martedì 21 aprile 2026
Nel panorama della storia politico-giuridica europea, la figura di Giuseppe Compagnoni occupa una posizione singolare e, per molti versi, anticipatrice. Se la nascita del costituzionalismo moderno è generalmente ricondotta a processi lunghi e stratificati – dalle esperienze inglesi del XVII secolo alla stagione rivoluzionaria francese – è tuttavia nel contesto del triennio rivoluzionario italiano (1796-1799) che si registra un passaggio decisivo: la trasformazione di tali principi in oggetto di insegnamento sistematico. In questo senso, Compagnoni può essere considerato non solo un protagonista, ma un autentico pioniere del costituzionalismo europeo.
Ferrara 1797: la nascita della cattedra costituzionale
Il momento cruciale si colloca nel 1797, quando presso l’Università degli Studi di Ferrara viene istituita la prima cattedra di diritto costituzionale. A ricoprirla è proprio Compagnoni. Questo dato, apparentemente tecnico, ha in realtà una portata storica rilevantissima: per la prima volta, il costituzionalismo – fino ad allora patrimonio di dibattiti filosofici e politici – diventa disciplina autonoma, insegnata e organizzata secondo criteri scientifici. Non si tratta soltanto di una formalizzazione accademica, ma di un vero e proprio salto epistemologico. Il diritto costituzionale emerge come sapere specifico, dotato di categorie, metodi e finalità proprie. Compagnoni contribuisce a questo processo con un’opera fondamentale, gli Elementi di diritto costituzionale democratico, nei quali tenta di sistematizzare i principi della sovranità popolare, della rappresentanza e della divisione dei poteri in un quadro coerente e trasmissibile per via didattica.
Tra rivoluzione e istituzione: il contesto cispadano
L’attività di Compagnoni si inserisce nel clima politico della Repubblica Cispadana, una delle prime esperienze repubblicane nell’Italia moderna, nata sotto l’impulso della presenza napoleonica. In questo contesto egli svolge un ruolo politico di primo piano, noto anche per aver proposto l’adozione del tricolore come bandiera nazionale. Ma ridurre Compagnoni al solo “padre del tricolore”, come spiegarono bene lo storico del diritto Italo Mereu e il suo allievo Rinaldo Boggiani, significa trascurare la dimensione più profonda della sua opera. Egli è infatti interprete di una trasformazione epocale: il passaggio da una concezione patrimoniale e dinastica dello Stato a una visione fondata sulla cittadinanza, sulla rappresentanza e sul primato della legge.
Un costituzionalismo in formazione
Il contributo di Compagnoni va collocato all’interno di un processo più ampio, che coinvolge l’intera Europa tra Sette e Ottocento. Il costituzionalismo non nasce con un singolo autore, ma si sviluppa attraverso un intreccio di esperienze teoriche e istituzionali: da John Locke a Montesquieu, fino alla stagione delle costituzioni scritte. Ciò che distingue Compagnoni è tuttavia il tentativo di tradurre questi principi in un sapere disciplinare. Egli non si limita a riflettere sul potere, ma contribuisce a costruire gli strumenti per studiarlo, insegnarlo e, in ultima analisi, legittimarlo in chiave democratica. In questo senso, la sua opera rappresenta un momento di istituzionalizzazione del costituzionalismo.
Una primogenitura da precisare
Definire Compagnoni “il primo costituzionalista europeo” è formula suggestiva, ma storicamente problematica. Il costituzionalismo, infatti, affonda le sue radici in tradizioni precedenti e in contesti diversi. Tuttavia, se si restringe il campo alla nascita del diritto costituzionale come disciplina autonoma, la posizione di Compagnoni appare difficilmente contestabile. Egli fu il primo a occupare una cattedra specificamente dedicata a questa materia e tra i primi a elaborarne una sistemazione teorica coerente. In tal senso, è legittimo considerarlo uno dei fondatori del costituzionalismo moderno, almeno nella sua dimensione accademica e continentale.
Eredità e attualità
A oltre due secoli di distanza, l’esperienza di Compagnoni conserva una sorprendente attualità. In un’epoca segnata da crisi della rappresentanza e da tensioni tra sovranità nazionale e ordinamenti sovranazionali, il ritorno alle origini del pensiero costituzionale può offrire strumenti utili per comprendere le trasformazioni in atto. Compagnoni ci ricorda che il costituzionalismo non è soltanto un insieme di norme, ma un progetto politico e culturale, fondato sull’equilibrio tra potere e libertà. La sua lezione, nata in un momento di radicale cambiamento, continua a interrogare il presente: perché ogni stagione di crisi, come quella che stiamo attraversando, è anche un laboratorio per nuove forme di ordine costituzionale.
di Leonardo Raito