martedì 24 marzo 2026
“La bocciatura della riforma non è una sconfitta personale”. Lo afferma il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Corriere della Sera. “Era una riforma in cui credevo”, sottolinea. “Penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno”. Nordio ritiene che a fermarsi sarà “la limitazione della custodia cautelare” che “potrebbe essere più difficile”. L’azione delle toghe, con la bocciatura del referendum della giustizia, a parere di Nordio sarà più invasiva: “Limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione. Adesso – ha aggiunto – dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr. Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo”.
Comunque, ribadisce riferendosi anche alle polemiche che hanno investito Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, “non ci saranno modifiche nella compagine ministeriale”. I referendum costituzionali, ha proseguito, “sono sempre finiti male, salvo quello sull’abolizione di una quota di parlamentari. In più gli altri hanno attribuito al referendum un significato politico”. Per questo nel centrosinistra, secondo lui, “ora si aprirà una lotta accesa per la sua paternità e conseguentemente per la leadership nel campo largo, che diventa unito solo quando dice no”. Intervistato da Sky Tg24 sostiene che “purtroppo, ora l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. È una vittoria dell’Anm, parliamoci chiaro. Questo darà all’Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra perché prima o poi andranno anche loro al Governo. Inoltre, nella coalizione ci sarà una controversia intestina per attribuirsi la vittoria. E dovranno fare i conti con l’Anm, la vera vincitrice, che diventa un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei. Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica”.
di Manlio Fusani