giovedì 2 luglio 2026
La penisola balcanica si conferma un crocevia fondamentale per la stabilità e la crescita dell’intera area euro-mediterranea. In questo contesto, le relazioni bilaterali tra Italia e Macedonia del Nord attraversano una fase di profonda centralità strategica, sostenute dalla ferma e storica posizione di Roma a favore dell’integrazione di Skopje nella comune casa europea. Il dialogo non si limita alla diplomazia e al consolidamento dei flussi commerciali, ma si estende alle opportunità concrete generate dagli strumenti finanziari europei. Per comprendere lo stato dell’arte e le prospettive di questa sinergia, abbiamo rivolto alcune domande a Paolo Palminteri, Ambasciatore d’Italia nella Repubblica di Macedonia del Nord, focalizzando l’attenzione sul ruolo che il mondo delle imprese, i professionisti del mercato e associazioni di categoria come Assoeuro − l’associazione dei progettisti europei italiani − possono giocare nel favorire lo sviluppo di progettualità transnazionali e reti di partenariato.
Eccellenza, sin dall’inizio del Suo mandato a Skopje ha confermato l’impegno italiano nel sostenere l’integrazione della Macedonia del Nord nell’Unione europea. Alla luce del contesto geopolitico attuale, quali sono i settori trainanti dell’interscambio economico e commerciale tra i nostri Paesi e in che modo l’avanzamento del percorso di adesione all’Ue può fungere da catalizzatore per nuove opportunità di investimento per il sistema produttivo italiano?
Effettivamente il governo italiano ha investito molto sulla Macedonia del Nord e sull’integrazione dell’intera regione. Guardando allo scenario geopolitico internazionale, e in particolare ai rischi derivanti dall’aggressione russa che avrebbero potuto aprire quello che un tempo si temeva potesse diventare un “secondo fronte” nei Balcani, l’esecutivo italiano ha posto l’integrazione dei sei Paesi balcanici nel sistema europeo come una priorità assoluta. L’Italia persegue con profonda convinzione l’obiettivo dell’allargamento; la Presidenza del Consiglio e la stessa Premier parlano esplicitamente di “riunificazione europea”, un concetto in cui i macedoni si riconoscono pienamente, sentendosi parte integrante dell’Europa. Il Ministro degli Esteri Tajani ha visitato il Paese subito dopo l’insediamento del nuovo governo di centrodestra nel 2024, confermando l’adesione all’Ue tra le massime priorità. Attualmente il governo italiano sta lavorando per processi nazionali che conducano alla piena integrazione.
Dal punto di vista economico, l’ambizioso obiettivo dell’esecutivo è quello di raggiungere i 700 miliardi di scambi complessivi entro la fine dell’attuale legislatura, incrementando l’export e rafforzando l’integrazione economica. A inizio luglio dello scorso anno abbiamo promosso qui a Skopje un Business Forum che ha riscosso un grandissimo interesse, registrando la partecipazione di circa quaranta imprese italiane e di numerose realtà macedoni. A questo evento hanno fatto seguito diverse iniziative tematiche incentrate su settori specifici, con incontri dedicati ai beni strumentali, alla produzione vitivinicola e alla cybersecurity. Oggi molte imprese produttive locali utilizzano macchinari italiani, riconosciuti per l’alta qualità e l’affidabilità tecnica.
Anche i beni di consumo e i prodotti alimentari italiani sono ben posizionati nella grande distribuzione locale, dall’abbigliamento all’agroalimentare. Sebbene il numero di aziende italiane nel Paese non sia elevatissimo – a causa delle dimensioni ridotte del mercato locale e della limitata presenza di investimenti nel comparto bancario e assicurativo – contiamo oltre settanta realtà italiane attive sul territorio in settori diversificati, dai gas tecnici alle calzature, dai tubi idraulici ai trasformatori elettrici, fino al confezionamento e ai componenti per caldaie. Molte di queste imprese sono associate e rappresentate da Confindustria Macedonia del Nord.
Dagli incontri settoriali sono emersi come prioritari i comparti dei trasporti e dell’energia. La Macedonia del Nord è priva di materie prime, ma gode di una posizione geografica estremamente strategica, cerniera tra il Mar Nero e la Puglia, e tra il Mar Egeo e l’Europa centrale, offrendo così straordinarie opportunità sotto il profilo logistico. Sono attualmente in corso i lavori per completare la tratta ferroviaria con la Bulgaria, un’infrastruttura che potrebbe innescare nuove e importanti opportunità anche per l’Italia. I corridoi autostradali e ferroviari meritano di essere potenziati, senza dimenticare che i sistemi tecnologici legati al controllo del traffico e alla sicurezza stradale e ferroviaria sono settori ad altissima attenzione da parte delle nostre imprese. Infine, il comparto energetico si profila di grande interesse grazie ai progetti per l’interconnessione del gas dal porto di Salonicco, un’opera che aprirà nuove prospettive energetiche e di sviluppo per l’intera filiera.
Il processo di allineamento agli standard europei e i relativi fondi di preadesione (come lo strumento Ipa) richiedono competenze tecniche elevate e una forte capacità di pianificazione. Come valuta lo stato dell’arte dell’utilizzo delle risorse comunitarie in Macedonia del Nord e quali sono i canali principali attraverso cui l’esperienza e il know-how dei professionisti italiani della progettazione possono supportare la modernizzazione del Paese e la nascita di sinergie pubblico-private?
La Macedonia del Nord è un Paese candidato all’adesione ormai da molti anni e sta cercando di sfruttare appieno tutte le opportunità offerte dal Piano di crescita per i Balcani Occidentali della Commissione europea, che stanzia per questo Paese circa 700 milioni di euro in due anni per sostenere l’agenda delle riforme strutturali.
Il governo della Macedonia del Nord si sta impegnando con determinazione nella realizzazione di una serie di riforme concordate con la Commissione Europea, volte ad avvicinare i parametri locali agli standard di integrazione dell’Unione. Parliamo di finanziamenti cruciali, utilizzabili sia per stimolare la crescita economica del Paese, sia per ripensare e modernizzare le politiche pubbliche nazionali. Si tratta di un eccellente incentivo per l’attuazione di riforme strategiche che spaziano dallo stato di diritto alle riforme del Ministero dell’Interno, dai trasporti all’ambito giudiziario e alla pubblica amministrazione.
Il prossimo passo decisivo sarà proprio il consolidamento di questi indicatori in vista dell’adesione. In questo scenario, l’esperienza italiana può fare la differenza: il merito e la sostanza di queste riforme possono innescare innumerevoli opportunità per la progettazione comunitaria. Attraverso i fondi Ipa, l’Italia partecipa già attivamente a diversi gemellaggi amministrativi (twinning), guidando progetti di rilievo nei settori dell’agricoltura e della Pa. Inoltre, i fondi dedicati all’agricoltura e allo sviluppo locale hanno visto il coinvolgimento diretto di esperti italiani in varie fasi della filiera agroalimentare, dal confezionamento alle tecnologie avanzate per la produzione e lo stoccaggio dei prodotti.
Realtà come Assoeuro stanno promuovendo una forte campagna informativa incentrata proprio sulle potenzialità strategiche dei Balcani Occidentali. Dal Suo osservatorio diplomatico, quali indicazioni si sente di dare ai progettisti europei e alle imprese italiane che intendono guardare alla Macedonia del Nord per costruire reti e partenariati transnazionali di successo, anche in un’ottica di cooperazione territoriale e trasferimento di competenze?
Bisogna riconoscere che la pubblica amministrazione macedone sconta ancora una certa difficoltà sul piano della progettazione. Questo limite emerge chiaramente nella gestione di alcuni fondi strutturali in scadenza finanziaria, che sono stati utilizzati solo parzialmente proprio a causa della carenza di capacità progettuale e gestionale delle istituzioni locali. Per i progettisti europei ed europrogettisti questo rappresenta uno spazio d’azione importantissimo, poiché vi è una reale e urgente necessità di tali professionalità sul campo.
Come “Sistema Italia” continuiamo a promuovere attivamente i settori locali a più alto potenziale di sviluppo. Abbiamo in cantiere iniziative legate al florovivaismo e, per il prossimo anno, intendiamo concentrarci fortemente sui comparti del design e dell’arredamento. Restano ovviamente centrali il settore energetico e quello delle rinnovabili, fondamentali per ripensare l’intero sistema delle infrastrutture nazionali. La cooperazione e gli investimenti con i partner economici macedoni si confermano estremamente competitivi.
Il processo di integrazione graduale all’Ue, con il progressivo abbattimento delle barriere tariffarie e l’eliminazione dei dazi, sta rendendo la collaborazione con le imprese italiane ancora più vantaggiosa, complice anche la presenza di zone franche (free tax areas) particolarmente attrattive sul territorio.
di Domenico Letizia