lunedì 23 marzo 2026
Il Referendum sulla giustizia è stato bocciato. Se le prime proiezioni, a urne chiuse, preannunciavano un testa a testa, le varie rilevazioni degli istituti di sondaggi hanno reso evidente il vantaggio del No con il 53,7 per cento. Affluenza quasi al 59 per cento: 58,9 per la precisione. Oltre 27 milioni di italiani su 45 milioni e 947mila elettori. Giorgia Meloni ha postato un videomessaggio sull’account ufficiale di Instagram. “Gli italiani – ha detto la premier – hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Su X Youtrend ha evidenziato la “vittoria del No al referendum costituzionale della giustizia. Con 20.932 sezioni su 61.533 il vantaggio è ormai incolmabile”. Sono tre le Regioni che, a scrutinio quasi ultimato, fanno registrare la vittoria del Sì al referendum: In Friuli-Venezia Giulia il sì è al 54,49 per cento ed il no al 45,51 per cento; In Lombardia il sì ottiene il 53,79 per cento mentre il no è 46,21 per cento. In Veneto il sì è al 58,23 per cento mentre il no è al 41,77 per cento. Vittoria del no sul filo invece in Trentino-Alto Adige dove il Sì ottiene il 50, 47 per cento ed il sì 49,53 per cento. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non ha nascosto la propria delusione sull’esito del referendum sulla Giustizia. “Prendo atto con rispetto – ha affermato – della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”.
Per Antonio Tajani, “il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”. Il segretario della Lega, Matteo Salvini ha affidato a una nota il suo commento sul referendum. “Quando i cittadini si esprimono – sottolineato – hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo, il Governo deve andare avanti con compattezza e determinazione”. Sul fronte dell’opposizione, si registra l’esultanza di Elly Schlein. In una conferenza stampa al Nazareno, la segretaria del Pd ha rivendicato la vittoria del No. “Abbiamo vinto – ha detto – una maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell’esito. Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede. Ci sono più elettori di destra che hanno votato No che il contrario”. Secondo la leader dem, “arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al Governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. È anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al Governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa”. I leader progressisti “spero di vederli in piazza e festeggiare insieme. Abbiamo sempre detto che troveremo insieme le modalità per la costruzione del programma. Discuteremo di tutto, modalità e tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari”. Schlein è convinta: “Batteremo Meloni alle prossime politiche, l’ho detto prima e lo ribadisco dopo. È chiaro che questo voto con un’affluenza molto alta è un messaggio di cui il Governo deve tenere conto”.
Per il leader del M5s Giuseppe Conte “l’esito del referendum è un avviso di sfratto al Governo, dopo 4 anni. Un segnale forte, politico”. In conferenza stampa ha sottolineato l’apertura “alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma”. I leader Alleanza verdi e sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno parlato di “un’onda repubblicana costituzionale”. Per Fratoianni, “c’è una “affluenza altissima che segnala politico e, lo dico alle altre forze del centrosinistra: prediamo subito un impegno che quando governeremo noi la Costituzione senza pensare di cambiarla ci impegniamo ad applicarla: quando tocchi la Costituzione c’è una reazione e questo è uno splendido messaggio per il Paese, per le istituzioni. Da qui in avanti cambia il vento, cambia la musica e si guarda alle politiche con tutto un altro spirito”. Bonelli ringrazia “gli italiani per questa straordinaria partecipazione che ha portato alla difesa della Costituzione: è un segnale politico grande. Oggi i piani della Meloni cadono in una giornata straordinaria per la democrazia italiana, una straordinaria giornata di partecipazione, grazie a tutti gli italiani”. Frattanto, Cesare Parodi, si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati. A quanto si apprende per “motivi personali”. Parodi ha comunicato pochi minuti prima delle 15 la decisione al Comitato direttivo centrale dell’associazione. “Ho svolto la campagna come volevo, cercando sempre di non offendere nessuno, contando sull’appoggio e la collaborazione di tanti colleghi ed amici preziosi, ma anche fuori della magistratura”, aveva detto a Repubblica solo qualche giorno fa, non a caso tracciando un bilancio, con serenità e soddisfazione. Adesso, ciò che ha chiesto agli amici, è di “non lasciarsi assolutamente andare a interpretazioni fantasiose”, proprio mentre la sua ferma decisione – che doveva rimanere riservata ancora per qualche ora – alimentava qualche infondata suggestione.
di Manlio Fusani