Ucronìa Shakespeariana, il flop di mezz’estate della sinistra

martedì 14 luglio 2026


La sinistra riunita in piazza a Napoli si è esibita nella prima uscita pubblica di coalizione e ha formalmente dato il via alla campagna elettorale per le politiche del 2027. Il messaggio che i promessi sposi Elly Schlein, Giuseppe Conte, Bonelli e Fratoianni hanno urlato dal palco di Piazza del Gesù è inequivocabile: “Mai più divisi”. Ma a vedere ciò che è successo, sorge il dubbio che mancasse la seconda parte della frase: “Mai più divisi di così”.

Da sotto il palco è arrivata la risposta immediata: “Buffoni, Vergogna”, la furibonda contestazione di semplici cittadini prima e di un manipolo di scalmanati di “Potere al popolo” poi, che hanno iniziato a spintonare, strappare bandiere e hanno impedito la prosecuzione degli interventi. Oltre all’interruzione di mezz’ora è stato necessario l’intervento della Polizia in tenuta antisommossa per evitare che salissero sul palco. Insomma, benché Bonelli li definisca fascisti vannacciani, quelli erano evidentemente i soliti illiberali comunisti che senza l’idea di un nemico da sconfiggere, non prenderebbero un voto.

“Proletari di tutto il mondo, unitevi” era la fuffa di quel ciarlatano di Marx. In realtà la litigiosità insita nella cultura di sinistra, quell’impulso irrefrenabile alla scissione, al farsi fuori a vicenda è talmente nota ed evidente che la festa dell’Unità appare quasi una parodia.

C’è da augurare buona fortuna al ribattezzato “campo stretto”, gliene servirà tanta. Una manifestazione stanca, uscita male, senza uno straccio di idea. L’evento che doveva rappresentare il primo passo di rincorsa elettorale in vista delle politiche 2027 è stato un’ucronia Shakespeariana in piena regola, il sogno di una notte che si trasforma in un pesante flop di mezz’estate organizzativo e politico, una piazza che doveva unirli e che invece li ha lacerati.

Innanzitutto, la questione del tempismo, un anticipo talmente ampio che ˗ se messo a sistema con la fantozziana “rissa” casalinga ˗ l’unica cosa che lascia presagire è la durata delle comiche che ci aspettano nei prossimi mesi (e una sorta di amor proprio dell’umore ci lascia accogliere di buon grado il fatto che i giochi dureranno così a lungo).

I volti: i capi della sinistra sono 4 e non hanno la minima idea di come scegliere il leader (primarie di coalizione o comanda chi prende più voti?).

Diatriba Renzi: lo buttiamo dentro oppure continuiamo a farci i selfie a tavola escludendolo dall’accozzaglia?

E poi il tema più importante di tutti, il programma elettorale: lo facciamo prima della campagna, lo facciamo durante la campagna, lo facciamo dopo le elezioni o semplicemente ci mettiamo insieme senza programma per provare con 7 partiti a raggiungere la stessa percentuale del centrodestra?

Ad oggi nessuna proposta minimamente interessante per il Paese se non una cantilena nauseante che, per slogan, racconta di patrimoniale, di tasse, di conflitto sociale da alimentare attraverso la demagogia.

Per tutte queste domande, non tarderanno risposte. E già sappiamo che saranno esilaranti, come solo la sinistra sa fare.


di Francesco Catera