La riforma del Testo unico ambientale

martedì 31 marzo 2026


Il nuovo assetto degli Egato tra Autorità di regolazione e Resilienza climatica

La revisione del Codice dell’ambiente (Decreto legislativo 152/2006) rappresenta un passaggio cruciale per allineare la governance territoriale italiana agli obiettivi di sostenibilità e resilienza imposti dal cambiamento climatico e dalle direttive europee. In questo contesto, la memoria prodotta dal gruppo di lavoro dall’Associazione nazionale Anea, coordinato da Roberto Ronco, delinea una visione ambiziosa per gli Enti di Governo d’ambito (Egato), spingendo per un superamento del modello burocratico tradizionale a favore di un ruolo di “regolatore tecnico” di secondo livello.

  1. Il rafforzamento degli Egato: da Enti locali ad Autorità di regolazione

Il cuore della proposta di Anea risiede nel riconoscimento della maturità tecnica raggiunta dagli Egato nella gestione del servizio idrico e dei rifiuti. Oggi questi enti non sono più semplici aggregazioni di comuni, ma soggetti attuatori complessi (si pensi al ruolo centrale nella messa a terra dei fondi Pnrr e Pniissi). È per questo motivo che si intravede la necessità di operare in una triplice direzione:

Autonomia e Indipendenza: La riforma deve sancire il ruolo degli Egato come Autorità locali di regolazione, garantendo loro un’indipendenza funzionale e amministrativa analoga a quella dei regolatori nazionali.

Superamento dei vincoli finanziari: Attualmente, la configurazione degli Egato come “enti locali” impone vincoli assunzionali e finanziari che ne strozzano la capacità operativa. La proposta prevede il finanziamento integrale tramite fonte tariffaria, permettendo una strutturazione professionale adeguata alle sfide tecniche moderne e una maggiore capacità di reclutamento di alte professionalità.

Cerniera Multilivello: l’Egato si pone come l’anello di congiunzione imprescindibile tra la pianificazione strategica (Autorità di Bacino, Regioni, Arera) e l’esecuzione operativa dei gestori, garantendo che gli investimenti siano efficaci, efficienti ed economici.

  1. L’estensione del perimetro: la sfida delle acque meteoriche

Uno dei punti più innovativi della proposta riguarda ANEA riguarda l’aggiornamento dell’Articolo 141 del Decreto legislativo Decreto legislativo 152/2006. Anea suggerisce di estendere ufficialmente il perimetro del Servizio idrico integrato (Sii) alla gestione delle acque meteoriche che dilavano i bacini urbani. Si tratta di un passaggio indispensabile: in uno scenario di eventi climatici estremi (alluvioni lampo e siccità prolungate), la separazione tra gestione delle acque reflue e meteoriche è diventata un anacronismo tecnico. L’integrazione permetterebbe una visione unitaria del ciclo dell’acqua urbana. Questa estensione è inoltre strettamente legata al nuovo macro-indicatore ”M0 – resilienza idrica” introdotto da Arera. Gestire le acque piovane all’interno del Servizio idrico integrato significa poter investire in infrastrutture di raccolta, convogliamento e, soprattutto, riutilizzo delle acque per fini non potabili, riducendo la pressione sulle falde in tempi di siccità. Da ultimo, è fondamentale la chiarezza delle responsabilità. Inserire le acque meteoriche nel perimetro regolato dagli Egato eliminerebbe le attuali incertezze decisionali tra comuni e gestori, accelerando la realizzazione di vasche di prima pioggia e sistemi di drenaggio urbano sostenibile.

  1. Verso una pianificazione integrata e gerarchica

Infine, la proposta mira a fare ordine nella “giungla” dei piani. Anea chiede che la Legge delega definisca una gerarchia chiara tra i diversi strumenti (Piani d’ambito, Piani di gestione delle acque, Piani regionali rfiuti). L’obiettivo è evitare sovrapposizioni che rallentano l’industrializzazione del settore, garantendo che ogni livello di pianificazione rispetti i limiti decisionali dell’altro, con effetti diretti sulla certezza delle responsabilità e sulla bancabilità degli investimenti. Pare evidente come la riforma del Testo unico non possa prescindere dal consolidamento degli Egato. Solo attraverso un ente di governo forte, autonomo e con competenze estese alla gestione climatica delle acque, l’Italia potrà trasformare la sfida della transizione ecologica in una gestione industriale resiliente e trasparente.


di Leonardo Raito