Legge elettorale, i nodi: preferenze, fuori sede e raccolta firme

martedì 30 giugno 2026


La maggioranza discute degli ultimi scogli prima del voto in Aula previsto tra il 7 e il 9 luglio. Solo allora, il centrodestra e il centrosinistra si confronteranno duramente sulla nuova legge elettorale. Intanto, niente emendamenti, almeno per ora, sulle preferenze. Il centrodestra, alla prima scadenza utile per la presentazione delle proposte di modifica in Aula sulla riforma, deposita solo tre limature tecniche al testo. Che a questo primo passaggio non sarebbero state presentate proposte di modifica politiche da parte della maggioranza era comunque nell’aria, tanto più che, con l’Aula impegnata domani su altro e la discussione sugli emendamenti dal 7 luglio, veniva dato per scontato un rinvio del termine come previsto da regolamento. C’è dunque un po’ più di tempo per provare a cercare un’intesa sulla quale i tecnici continuano a lavorare per fare il punto in una riunione che si terrà tra stasera e domani. Al momento il modello che resta sul piatto è quello della Toscana con capolista bloccato e preferenze da segnare con una crocetta accanto al nome già indicato sulla scheda. Una soluzione che, di fatto, soprattutto in caso di vittoria del premio, fa eleggere anche con la preferenza quasi esclusivamente i partiti grandi. Restano, però, i dubbi degli alleati.

“Le soluzioni a metà non hanno tanto senso”, sottolinea un esponente leghista. Ma si continua a lavorare su una possibile soluzione che, non è escluso, alla fine venga demandata ai leader. Tanto più che Giorgia Meloni ha ribadito ancora una volta anche oggi la sua volontà di mandare in porto la riforma. Anche Noi moderati, che ha da tempo preannunciato un proprio emendamento sulle preferenze, per ora aspetta e sottoscrive solo quelli di maggioranza firmati da Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia), Simona Bordonali (Lega), Paolo Emilio Russo (Forza Italia) e Franco Tirelli (Noi moderati). Tre le limature: una di pura scrittura; una che specifica che nel caso in cui una lista o una coalizione non si sia presentata in tutti i collegi plurinominali di una circoscrizione (l’obbligo è a correre in almeno due terzi) sulla scheda non è presente la lista circoscrizionale corrispondente e una che prevede che se vengono esauriti i nominativi previsti dal premio è possibile fare ricorso ai candidati al plurinominale delle liste collegate. Hanno stressato i tempi in commissione e “al dunque, rimandano i nodi politici”, vanno all’attacco le opposizioni che depositano nel complesso qualche centinaio di emendamenti che andranno poi ridotti con la formula dei segnalati. Dal fronte opposto, arrivano bordate. “Sono divisi e il rinvio degli emendamenti politici alla legge elettorale ne è l’ennesima conferma”, dice la dem Simona Bonafé. “Non riescono ancora a trovare una quadra”, commenta da Alleanza verdi e sinistra Filiberto Zaratti. Le opposizioni ripresentano le proposte di modifica unitarie depositate in commissione: dal voto dei fuori sede ai soppressivi ai collegi uninominali. E il Pd formalizza la proposta che di fatto impedisce simboli tipo “Lega per Salvini premier” o “Forza Italia-Berlusconi presidente” vista l’indicazione prevista del nominativo da indicare al capo dello Stato previsto nella legge Bignami. Il simbolo del partito, si specifica nel testo, “non può in ogni caso recare scritte come “Premier” o “Presidente” associate a un nome diverso da quello indicato come candidato alla presidenza del Consiglio”. Formalizzato anche un pacchetto di emendamenti da parte di Futuro nazionale compreso quello sulle preferenze sul modello delle Europee.   


di Manlio Fusani