Pm equanime ed indagini difensive vere solo nelle speranze

martedì 24 marzo 2026


Nel vigente Codice di Procedura Penale si ravvisano almeno due beffe a danno dei cittadini.

La più clamorosa è contenuta nell’articolo 358 che titola “Attività di Indagine del Pubblico ministero”. In esso, è specificato che il Pm “compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell’art. 326”. Articolo che riserva allo stesso Pm ed alla Polizia Giudiziaria lo svolgimento delle indagini funzionali all’esercizio dell’azione penale.

Ancora, nell’ultima parte del richiamato art. 358 si legge, riferito sempre al Pm, “… e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”.

Questa, invero, si trasforma in una illusione. Laddove, per chi conosce in profondità come la nostra Magistratura purtroppo si atteggia, si constata che, sin da uno dei cardini basilari del nostro Credo Giuridico, detta Magistratura non riconosce, quasi mai, diritti a chi viene a trovarsi coinvolto in una qualche vicenda giudiziaria.

Parlo del principio di innocenza. Nell’accezione che quella della innocenza è una presunzione. Che dovrebbe cadere solo e se provata la colpevolezza.

Nella mia memoria di Avvocato ricordo che raramente, nei processi penali, affiora questo precetto.

Mi consta invece che è dell’indagato, è dell’imputato l’onere di dimostrare la propria innocenza.

I Giudici, quelli che devono decidere le sorti di chi finisce a processo, duole dirlo, ragionano precipuamente sui pregiudizi. Per i più chi siede su quel banco, non ci è finito per caso. Se è tratto a giudizio, sarà senz’altro colpevole. Per cui spetta a Lui smontare l’accusa.   

Ma, tornando all’art. 358 c.p.p., nella mia esperienza professionale non mi è mai capitato di assistere a delle iniziative, sia pur minime, di un Pm a favore di chi ha originariamente iscritto nel Registro degli Indagati.

La Pubblica Accusa, quando non sceglie la strada dell’indagine superficiale e frettolosa, solitamente si accanisce. Per causare, a tutti i costi, una condanna.

A volte – ed io di casi ne conosco tanti – oltre a non risparmiare mezzi per acquisire elementi di colpevolezza, non si fa scrupolo di sottrarre, di occultare le prove scagionanti.

Quasi nessuno, comunque pochissimi, di questi Magistrati mal orientati che, con certi comportamenti rasentano la delinquenza, sono stati richiamati all’ordine. Hanno pagato per i loro illeciti.

Si registra – rondine che non fa primavera – una sentenza a carico dei Sostituti Procuratori della Repubblica di Milano, dott. Fabio De Pasquale e dott. Sergio Spadaro, il Tribunale di Milano – sentenza n. 3178 / 2024 – con conferma della Corte di Appello, li ha condannati per avere operato a discapito degli imputati del Processo Eni – Nigeria (Scaroni + 14). Hanno, in sostanza, sottratto alla conoscenza dei Giudici e dei difensori – come dice la richiamata sentenza – “straordinari elementi in favore degli imputati”. Così facendo rischiare una ingiusta decisione.

In questo caso si è applicato, raro nella statistica e nella casistica, l’art. 328 c.p.p. (Rifiuto di atti di Ufficio……Omissione).

La norma di cui all’art. 358 c.p.p., è inefficace a tutti gli effetti. È un precetto senza valore. Perché al Pm non è imposto l’obbligo “di svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”. Resta una mera sua facoltà. Dal momento che non vi sono sanzioni qualora non segua una linea a proposito. Significa nessuna tutela dell’Ordinamento verso i poveri cittadini.

Sui Pm, quand’anche non sono impregnati di ideologie e, quindi, hanno moventi politici, impera una mentalità biecamente colpevolista.

E, di solito, i Forcaioli si associano. Uno per tutti e tutti per uno; addosso a chi reputano abbia sbagliato.

Un’altra beffa la troviamo nell’art. 327 bis s.p.p. le tanto decantate attività investigative del difensore.

Ebbene, il difensore dell’imputato/indagato può teoricamente svolgere investigazioni. Le deve, però, fare con i mezzi del Cliente. Che già dovrebbe sopportare oneri economici non indifferenti. Tradotto: solo ai ricchi è consentito tentare di difendersi adeguatamente. Chi non ha danari, o ne ha pochi, dimentichi l’esistenza di questo articolo…

Tuttavia, queste attività lasciano il tempo che trovano. A cominciare dai testi, dalle Persone informate dei fatti, che normalmente non aderiscono a dichiarare, a deporre. E, quando si prestano, non hanno remore, neppure soggezione a mentire, ad essere reticenti, a non dire la verità.

All’Avvocato non è dato di richiedere nessun tipo di informativa presso, per esempio, uffici pubblici, Enti di Stato, società di servizi, specie telefonici. Sicché queste tanto decantate attività investigative sono limitatissime. Oltreché, come accennato, scarsamente efficaci. Tra l’altro, i Pm in prima linea, i Giudici dopo usano, sistematicamente, non tenerne conto.

È praticamente inutile applicarsi.

Diverso sarebbe se il Legislatore modificasse, ampliasse la portata della specifica previsione. Come? Mettendo a disposizione del difensore, con le medesime modalità di quanto il Pm può, la Polizia Giudiziaria. Ovviamente, perché si evitano gli abusi, con un filtro collaborativo di un competente Funzionario. Che, con riguardo alla attinenza e alla rilevanza, nell’ambito della situazione dovrebbe concordare con l’Avvocato, quali delle indagini suggerite sono espletabili e con quali modalità condurle. Il tutto su un piano di lealtà e correttezza. Svincolati da qualunque controllo della Magistratura. Per evitare che metta, come si dice, “il bastone tra le ruote”.

Allora sì, si avrebbe quella, per adesso solo millantata, parità tra Accusa e Difesa. Dare finalmente all’Avvocato una funzione dignitosa.

Nessuno, tuttavia, Magistrati in testa, lo vorrebbe. Perché, questi ultimi, devono tenere sotto il loro tallone qualunque persona. E non solo per deliri ideologici. Pieni come sono della loro idea di supremazia. Nel delirio di onnipotenza….

Ed i nostri Politici? Questi pavidi. Questi incompetenti. Ci possiamo immaginare che mai mettano mano ad un disegno di legge che porti a questo?

Non hanno forse capacità di capire l’utilità di una Riforma tanto valida. Non sono, comunque, in grado di approntare un testo adeguato. Loro, di persona, non hanno le benché minime cognizioni tecniche. E gli addetti ai vari Uffici Legislativi, di cui sono costretti ad avvalersi, dubito che sappiano fare qualcosa di buono.

Solo coloro che hanno operato nel settore, solo Avvocati di provata esperienza riuscirebbero a mettere a punto disposizioni pratiche.          

A monte, in ogni caso, più che l’ignavia verso il problema, la paura di scompiacere coloro che hanno occupato militarmente l’Amministrazione della Giustizia. Quei Magistrati che, come ho già scritto, continuano, “a farla da padroni”, ad usare il loro potere per condizionare ad ogni livello. Si divertono, imperterriti, a spernacchiare i Politici. Ribadendo di essere, come in effetti lo sono, inattaccabili, immuni, impunibili…. Più forti! Non uno dei poteri dello Stato, il potere Assoluto. Venitemi a smentire….

Occorrerà, prima o poi, trovare un antidoto. Per guarire il corpo dello Stato da una infezione, in finale, letale per le libertà.

I Magistrati, tutti, dovrebbero, prima o poi, imboccare la strada del rispetto dei cittadini. Ovviamente, tra questi, quale eccezione che confermi la regola, ci sono uomini di grande spessore morale e culturale. Che assolvono alla missione egregiamente. Ma sono pochi, pochissimi.


di Vincenzo Macedonio