venerdì 27 marzo 2026
La cronicizzazione dei troppi teatri di guerra in atto e la difficoltà degli Stati a intervenire efficacemente con gli strumenti della diplomazia e del diritto internazionale hanno ingenerato un senso di frustrazione e disorientamento nella comunità internazionale. Il monitoraggio di quanto accade nei vari fronti dispersi per il mondo riporta la ripetuta violazione delle norme che regolano i conflitti armati ed evidenzia un aumento drammatico delle vittime civili, violenze diffuse, crimini di guerra e un’impunità sempre più conclamata. Le convenzioni che si sono susseguite dalla Seconda guerra mondiale obbligano tutti i Paesi a rispettare e far rispettare le regole del diritto umanitario. Tuttavia, le indagini hanno portato alla luce il divario tra gli impegni presi dagli Stati e ciò che accade realmente nei conflitti. Situazioni gravi sono sotto gli occhi di tutti in Ucraina, a Gaza, in Sudan e, da ultimo in Iran dove gli attacchi hanno provocato ovunque migliaia di vittime civili e hanno colpito ospedali e servizi essenziali. Nella storia ogni volta che si sono commesse atrocità in totale disprezzo delle regole ha fatto seguito un dibattito sulla crisi del diritto internazionale e, anche oggi, la situazione ha fatto insorgere seri interrogativi sulla efficacia delle regole vigenti.
La criticità che più si addebita alle norme internazionali è la mancanza di effettività per l’assenza di meccanismi che ne consentano l’attuazione come invece esistono negli ordinamenti nazionali. Nel diritto interno, infatti, è l’autorità a sorreggere l’effettività delle norme mentre nel diritto internazionale è la persuasione mista alla reputazione e d’altronde sarebbe riduttivo pensare che un ordinamento giuridico si debba fondare solo sul timore della pena. Ad esempio, in Italia le previsioni penali esistono e non vengono messe in discussione se talvolta vengono violate. Importante che l’effettività del diritto dipenda dalla condivisione sociale dei valori sostanziali che esso veicola. Il diritto internazionale resta uno strumento che per funzionare richiede l’intervento degli Stati e sicuramente necessita di qualche aggiustamento per riporvi maggiori aspettative. A cominciare dall’istituzione più rappresentativa, l’Onu, che con il potere di veto riservato ai membri permanenti, riluttanti ad accettare modifiche, indebolisce e spesso paralizza le procedure. Purtroppo, spesso accade che gli interessi politici, o economici, prevalgano sulle ragioni del diritto ma la comunità internazionale, sia essa rappresentata dalle Istituzioni che dalla società civile, deve continuare ad aver fiducia nella cooperazione internazionale e in assenza di un intervento delle Nazioni Unite può confidare in forme di multilateralismo di volta in volta costituito da alleanze tra gruppi di Stati affini.
D’altronde, i principi e i valori alla base dell’ordine mondiale proclamati all’indomani della Seconda guerra mondiale quali la rinuncia la guerra quale strumento per dirimere le controversie internazionali, il divieto di commettere crimini di guerra e contro l’umanità sono ancora ben attuali e richiamati dalle singole Costituzioni quale quella italiana che oltre a richiamare la conformità del proprio ordinamento “alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Anche la Corte penale internazionale sta vivendo un momento di crisi con mandati di cattura ineseguibili e Paesi membri che minacciano di non farne più parte. Nata dal sogno di molti giuristi, tra cui l’italiano Pietro Verri, di creare una giustizia universale essa costituisce l’ultima forma concreta di idealismo nella politica globale. Se fallisse resterebbe l’arbitrio e la perdita della fiducia nei meccanismi condivisi della giustizia. In conclusione si può affermare che la crisi non concerne il diritto internazionale nel suo complesso ma la volontà politica di osservare alcune delle sue regole e di valorizzare le istituzioni internazionali per farle rispettare, però come ripetute violazioni del diritto interno non fanno venire meno la sua necessità così la frantumazione delle regoli comuni nello scenario geopolitico attuale non deve incrinare la fiducia nelle convenzioni che nel tempo la comunità internazionale si è data. Non abbandoniamo un diritto che “insegna ad essere umano anche facendo la guerra” come affermava Sant’Agostino.
di Ferdinando Fedi