Legge elettorale, oggi nuovo vertice del centrodestra

lunedì 11 maggio 2026


La maggioranza che sostiene il Governo Meloni vuole imprimere un’accelerazione sul dibattito intorno alla legge elettorale. Nelle prossime ore i leader del centrodestra torneranno a incontrarsi per definire gli ultimi dettagli della nuova riforma. L’obiettivo è chiaro. Correggere tecnicamente alcuni aspetti del testo, a partire dal premio di maggioranza, per superare il rischio di un pareggio alle prossime elezioni o, peggio, il varo di un temutissimo Governo tecnico. Il dialogo con le opposizioni, tanto auspicato negli ambienti vicino a Palazzo Chigi, stenta a decollare. Difficile però dare il via libera in solitudine. Con il centrosinistra tocca fare i conti e quindi trattare, è la linea indicata ai piani alti dell’Esecutivo, anche se per ora il “no” alla proposta resta ferreo. Anzi “irricevibile”, per usare le parole della leader dem Elly Schlein. Un fatto è evidente: è in campo l’impegno del segretario azzurro Antonio Tajani ad “andare avanti parlando anche con le opposizioni. Ne parleremo questa sera, abbiamo presentato un testo, il testo è migliorabile. Dovremo poi discutere anche con il centrosinistra. Vedremo quello che sarà il da farsi. Ne discuteremo tutti assieme”. La priorità ora è il premio di maggioranza: nel testo del centrodestra, spetta a chi supera il 40 per cento dei voti che così guadagna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Un premio troppo alto, denunciano le opposizioni in coro.

È “abnorme e distorce la rappresentatività”, per il leader pentastellato Giuseppe Conte, che taglia corto: “È una riforma da bocciare”. Duro anche Dario Parrini del Pd e vicepresidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, che vede nella norma un cavallo di troia per introdurre “surrettiziamente” la riforma del premierato, da tempo al palo. L’altra dem Simona Bonafè attacca la maggioranza proprio per il nuovo vertice e la scelta, quindi, di discuterne lontano “dal luogo in cui dovrebbe essere discusso, cioè il Parlamento”. Deduzione: “Vogliono andare avanti da soli, a colpi di strappi”. In realtà, anche per mettere a tacere le critiche, il centrodestra proverà a trattare con gli avversari. Se riuscirà a limare il bonus elettorale potrebbe cadere una delle più feroci argomentazioni usate dalla sinistra contro la legge elettorale. Cioè che sia l’ennesima mossa per conquistare “i pieni poteri”, come la destra avrebbe tentato di fare con il referendum sulla giustizia.

Di conseguenza, ritoccando il premio al 40 per cento, la maggioranza potrebbe sbloccare lo stallo e a cascata, aprire altri spiragli d’intesa con i rivali. Una modifica utile anche per parare i rischi di incostituzionalità paventati dalle opposizioni. Oltre al fatto che, in prospettiva, potrebbe non bastare a garantire la governabilità: nel caso in cui una coalizione non raggiungesse il 40 per cento, pur ottenendo i seggi in più, potrebbe non riuscire a formare un Governo da sola. In aggiunta, emergono i distinguo nella coalizione di Governo. Una fonte leghista ammette che sulla legge elettorale, a parte le “migliorie tecniche” necessarie, il nodo politico è sulle preferenze. La Lega, da sempre sostenitrice dei collegi uninominali, teme l’emendamento ipotizzato da Fratelli d’Italia per ripristinarle, perché non è d’accordo. E storce il naso pure sulla proposta lanciata dal forzista Nazario Pagano di togliere il listino di coalizione attribuendo il premio in modo proporzionale. Così facendo – è il timore – si danneggiano i partiti più piccoli o in calo di consensi.

Intanto, il presidente del Partito democratico, Stefano Bonaccini, in un’intervista alla Stampa sostiene che “le regole del gioco, per essere tali, non possono essere scritte ad uso e consumo di chi le vuole cambiare per paura di perdere le elezioni”. A suo avviso, l’iniziativa del centrodestra è “un colpo di mano dettato dalla disperazione. Evidentemente lo schiaffo del referendum non è bastato alla destra. Nessuno vuole larghe intese. Noi vogliamo vincere, esattamente come ha vinto Meloni alle Politiche del 2022. Questa legge elettorale ha dato loro una maggioranza con numeri schiaccianti – prosegue – se non hanno fatto nulla il problema non è la legge elettorale, ma la loro inconcludenza”. Bonaccini trova “surreale” che “con l’Italia alle soglie della recessione, la crisi energetica con le bollette alle stelle, la guerra e le aggressioni di Donald Trump coi dazi, Giorgia Meloni e la destra usino il proprio tempo per parlare di legge elettorale”.

Se si sia diffusa una “euforia eccessiva” nel centrosinistra dopo il referendum e la convinzione di aver vinto le prossime elezioni: “Nessuna euforia – risponde – rimboccarsi le maniche e guai a sedersi. Meloni è in difficoltà molto più di quanto i sondaggi non raccontino, perché la maggioranza degli italiani sta peggio di quattro anni fa e tutti i nodi stanno venendo al pettine”. Quanto alla premiership, per il presidente del Pd “è importante ma verrà di conseguenza, che sia chi prende un voto in più o che sia scelto con le primarie. Decideremo insieme”. Se nascerà una nuova Margherita e se rischiano nuove uscite dopo quella di Marianna Madia: “La cultura cattolico democratica è essenziale per il Pd e merita di essere protagonista nella nostra proposta. Ma la Margherita, al pari dei Ds, appartengono ad un passato di vent’anni fa – conclude – e le soluzioni per il presente e il futuro stanno sempre nel presente e nel futuro”.


di Manlio Fusani