venerdì 12 giugno 2026
C’è un confine preciso che separa la dialettica politica, anche la più accesa e aspra, dall’insulto viscerale, viscido e degradante. Un confine che non riguarda le ideologie, le tessere di partito o il posizionamento sui banchi di Montecitorio, ma il rispetto fondamentale dovuto agli esseri umani. Quando questo confine viene calpestato dentro l’aula della Camera, il danno non colpisce solo la singola figura istituzionale, ma ferisce mortalmente la dignità della repubblica e l'idea stessa di dibattito civile.
Il deputato del Movimento 5 Stelle, Francesco Silvestri, capogruppo in commissione esteri, parlando nell’Aula della Camera durante la discussione sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, ha pronunciato parole che pesano come macigni: “Lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”.
Inutile nascondersi dietro la fragile e posticcia difesa della “metafora politica” o della sottomissione geopolitica.
Dire a una donna, che riveste la massima carica dell’esecutivo, che ha “indossato delle ginocchiere per stare più comoda” porta con sé un carico di allusioni sessiste viscerali, un’immagine umiliante che non sarebbe mai stata evocata, con questa precisa e ripugnante sfumatura, per un uomo nella stessa identica posizione.
È il riflesso condizionato di una cultura patriarcale mai morta: quando non si sa come colpire politicamente una donna che ha potere, si scivola immediatamente sotto la cintura, tentando di riportarla a una dimensione di sottomissione fisica e sessuale.
Qui la politica non c’entra più nulla. Questo non è un attacco alla linea del Governo sulle spese di difesa o sul posizionamento internazionale. Questo è il termometro di un’omofobia strisciante e di una misoginia tossica che non tollera le donne nelle stanze dei bottoni.
È la pretesa, ancora drammaticamente radicata in troppi uomini, che puntare il dito contro una donna ˗ seppur Presidente del Consiglio ˗ sia lecito fino all’offesa personale, fino alla degradazione pubblica.
La replica di Giorgia Meloni è stata netta, ricordando di essere arrivata dove è arrivata “senza mai indossare delle ginocchiere, senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie”, evidenziando proprio come quel tipo di linguaggio nasconda l’incapacità di accettare il merito e l’autonomia di una donna al vertice.
La riflessione da fare è urgente e non ammette sconti o giustificazioni di scuderia. Non si può fare scudo all’indegnità verbale con l’appartenenza politica. Se tolleriamo che il linguaggio delle istituzioni si riduca a questo fango, se accettiamo che il corpo e la dignità di una donna diventino l’arma impropria per colpire l’avversario politico, abbiamo già perso tutti. Il rispetto per gli esseri umani viene prima di qualsiasi mozione, di qualsiasi voto e di qualsiasi poltrona. Ed è tempo che chi siede in Parlamento si ricordi di essere lì per onorare la nazione, non per svenderne la dignità con insulti da trivio.
di Alessandro Cucciolla