giovedì 11 giugno 2026
Giorgia Meloni respinge con forza l’ipotesi della patrimoniale. La presidente del Consiglio vuole continuare dritta per la sua strada e ridurre le tasse sul ceto medio. Meloni ha così sintetizzato la visione dell’Esecutivo, respingendo l’ipotesi avanzata (e poi subito rimangiata) da Elly Schlein e rilanciando invece sul taglio dell’Irpef: “Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”, ha scandito Giorgia Meloni all’assemblea di Confcommercio, la prima dopo 10 anni a vedere la partecipazione del premier. Nel suo intervento, la presidente del Consiglio è tornata inoltre su uno dei temi più volte affrontati negli ultimi mesi: il contrasto alle attività commerciali che aprono e chiudono in tempi molto brevi, sfuggendo agli obblighi fiscali. Meloni ha definito “il fenomeno odioso” delle attività apri e chiudi, ovvero “quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse”. Questa non è la “repubblica delle banane, qui si rispettano le regole”. Sul versante fiscale, il traguardo indicato dal governo resta quello di ampliare la platea dei contribuenti interessati dalla riduzione dell’Irpef. L’obiettivo, sostenuto in più occasioni anche dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, è abbassare dal 35 per cento al 33 per cento l’aliquota applicata ai redditi fino a 60mila euro. Dopo gli interventi già introdotti per i contribuenti con redditi fino a 50mila euro, un ulteriore taglio potrebbe trovare spazio nella prossima legge di bilancio, compatibilmente con le risorse disponibili. Una richiesta in questa direzione è arrivata anche dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che considera la riduzione dell’aliquota fiscale “un giusto riconoscimento al ceto medio”.
Nel frattempo, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha dedicato ampio spazio alla riforma fiscale nel Rapporto sulla politica di bilancio. Pur analizzando positivamente alcuni effetti complessivi degli interventi adottati, l’organismo indipendente evidenzia anche alcuni elementi critici. Secondo la presidente Lilia Cavallari, l’aumento della progressività dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, combinato con l’estensione della flat tax, avrebbe infatti “accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito e allontanato l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale previsto dalla delega per la riforma fiscale”. L’analisi dell’Upb richiama inoltre sui livelli contenuti di fedeltà fiscale italiani rispetto alla media europea e nel quale “permangono livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo”. Accanto alle osservazioni critiche, l’Ufficio parlamentare di bilancio riconosce tuttavia i progressi compiuti sul fronte della finanza pubblica. In particolare, vengono evidenziati i miglioramenti registrati nei giudizi delle agenzie di rating, attribuiti a una gestione prudente dei conti pubblici da parte dell’Esecutivo.
Proprio la riduzione del debito pubblico continua a rappresentare uno degli obiettivi prioritari della politica economica. In questo quadro, restano sotto osservazione sia l’evoluzione dei prezzi dell’energia sia il programma di privatizzazioni inserito nel Documento di finanza pubblica, valutato complessivamente allo 0,8 per cento del Pil e considerato determinante per il calo del rapporto debito-Pil previsto nel 2027. Il Ministero dell’Economia sta seguendo con attenzione entrambe le variabili. Il direttore generale del Tesoro, Riccardo Barbieri Hermitte, ha sottolineato che la diminuzione del debito “è deve restare la stella polare” dell’azione di bilancio. Quanto alla possibile attivazione della clausola europea sull’energia, attualmente allo studio del governo e legata anche a un’eventuale revisione degli obiettivi di deficit, la misura non dovrebbe essere definita prima della fine di settembre. Secondo Barbieri Hermitte, consentirebbe “sia di rispondere alla crisi energetica in corso sia di non pregiudicare la riduzione del rapporto debito-Pil”.
di Zaccaria Trevi