martedì 12 maggio 2026
Giorgia Meloni vuole blindare la nuova riforma elettorale. Con l’obiettivo dichiarato della governabilità. Al centro del vertice dei leader della maggioranza che si è svolto ieri a Palazzo Chigi è stata fatta una disanima delle critiche sollevate dalle opposizioni. Così, è nata l’idea di interpellarle, formalmente. Se però la reazione sarà polemica e battagliera, si andrà avanti comunque. Certo, ci sono anche perplessità interne al centrodestra da superare, a partire dalla suddivisione del listino al premio di maggioranza tra i partiti, oltre ad alcuni ritocchi per blindare il testo da eventuali rilievi di costituzionalità. È emersa la piena “disponibilità” ad aprire “un tavolo” di confronto con le opposizioni, a patto che “vi sia convergenza sull’obiettivo della stabilità”. È questo il messaggio che viene inviato nel campo avverso, dopo circa un’ora di riunione, con Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, e gli esperti dei partiti che hanno elaborato la proposta ora all’esame della Commissione Affari costituzionale della Camera, Giovanni Donzelli e Angelo Rossi (Fratelli d’Italia), Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni (Forza Italia), il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, e Alessandro Colucci (Noi moderati).
Se invece il gioco delle opposizioni, è il sottotesto, è quello di puntare al pareggio, cioè a “sistemi che non garantendo un risultato chiaro consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini”, allora non se ne può fare nulla, è la linea della maggioranza. “Vogliamo aprire un dialogo” ma non si discute “sull’impianto”, cioè sul proporzionale con premio di maggioranza che caratterizza lo Stabilicum proposto dal centrodestra, puntualizza Maurizio Lupi, lasciando Palazzo Chigi alla fine della riunione, che Salvini ha lasciato poco prima del termine. Ma ora si cercherà davvero di capire se ci può essere un terreno comune, tanto che i capigruppo del centrodestra a Montecitorio “contatteranno” già “nelle prossime ore” i colleghi di centrosinistra per “avviare un tavolo di confronto”. Per il momento le opposizioni non stanno nemmeno iniziando a lavorare ai possibili emendamenti – che potrebbero anche essere unitari – proprio in attesa di capire su quale testo si debba intervenire, visti i dubbi espressi dalla stessa maggioranza nei giorni in cui sono comunque state avviate, in commissione alla Camera, le audizioni degli esperti. E proprio nel giorno del nuovo vertice di maggioranza arriva l’appello di 126 costituzionalisti (tra i quali Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Enrico Grosso, Andrea Pugiotto) che esprimono “forte preoccupazione” sulla riforma che presenterebbe “principi non conciliabili con la democrazia rappresentativa”. Gli esperti puntano il dito anche contro il sistema a “liste bloccate” e la “rigidità di un premio abnorme” che certo “non combatte l’astensionismo, ma lo incrementa” e pure con “l’indicazione preventiva del candidato” premier che “contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo”. Ma è presto per dire ora se questo possa essere un punto su cui tendere la mano alle opposizioni, che sono divise tra il vecchio “indica il premier chi prende più voti all’interno della coalizione” e il sistema delle primarie, con tutte le sue incognite.
di Manlio Fusani