L’ultimo incursore

giovedì 14 maggio 2026


Perché Vannacci è l’assicurazione sulla vita del centrodestra

Diciamocelo con la schiettezza che tanto piace al Generale: la politica italiana del 2026-2027 non è una parata, è una guerra di trincea. E in trincea, se non hai i numeri, soccombi. Mentre il cosiddetto “campo largo” tenta faticosamente di darsi una forma tra un veto di Conte e una giravolta di Renzi, nel centrodestra è scattato l’allarme rosso. ​I sondaggi parlano chiaro.

Con la Lega di Salvini ridotta a una forza a una cifra (attorno al 6 per cento secondo le ultime rilevazioni di maggio 2026) e Fratelli d’Italia che ha fisiologicamente esaurito la sua fase di espansione prepotente, la coalizione rischia di trovarsi a un soffio dal pareggio o, peggio, dal sorpasso. Ed è qui che entra in gioco l’uomo che ha trasformato il “mondo al contrario” in una prateria elettorale: Roberto Vannacci.

​IL PARTITO CHE NON C’ERA: FUTURO NAZIONALE

​Non è più solo un’ipotesi da talk-show. Con la nascita ufficiale di Futuro Nazionale, Vannacci ha smesso di essere un ospite della Lega per diventare il padrone di casa di un nuovo spazio politico. I numeri dicono che il suo movimento oscilla tra il 4 per cento e il 5 per cento. Il Generale “ruba” voti anche a Fratelli d’Italia e, soprattutto, va a stanare quell’elettorato periferico e astensionista che non si sente rappresentato dalla “destra di governo” troppo istituzionale e troppo romana.

L’ago della bilancia: senza quell'apporto, il centrodestra si fermerebbe al 43-44 per cento. Con Vannacci, la soglia di sicurezza del 47-48 per cento torna raggiungibile. Meloni lo sa: senza l’incursore, Palazzo Chigi è a rischio sfratto.

IL PATTO DEL NAZARENO... DI DESTRA

​Le voci che filtrano da Palazzo Chigi non sono più solo indiscrezioni. Fonti vicine alla Premier ipotizzano un accordo preelettorale blindato. Perché Giorgia Meloni dovrebbe imbarcare un profilo così divisivo? ​Perché ha bisogno di una “copertura a destra” che le permetta di continuare a fare la moderata a Bruxelles e la pragmatica a Washington. Per quanto riguarda la visione militare non dimentichiamoci chi è Vannacci. Tre lauree (scienze strategiche, diplomatiche e militari), una sfilza di missioni all’estero (Somalia, Iraq, Afghanistan) e una conoscenza profonda della geopolitica “sul campo”, non solo sui libri. In un mondo che brucia, un profilo che sa cosa significa gestire una crisi in Medio Oriente o parlare con i russi (è stato addetto alla Difesa a Mosca) è una risorsa che pochi altri partiti possono vantare.

QUELLO CHE NON VI DICONO: OLTRE IL “MONDO AL CONTRARIO”

​La narrazione mainstream si ferma spesso alle sue uscite sui diritti o sulla “normalità”. Ma c’è un’altra faccia della medaglia che lo rende appetibile per un ruolo di governo (magari alla Difesa o agli Interni).

Cultura del risultato: Vannacci porta in politica la mentalità del 9º Reggimento d’Assalto “Col Moschin”. Pochi fronzoli, gerarchia chiara, obiettivi definiti. In una pubblica amministrazione elefantiaca, la sua visione delle istituzioni come “macchine operative” e non come “centri di costo” spaventa la burocrazia ma affascina l’elettore che vuole ordine.

Esperienza internazionale: a differenza di molti leader improvvisati, Vannacci ha vissuto decenni all'estero gestendo contingenti multinazionali.

Ha una Legion of Merit americana nel cassetto: non proprio il curriculum di un parvenu della politica.

LO SCENARIO 2027: IL GOVERNO DELLA “PATRIA E COMPETENZA”

​Se l’accordo andrà in porto, il 2027 vedrà un centrodestra a trazione Meloni ma con un “motore ausiliario” guidato dal Generale. Un governo che potrebbe vedere Vannacci non come una mina vagante, ma come il garante di una sovranità nazionale declinata in termini di sicurezza e pragmatismo geostrategico.

​Il rischio? Che il Generale sia troppo ingombrante per una Premier che ama avere il controllo totale. Ma tra un alleato difficile e una sconfitta certa, la storia insegna che la destra italiana sceglie sempre la sopravvivenza.

Il “mondo al contrario” sta per diventare la nuova direzione di marcia.


di Alessandro Cucciolla