Giulio Terzi e la sfida geopolitica per una Cuba democratica

venerdì 5 giugno 2026


La crisi strutturale e umanitaria che attanaglia Cuba è oggetto di attenzione fuori dai confini caraibici per posizionarsi al centro dell’agenda politica europea ed internazionale, configurandosi non più solo come una questione di politica interna, ma come un delicato snodo geopolitico globale. A Palazzo Madama, l’incontro ufficiale tra il senatore e ambasciatore Giulio Terzi, presidente della Commissione Politiche europee, e una delegazione di spicco del dissenso cubano, composta da figure di rilievo del movimento “Cuba Decide” e di “Democrazia e Libertà” come Rosa María Payá Acevedo, Yaxys Dallan Cires, Alejandro Sebastian Cajas Gonzalez, Lourdes Maria Argueta Vides e Colette Rodriguez Marcano, ha formalizzato la presentazione del cosiddetto “Accordo di Liberazione”. Questo documento si propone come una piattaforma unitaria e un manifesto politico per guidare la transizione democratica sull’isola, raccogliendo l’adesione della maggioranza delle organizzazioni civiche, delle forze politiche e dei movimenti associativi attivi sia all’interno di Cuba sia nella vasta rete della diaspora globale, tra Stati Uniti ed Europa.

Il quadro descritto dai rappresentanti della società civile cubana delinea una vera e propria catastrofe umanitaria che si protrae drammaticamente, caratterizzata da blackout energetici costanti che paralizzano le attività quotidiane, una cronica e gravissima carenza di generi alimentari di prima necessità, acqua potabile e medicinali salvavita. Questa insostenibile quotidianità ha innescato massicce e inedite ondate di protesta spontanea da parte della popolazione la quale, sfidando un apparato repressivo sistemico, invoca la fine del monopolio del potere della famiglia Castro, l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e l’indizione di libere elezioni democratiche. Un indicatore macroscopico e inequivocabile della gravità della situazione è rappresentato dal collasso demografico dell’isola, la cui popolazione è diminuita di circa tre milioni di persone in pochi anni, alimentando un esodo migratorio senza precedenti storici.

In questo contesto di profonda vulnerabilità del regime, i promotori dell’Accordo di Liberazione individuano una precisa finestra di opportunità politica, evidenziando come la pressione internazionale, e in particolare un ruolo proattivo delle istituzioni europee, possa risultare determinante per percorrere l’ultimo miglio verso il superamento di una dittatura di stampo marxista-leninista che dura da quasi settanta anni. Il dossier acquisisce un’ulteriore rilevanza strategica alla luce del posizionamento internazionale dell’Avana, fortemente integrata nelle dinamiche del conflitto nell’Europa orientale; Cuba risulta infatti il primo Paese per numero di cittadini stranieri arruolati nelle file dell’esercito russo e inviati a combattere sul fronte in Ucraina. Questo legame militare si riflette direttamente sul piano informativo e della sicurezza cibernetica europea, dove canali televisivi e piattaforme come Cubavisión International operano all’interno delle capitali continentali rilanciando in lingua spagnola e non solo i contenuti e la propaganda di emittenti statali russe come Russia Today. Si tratta di una sofisticata architettura di disinformazione e guerra psicologica che vede la convergenza di altri network transnazionali come la venezuelana Telesur, con sede a Caracas, e l’iraniana HispanTV. Di conseguenza, l’Accordo di Liberazione non si configura meramente come un appello alla solidarietà internazionale, bensì come uno strumento operativo di iniziativa geopolitica volto a spezzare l’asse autocratico transatlantico, mobilitando la comunità degli esuli e le cancellerie occidentali in una strategia coordinata di transizione istituzionale fondata sullo Stato di diritto e sul rispetto incondizionato dei diritti umani fondamentali.


di Domenico Letizia