Dibbacci

venerdì 10 luglio 2026


La politica italiana è nuovamente in fregola. Nulla è più incredibile di ciò che vi accade alla vigilia dell’estate e delle elezioni, specialmente se in concomitanza dell’una con le altre. Il generale (i servitori dello Stato hanno diritto alla qualifica di servizio anche in quiescenza, figuriamoci nella riserva) onorevole Vannacci, plebiscitato dal voto per il Parlamento europeo, ha interrotto il tran tran dei partiti, quasi bloccati sulla questione del pareggio elettorale, possibile o probabile, e della legge per scongiurarlo. Il parà Vannacci andrà da solo al voto e dove? Farà la differenza tra vittoria e sconfitta della Destra? L’unica cosa sicura è questa, che ha dichiarato lui stesso, ad alta voce: “Futuro nazionale incarna la Destra Vera”. Sottintendendo, forse, che la Destra al governo è immaginaria, ingannevole, finta, contraffatta. Insomma, siamo già alla disputa sulla purezza, disputa che affligge sempre il movimentismo pararivoluzionario o più banalmente parainnovatore. Parlando in generale, il vannaccismo è una variante del prototipo politico del ribellismo, che gli antichi greci e romani definivano con identiche espressioni, come ricorda il nostro Hume: “neoterizein” e “novas res moliri”, che significano entrambe “escogitare novità”.

Se Vannacci è un vespone in grado di pungere la Destra, ha preso a volare un moscerino che finora sembra soltanto infastidire la Sinistra. Trattasi del noto escogitatore di novità e fumoso agitatore Alessandro Di Battista, annidato dentro “La7” e conosciuto con il familiare “Dibba”, già deputato grillino, variamente impegnato sul fronte del suo movimento politico “Schierarsi”. Nel campo largo ma non definito della Sinistra qualcuno già sospetta che il Dibba stia preconizzando un altro futuro nazionale, non con il Tricolore ma con l’Arcobaleno, che designa mille e più cose della Sinistra tradizionalmente definita. Orbene, com’è noto, il nome nazismo è semplicemente la contrazione di nazionalismo e socialismo. Ed è pure noto, almeno a quelli che masticano un pochino di storia, che lo statalismo dirigistico di Hitler non fu dissimile da certo statalismo socialistico coevo e no. Questo per dire che, a furia di escogitare novità, non solo le novità finiscono per esaurirsi ma pure per somigliarsi fino a coincidere. Per dirla grossa ma vera, Stalin e Hitler, prima alleati e poi nemici mortali, nondimeno ciascuno nutriva una certa ammirazione per l’efficacia di taluni “metodi di governo” dell’altro.

Venendo a noi, al cortile di casa, il “Futuro nazionale” di Vannacci e l’ombra dello “Schierarsi” di Dibba hanno bensì amplificato al massimo le possibilità di scelta degli elettori, ma hanno pure chiuso il cerchio delle ipotesi di maggioranze e di governo. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Anche se negano di volersi prendere, perché convinti di essere agli antipodi, Dibba e Vannacci incarnano l’eterno ritorno della prospettazione di aspettative insoddisfatte come alibi per ambire al potere. Che sia “Dibbacci”, una crasi di Dibba e Vannacci, il vero futuro nazionale?


di Pietro Di Muccio de Quattro