martedì 5 maggio 2026
Non è “più Europa”. È più cappio fiscale coordinato. Non è un’opinione mia o degli “euro-scettici”, lo hanno scritto nero su bianco nei documenti della Commissione europea.
Nel report ufficiale sulla “wealth taxation” pubblicato ad aprile 2026 (DG TAXUD), si parte da una premessa chiarissima: le imposte su patrimoni, successioni e trasferimenti sono state “erose” negli ultimi decenni e vanno rafforzate.
Perché ‒ testuale ‒ c’è un enorme trasferimento di ricchezza in arrivo dalla generazione dei baby boomers. Una nuova base imponibile da intercettare. Sembra di vivere un incubo. Ma nel documento i nostri eurotartassatori lo spiegano bene, lo faranno in modo chirurgico: registri patrimoniali di alta qualità, scambio automatico di informazioni sempre più esteso, unità specializzate sugli high net worth individuals, enforcement rafforzato, cooperazione internazionale strutturata. Uno scenario che avrebbe fatto impallidire George Orwell.
Ma continuano… perché serve una “exit tax coordinate”, per tassare anche i guadagni quando cambi residenza.
Non potrai più sfuggire al cappio fiscale, non importa dove vai, il sistema ti controlla, ti segue e ti espropria del frutto dei tuoi risparmi e del tuo lavoro.
Non hanno in mente solo una patrimoniale europea unica, ma qualcosa di più raffinato e diabolico: la costruzione di un’infrastruttura che rende progressivamente inutile la concorrenza fiscale tra Stati. Quella che qui in Italia i nostri sedicenti liberali e liberal chiamano dolcemente “l’armonizzazione fiscale”.
E qui sta la grande truffa politica!
Da anni ci raccontano che l’armonizzazione fiscale serve a “livellare il campo” ad evitare il dumping fiscale dei paesi “canaglia”.
In realtà le canaglie sono questi esattori europei che intendono eliminare l’unico limite al potere fiscale degli Stati: la possibilità che tu possa scegliere un altro ordinamento.
Se tutti tassano allo stesso modo, non puoi più nemmeno scappare.
Negli Stati Uniti la competizione fiscale è fisiologica. Un punto fermo ed irrinunciabile. In Europa è vista come un problema da eliminare e ormai sono pronti.
Il linguaggio dei documenti è chiarissimo: la mobilità dei contribuenti è un rischio per il gettito. Va gestita, ridotta, neutralizzata.
Dalla ideologia dirigista e predatoria alla tecnica raffinata, il gioco è fatto.
E l’Italia? È il candidato perfetto per essere spremuto. Un Paese con pressione fiscale tra le più alte d’Europa, debito strutturalmente fuori scala e un patrimonio privato accumulato dalla propensione al risparmio dei contribuenti.
Case, risparmi, successioni: la vera base, il bottino imponibile.
E qui arriva il paradosso politico italiano.
Mentre tutto questo viene scritto nei documenti ufficiali europei, i sedicenti “liberali” italiani che fanno? Continuano a invocare “più Europa”.
Da Forza Italia ad Azione, passando per l’area liberal-democratica, la linea è sempre stata la stessa: più integrazione, più coordinamento, più armonizzazione.
Cioè esattamente ciò che riduce la concorrenza fiscale. Questa è una contraddizione strutturale gravissima un cancro che deve essere estirpato.
Perché senza concorrenza tra Stati: non c’è limite al prelievo, non c’è alternativa per cittadini e imprese e non c’è un freno al Leviatano.
Nel Parlamento europeo esistono forze che su questo punto sono più nette: il gruppo European Conservatives and Reformists Group, partiti come Alternative für Deutschland, ma la verità è che questa battaglia non è centrale e che anche questi partiti non combattono come dovrebbero. E senza una battaglia centrale e frontale, la direzione è già scritta.
Per questo il punto 1 del programma dei Liberisti Italiani è l’unico che va al cuore del problema: difendere la concorrenza fiscale tra Stati e fermare l’armonizzazione fiscale. Perché alla fine è tutto lì.
O gli Stati competono, oppure si coordinano per tassarti ovunque tu sia.
E in Europa hanno già scelto, con la complicità dei sedicenti “liberali” e liberal di casa nostra.
di Andrea Bernaudo