Il feed-back politico del referendum

martedì 31 marzo 2026


La vittoria del No nel referendum sulla riforma della magistratura ha innescato un effetto che non trovo di meglio che definire come il feed-back del dizionario Treccani: “Termine equivalente all’italiano retroazione, che designa il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema si riflette sul sistema stesso per variarne o correggerne opportunamente il funzionamento: feed-back positivo o negativo, secondo che si abbia, come risultato finale, l’intensificazione oppure l’attenuazione dell’effetto”.

Il No costituisce una sconfitta della maggioranza governativa, non semplicemente la sconfitta del Sì. La consapevolezza della natura politica, generale e sostanziale, dell’esito del referendum ha prodotto una retroazione positiva e negativa sull’assetto sia dei partiti della maggioranza sia della compagine governativa, tra l’altro inducendo la premier Giorgia Meloni ad anticipare e pubblicizzare, caso più unico che raro, la “revoca” della sua personale fiducia verso una ministra, Daniela Santanchè; un sottosegretario, Andrea Delmastro; un capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, ottenendo le dimissioni dei tre ormai sgraditi alla presidente del Consiglio. Sorprende e incuriosisce la circostanza che non esista alcuna apparente correlazione tra i motivi per i quali la Meloni avrebbe preteso le dimissioni dei tre personaggi governativi, a vario titolo importanti; e che neppure sia del tutto chiaro il perché dell’urgenza di pretenderne le dimissioni a ridosso del voto referendario, quasi che ne fossero non solo corresponsabili ma addirittura più responsabili di tanti altri e perciò da “punire” drasticamente e subito. Che le dimissioni siano state un feed-back esemplare, non c’è dubbio. Invece è discutibile e discusso, a motivo delle incertezze del caso, se sia stato per il Governo un feed-back positivo o negativo, cioè se abbia intensificato o attenuato l’effetto del referendum. Resta che i media stanno sguazzando sul “caso dimissioni” non meno che sull’esito in sé del referendum.

Nondimeno il feed-back del referendum ne sta intensificando l’effetto sulla stabilità e il funzionamento dello stesso Governo, e portando alla luce la necessità di opportune correzioni. Il fatto stesso che sui media parlino e discutano seriamente di rimpasti ed elezioni anticipate, di dimissioni del governo e di secondo tempo dell’azione governativa, nomi e cose che, prima del referendum, costituivano autentiche bestemmie per i partiti di maggioranza e per l’esecutivo, a partire dalla premier, sta a dimostrare che il feed-back spinge a perfezionare l’indirizzo politico e a migliorare la compagine governativa. Per quanto si possano indorare, le variazioni costituiscono l’ammissione di sbagli e sottovalutazioni da non ripetere mentre la legislatura declina tra sconvolgimenti bellici ed economici.

Gli aggiustamenti di bilancio saranno indispensabili, nelle condizioni date e prossime, anche per fronteggiare l’ultimo anno e lo scontento che probabilmente diffonderà nell’elettorato: un motivo in più, e fondamentale per la democrazia, per non assestargli in faccia il ceffone di una legge elettorale che legittimi maggioranze artefatte con rappresentanti nominati. Il più evidente feed-back del referendum è la voglia di partecipare, votando e scegliendo.


di Pietro Di Muccio de Quattro