Taccuino liberale. Siamo lupi o pecore

venerdì 3 luglio 2026


Di solito l’arrivo dell’estate ci propone il tormentone musicale che la caratterizzerà per sempre, ma sia nel 2025, sia nel 2026, sembra non rinnovarsi questo ritmo di massa, e lo spazio lasciato vuoto è preso d’assalto da altri tormentoni. La politica, in questo scorcio estivo sembra aver colto la palla al balzo e approfittato per lanciare i propri tormentoni, anche se non lasceranno tracce piacevoli nella storia de Paese. Se questa settimana la legge elettorale è arrivata prepotentemente sulla scena politica e pubblica, nelle settimane scorse l’argomento top era la patrimoniale, e ancora oggi forze politiche come Alleanza verdi e sinistra per il tramite di Nicola Fratoianni continuano a invocarla come panacea di tutti i mali.

Se per un liberale l’aumento della tassazione è cosa per niente buona e giusta, in questo caso la proposta è ancora più grave e illiberale perché nasce da una idea proveniente da Più Uno, la formazione politica che fa riferimento all’ex numero 1 di Agenzia delle Entrate. Spieghiamo quindi perché proposte come questa, che colpiscono piccolissimi gruppi di contribuenti siano la perfetta dimostrazione della deriva illiberale e liberticida in corso in questo Paese. L’Ade, forse come nessun altro meglio, conosce ogni elemento costituente il patrimonio finanziario e fiscale di ogni contribuente. Sin dalla nascita siamo censiti per il tramite del codice fiscale, e non c’è modo per sottrarsi a tale catalogazione. Quindi non è complesso ragionare per “classidi contribuenti, magari distinti per livello di reddito. Fin quando ciò viene svolto per “il bene del Paese” (chissà quale) tutto ok (o quasi) ma quando lo studio consente la conoscenza approfondita dei “target di riferimento” e di formulare anche altre ipotesi, ultronee ai fini istituzionali per i quali sono stati studiati, allora il cortocircuito istituzionale e politico esplode in tutta la sua interezza.

Perché se si apprendono dei dati e poi si pongono al servizio di altro, la libertà di chi è oggetto di quello studio ne esce molto ammaccata, se non distrutta. Prendiamo questi principi e applichiamoli all’ipotesi della patrimoniale. Conoscendo il livello di reddito di ogni singolo contribuente è possibile fissare un limite di ricchezza o di reddito annuale che determina un campione di soggetti magari politicamente irrilevante ma finanziariamente importate e gli si costruisce addosso una norma fiscale che non offre loro nessun rispetto della libertà individuale in ambito fiscale. Sarebbe infatti possibile chiedersi o chiedere all’Intelligenza artificiale quale sia un livello di reddito che riguardi uno sparuto numero di contribuenti irrilevanti e ininfluenti come elettori.

Per esempio si potrebbe arrivare a sostenere che si possa, o voglia creare un’imposta per il solo 1 per cento dei contribuenti più ricchi, pari soltanto a 50mila contribuenti/elettori, a beneficio del restante 99 per cento dei contribuenti/elettori, trasformare questa ipotesi in una legge che verrà approvata con un processo democratico e illuderci che il risultato di imposizione patrimoniale sia sempre e solo cosa buona e giusta, anche quando ciò deriva da un processo a tavolino, sulla base di dati che normalmente, il mondo politico potrebbe non avere, ma è riuscito ad acquisire senza nemmeno doversi impegnare molto o doversi giustificare politicamente. Quanto descritto è molto simile ad un consesso di 100 animali, costituito a “tavolino” da 99 lupi e una pecora, in cui 99 votano a favore del sacrificio di un animale da mangiare a cena, dopo aver riunito un pubblico processo legislativo e democratico ed aver deliberato ad amplissima maggioranza. Con tanti saluti per la libertà individuale, e buona pace dei processi decisionali democraticamente svolti.

La prossima volta che sentirete parlare di questa proposta, immaginate i lupi e la pecora, cercate un jukebox e mettete una canzone, meglio tornare al tormentone musicale e impegnarsi a soffocare il tormentone politico sulla patrimoniale, perché un domani la pecora potremmo essere noi.


di Elvira Cerritelli