martedì 12 maggio 2026
Il ritorno del nucleare è una “sfida personale” del ministro Gilberto Pichetto Fratin. “Lo sento come dovere confronti degli italiani e dei giovani, perché o noi diamo a questo Paese le condizioni per poter competere a livello europeo e mondiale, o altrimenti quella ricchezza che noi abbiamo, in particolare in questa città che è simbolo del motore del Paese, e che ci hanno trasferito i nostri nonni e padri, o non riusciamo a trasferirla ai nostri figli e ai nostri nipoti”. Con queste parole il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è intervenuto alla 28ª edizione di Futuro direzione nord, la rassegna di incontri istituzionali promossa dalla Fondazione stelline di Milano dal titolo “Prospettive in bilico”, in corso nella sede di Assolombarda. Nel corso del suo intervento, il ministro ha delineato le tappe del percorso legislativo sul ritorno del nucleare. “Fine maggio alla Camera, massimo fine luglio in Senato, fine estate in Parlamento. La legge delega prevede come primo percorso il passaggio al Governo per la legge di attuazione. La mia intenzione, che è espressione di quella del Governo, è arrivare entro fine anno ad avere tutte le norme attuative perché questo Paese abbia il quadro giuridico per le scelte di investimento sul nuovo nucleare”.
Pichetto Fratin ha poi insistito sul divario energetico che separa l’Italia dai principali concorrenti europei. “Francia e Spagna hanno l’energia a metà prezzo, a volte anche meno, ma per una semplice ragione: oltre il 90 per cento sul fronte dell’energia elettrica è nucleare. Il nucleare da noi è partito con uno studio profondo, fatto dai tanti esperti che questo Paese ha mantenuto”. Un tema, quello della filiera tecnologica italiana, rivendicato dal ministro anche in chiave industriale: “noi siamo la seconda manifatturiera di materiale nucleare in Europa, guidiamo Iter, il più il più grande centro per la fusione nucleare, e siamo i secondi solo perché il mattone è in Francia, sennò saremmo anche al primo posto”. Sul dossier energia e imprese, il titolare del dicastero ha annunciato anche una misura inserita nel decreto bollette per ridurre il differenziale competitivo con Berlino. “Una norma che ho previsto per il decreto bollette, che è in discussione alla Comunità europea, che potrebbe avere un effetto, che ci parificherebbe alla Germania. Lo dico qui a Milano perché il nord è una delle più grandi aeree industriali d’Europa. Noi non possiamo staccarci dalla Germania per il prezzo dell’energia, perché è una questione di competitività, la Germania è partner e competitor”.
Ampio spazio anche alla crisi internazionale e alle conseguenze energetiche legate allo stretto di Hormuz. Secondo il ministro, “c’è una speranza che è quella che si arrivi alla pace e si riapra Hormuz, e ci vorrà qualche mese prima di arrivare a ripristinare le condizioni di prima. Se teniamo conto che a Doha c’è uno dei più grandi impianti di liquefazione ed è stato bombardato in alcune parti, lo ha fatto l’Iran in modo chirurgico, e ci vorrà minimo un anno per renderlo nuovamente operativo”. Una situazione che, ha spiegato Pichetto Fratin, continuerà inevitabilmente ad avere effetti sul costo dell’energia. “Per un po’ di tempo ci sarà uno squilibrio del mercato sull’offerta, che porta alle conseguenze sui prezzi. Essendo legati noi ai prezzi internazionali non possiamo incidere oltre”. Guardando ai mesi invernali, il ministro ha comunque rassicurato sul livello delle riserve energetiche nazionali: “Abbiamo avuto fortuna, non era più così freddo da accendere ancora le stufe o troppo caldo da accendere i condizionatori, quindi abbiamo potuto pompare”. Infine, un passaggio dedicato alla raffinazione e al mercato del carburante aereo. “siamo uno dei Paesi che per quanto riguarda il cherosene aereo abbiamo discrete capacità di raffinazione. A livello europeo abbiamo delle conseguenze, per tanto si tratta di capire se si riapre il Golfo Persico, grande produttore di cherosene aereo, oppure si va su quello americano, che ha caratteristiche diverse”.
di Redazione