AI Act, il conto alla rovescia è iniziato

martedì 21 luglio 2026


Gualtiero Carraro lancia l’allarme: “Molte imprese italiane usano già l’AI senza sapere quali responsabilità comporta. Servono formazione, regole interne e una strategia nazionale”.

Mancano pochi giorni a una delle scadenze più importanti per il mondo produttivo europeo. Dal 2 agosto 2026 l’Artificial Intelligence Act entra in una nuova fase di applicazione, introducendo nuovi obblighi per aziende e organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di Intelligenza artificiale.

Non è soltanto una questione di conformità normativa. La vera sfida riguarda il modo in cui le imprese stanno governando una tecnologia ormai entrata nei processi quotidiani: dalla gestione dei dati alla comunicazione, dall’automazione alla produttività, fino ai sistemi decisionali.

Il rischio, secondo Gualtiero Carraro, esperto di Intelligenza Artificiale e innovazione digitale, è che molte aziende italiane arrivino alla scadenza senza una reale consapevolezza dell’AI già presente nelle loro attività.

“Molte imprese stanno già utilizzando strumenti di Intelligenza artificiale, ma spesso lo fanno senza una strategia, senza procedure interne e senza un adeguato percorso di formazione”, spiega Carraro.

Per l’esperto il 2 agosto non deve essere visto come un semplice appuntamento burocratico, ma come un passaggio culturale: “Le aziende devono passare dall’adozione spontanea dell’AI alla sua gestione consapevole e strutturata”.

Secondo Carraro, il cambiamento più importante introdotto dall’AI Act riguarda proprio il concetto di responsabilità.

“L’Intelligenza artificiale non può più essere considerata soltanto uno strumento tecnologico. Entra nella governance aziendale e richiede consapevolezza, regole e competenze. Chi utilizza sistemi di AI deve sapere quali sono le loro potenzialità, ma anche i limiti e i rischi”.

Uno dei problemi principali, sottolinea Carraro, è che in molte organizzazioni l’introduzione dell’AI è avvenuta in modo spontaneo.

“Oggi molti dipendenti utilizzano strumenti generativi senza che l’azienda abbia una visione completa di quali applicazioni siano presenti, quali dati vengano utilizzati e quali possano essere le conseguenze. Il primo passo è quindi fare una mappatura: capire quali strumenti sono già in uso, chi li utilizza e per quali attività”.

Una fotografia interna dell’utilizzo dell’AI che, secondo Carraro, dovrebbe diventare una priorità per ogni impresa. “Non si può governare ciò che non si conosce”.

Tra gli aspetti dell’AI Act che rischiano di essere sottovalutati c’è quello della formazione. “L’AI Literacy, cioè l’alfabetizzazione sull’Intelligenza artificiale, è uno dei punti centrali della nuova normativa. Non significa trasformare tutti in sviluppatori, ma garantire che chi utilizza questi strumenti abbia competenze adeguate a farlo in modo corretto e responsabile”.

Per Carraro questa è una sfida particolarmente importante per l’Italia, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da piccole e medie imprese.

“Molte aziende hanno una grande capacità imprenditoriale, ma spesso non dispongono di strutture interne dedicate all’innovazione digitale. Per questo non basta introdurre obblighi: serve accompagnare le imprese con formazione, strumenti e competenze”.

Per trasformare l’AI Act in un’opportunità, Carraro propone un approccio più ampio. La prima priorità è “un vero Piano nazionale di alfabetizzazione sull’Intelligenza artificiale”, capace di coinvolgere imprenditori, manager, professionisti e lavoratori.

Accanto alla formazione, secondo Carraro servono strumenti concreti per le Pmi: “Le piccole imprese devono essere messe nelle condizioni di adottare l’AI attraverso incentivi, consulenza e percorsi guidati”.

Un altro elemento fondamentale riguarda la semplificazione.

“Le aziende hanno bisogno di linee guida operative chiare. La normativa deve tradursi in indicazioni pratiche: come scegliere gli strumenti, come gestire i dati, come organizzare i processi interni”.

Carraro richiama anche la necessità di creare reti territoriali che mettano in relazione imprese, università, centri di ricerca e competenze tecnologiche.

“L’Europa ha scelto di regolamentare l’AI. Ora l’Italia deve dimostrare di saperla adottare, sviluppare e trasformare in competitività”.

A pochi giorni dalla scadenza, il messaggio di Carraro è chiaro: non aspettare.

Le imprese dovrebbero verificare quali strumenti di AI sono già utilizzati, definire regole interne per il loro impiego, formare dipendenti e dirigenti, valutare rischi e responsabilità e costruire una governance aziendale dell’Intelligenza artificiale.

“Il problema non sarà arrivare al 2 agosto”, conclude Carraro. “Il problema sarà arrivarci senza sapere quanta Intelligenza artificiale è già presente nelle nostre aziende e senza avere gli strumenti per governarla”.

L’AI Act apre quindi una nuova fase. Per le imprese italiane la sfida non sarà soltanto rispettare una norma europea, ma decidere se subire la trasformazione oppure guidarla.

Il conto alla rovescia è iniziato.


di Claudia Conte