetto di preferenza e di premio di maggioranza. L’unico vincolo che chiediamo – spiega – è che il voto degli italiani valga e che la legge consenta a chi vince le elezioni anche con un voto in più di governare per cinque anni”. Quanto alla perdita dei consensi della Lega nei sondaggi dopo la rottura con Roberto Vannacci, Salvini dice: “Il nostro sondaggio sarà il giorno delle elezioni e mi aspetto che il centrodestra vincerà con la Lega ampiamente sopra il 10 per cento”.
Intanto, la maggioranza accelera, ma non troppo sulla riforma della legge elettorale. Ci sono ancora diversi nodi da sciogliere oltre a un complicato calendario pre-ferie con decreti da convertire. Inoltre, le opposizioni restano sul piede di guerra. Così, dopo una riunione di capigruppo di oltre un’ora chiesta proprio dal centrosinistra per avere garanzie sul fatto che verranno evitate forzature, il presidente del Senato Ignazio La Russa garantisce che “sui tempi non ci saranno accelerazioni” e “il testo non sarà licenziato prima della pausa estiva”. La data che qualcuno nella maggioranza avrebbe segnato sul calendario c’è già ed è quella del 9 settembre, quando è prevista la prima seduta d’Aula alla ripresa. In capigruppo, però, anche a fronte di una moral suasion del presidente, non è stato possibile individuare già un giorno del calendario per l’approdo in Assemblea vista la ferma contrarietà delle opposizioni. Una data nero su bianco che avrebbe potuto dare il destro anche alla commissione per fissare a scalare un termine per la presentazione degli emendamenti. Ma, ad ogni modo, non è detto che nella nuova riunione che si terrà nelle prossime ore possa essere comunque indicata una dead line per le proposte di modifiche intorno al 6 agosto, prima della pausa. Questo consentirebbe di istruire il fascicolo e di acquisire i pareri per poi procedere più rapidamente a settembre.
“La posizione di Fratelli d’Italia – sottolinea in proposito Lucio Malan – è chiara e alla Camera tutti i gruppi si sono espressi a favore” per cui “ci sono tutte le premesse per inserirle qui al Senato”. Qualora si raggiungesse un’intesa e il testo venisse modificato, probabilmente anche con il lodo sulla parità di genere nei capilista proposto da La Russa, si dovrebbe affrontare però una terza lettura alla Camera che porrebbe, comunque, una serie di incognite. Un’ipotesi, questa che viene comunque data per probabile anche con altri possibili aggiustamenti, tra i quali potrebbe rientrare anche quello della norma anti-frammentazione. Una volta che il testo sarà modificato dovrà tornare così a Montecitorio per l’esame delle parti cambiate. In Aula verrebbero poi votati gli articoli che si sono andati a toccare. Con il Governo che potrebbe, in questo caso, optare per la fiducia su ciascuno anche per blindare il testo ed evitare il voto segreto. Ma resterebbe, comunque, l’ultima votazione sul provvedimento che alla Camera è separato da quello sulla fiducia: quella sull’intero provvedimento. Una bocciatura a quel punto, che non è del tutto possibile escludere visto che il voto potrebbe essere non palese, avrebbe conseguenze tutte da definire.
di Manlio Fusani