Il “volto umano” della Repubblica

giovedì 2 luglio 2026


Ottant’anni di Costituente: l’aula della Camera si stringe intorno a Mattarella. Il capo dello Stato respinge i revisionismi: “La carta non fu un baratto, appartiene a tutti”

Un applauso lunghissimo, di quelli che rompono il protocollo e scaldano l’atmosfera compassata di Montecitorio. Poi le note dell’Inno di Mameli, cantato in piedi da un’aula gremita anche di giovani. È iniziata così la seduta solenne per gli ottant’anni della prima seduta dell’Assemblea costituente, un appuntamento con la memoria che ha visto sfilare alla Camera le massime cariche dello Stato: dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni, fino ai presidenti di Camera, Senato e Corte costituzionale.

Il cuore dell'intervento di Mattarella è un fermo “no” a chi, negli anni, ha tentato di sminuire il valore fondativo del 1946. Il capo dello Stato ha affrontato a viso aperto le letture critiche che liquidavano il lavoro dei 535 uomini e delle 21 donne della Costituente come un “compromesso deteriori”, un mero mercanteggio tra Democrazia cristiana, Partito socialista e Partito comunista. “Nulla di più falso”, ha scandito il presidente. “In quel dialogo si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti”. Nessun baratto, dunque, ma una “rivoluzione pacifica” nata dalle macerie della guerra e del fascismo, capace di far coincidere per la prima volta – grazie al suffragio davvero universale – il Paese legale con il Paese reale.

Mattarella non ha usato giri di parole per descrivere quel delicato passaggio storico, ricordando “l’inettitudine manifestata dalla monarchia” e il valore di una classe dirigente non compromessa con il regime fascista, che seppe traghettare l’Italia verso la democrazia. Il percorso verso il referendum del 2 giugno non fu agevole, e il prezzo pagato per dettare le nuove regole della convivenza civile è stato altissimo. Il discorso è diventato un omaggio corale a chi quel prezzo lo ha pagato con la vita: i partigiani, i seicentomila militari internati in Germania che dissero no ai nazisti, le popolazioni civili e gli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio o schierati nella Brigata ebraica. Un passaggio vibrante, sottolineato dagli scroscianti applausi della Camera, è stato il richiamo al discorso di Carlo Sforza del 1945, che evocò i martiri assassinati dal fascismo: Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci, i fratelli Carlo e Nello Rosselli.

Citando i padri della patria, da Alcide De Gasperi (“concordia e unità”) a Giuseppe Saragat – che esortò i costituenti a fare in modo che il volto della Repubblica fosse un “volto umano” – Mattarella ha ricordato che la Carta è il patrimonio vivo di un popolo libero. Un concetto rireso in apertura anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha definito l’anniversario un momento chiave dell’identità nazionale: “Ottanta anni fa la sovranità tornò pienamente nelle mani del popolo italiano. Si compì una scelta di rinascita, in cui anche le donne scrissero da protagoniste una pagina indelebile”.


di Karim Tabti