2 giugno 2026: difendere ancora la nostra libertà

mercoledì 3 giugno 2026


Il 2 giugno del 1882 lasciò questa Patria terrena, da Caprera, il generale Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi. Mio nonno Sante, che compì sedici anni nel 1860 in Sicilia, con in dosso la camicia rossa, partecipò più volte ai pellegrinaggi organizzati, nella ricorrenza di quel giorno, in quell’isola sarda e sacra, per ricordare il condottiero che informò di sé tutta la sua vita spirituale. Nel 1860 compiva gli studi superiori in Venezia, nell’allora Imperial regio collegio Fra Paolo Sarpi. Seppe dell’impresa in quanto, come molti giovani, in contatto con la Società nazionale italiana, fondata da Daniele Manin, l’autore principale della risorgimentale Repubblica di San Marco, col siciliano Giuseppe La Farina, nel 1857. La società tanta parte ebbe nel preparare l’impresa, con il motto: “Italia e Vittorio Emanuele”. La Società nazionale, infatti, era sorta per incanalare il Risorgimento sotto la guida della Reale Casa di Savoia, l’unica ad aver mantenuto uno Statuto liberale ed aver fatto del Parlamento di Torino, grazie agli esuli accolti, una reale rappresentanza nazionale. Daniele Manin, però, accompagnò la fondazione della Società nazionale con uno scritto aggiunto.

In esso precisò che, per lui, una volta il Regno d’Italia fosse stato costituito entro la pienezza dei confini nazionali, si sarebbe dovuta convocare un’assemblea costituente per decidere la forma dello Stato: monarchia o repubblica; Stato unitario o federale. L’unità entro i confini nazionali la si raggiunse con la Grande guerra, Quarta guerra d’indipendenza. Poi la “parentesi fascista”, come definita da Benedetto Croce. All’atto della destituzione di Benito Mussolini da parte del Gran consiglio del fascismo, e dell’abdicazione di questo organo, il 25 luglio del 1943, seguirono una serie di provvedimenti con cui vennero abrogate le norme che avevano modificato lo Statuto Albertino, per sovrapporvi il regime. Il re, Vittorio Emanuele III, nominò Paolo Thaon di Revel presidente del Senato e Vittorio Emanuele Orlando a presidente della Camera dei deputati, a soli fini amministrativi, non potendosi eleggere, nelle circostanze date. L’intento, peraltro, era chiaro: far operare lo Statuto, per quanto possibile. Il re, dal canto suo, non abdicò, ma nominò Luogotenente generale del Regno il principe di Piemonte Umberto di Savoia, il 5 giugno del 1944. Questi ebbe un’idea diversa: ritenne il fascismo una parentesi (concetto di Benedetto Croce), ma con l’effetto di richiedere un nuovo contratto costituzionale, suffragato dalla scelta popolare. I socialcomunisti, invece, cercavano di imporsi per vie di fatto, attraverso un’egemonia nel Cln. Egli ne cercò di ridimensionare il ruolo attraverso la costruzione di una Consulta nazionale di sua nomina, con personalità non tutte riconducibili al Cln, operante dal 25 settembre 1945. Poi, col Decreto-legge luogotenenziale numero 151 del 25 giugno 1944, convocò un’assemblea costituente per definire una nuova legge fondamentale e col Decreto legislativo luogotenenziale 98/1946 convocò il referendum sulla forma istituzionale dello Stato. In siffatta guisa, Umberto di Savoia attuò la previsione di Daniele Manin.

Al netto dei legittimi dubbi sulla correttezza dello scrutinio, in via di fatto la Costituzione vigente disegna uno Stato unitario ad autonomia regionale. Il generale Giuseppe Garibaldi, dalla cui commemorazione è partito questo scritto, durante la battaglia del Volturno con cui si concluse l’impresa meridionale, lanciò un caloroso appello perché, costituito lo Stato nazionale, con le altre nazioni si federasse negli Stati Uniti d’Europa. Oggi, l’Europa è un blocco parzialmente coeso, con istituzioni comuni, dopo vari conflitti. Invece l’attuale Governo della Federazione russa, se ne è tagliato fuori con l’uscita dal Consiglio d’Europa, cui aveva aderito dopo la cessazione dell’Unione Sovietica, dal 2022. Di contro, per fantasmatico imperialismo atavico, s’è lanciata in una guerra d’annessione all’Ucraina. Se la era immaginata di giorni o settimane, ma non vince per la tenace resistenza degli ucraini. È di fatto sconfitta, e minaccia tutta l’Europa, saggiandone la volontà di difendersi con incursioni di droni che finge sfuggiti di mano, ma non lo sono affatto. L’esempio di Daniele Manin ci deve ricordare come si difenda la libertà, sempre e comunque. 

Quanto sopra è tratto dalla brillante sintesi con cui Luigi Toffolo, sindaco della città di Portogruaro, un comune di circa novecento anni, ora limite verso il Friuli della città metropolitana di Venezia, ha ricordato gli ottant’anni di questa Repubblica, collocata nel panorama storico del Risorgimento nazionale: 80 anni prima del 1946, 80 anni tra il 1946 al 2026 e, si spera, i futuri 80 anni, dal 2026 al 2106, affidati alle giovani generazioni.


di Riccardo Scarpa