venerdì 13 marzo 2026
Dopo le condanne di ieri, si è mosso qualcosa. L’attacco alla base italiana di Erbil nel Kurdistan iracheno con un drone iraniano non poteva che mettere sull’attenti la leadership italiana, e così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio supremo di difesa. La riunione è avvenuta stamattina. Alla seduta hanno preso parte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Presenti inoltre il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti e il consigliere presidenziale per gli Affari del Consiglio Supremo di Difesa, nonché segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani.
Il Consiglio si è aperto nel segno della preoccupazione di come gli effetti destabilizzanti che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran porta inevitabilmente con se possano toccare il Mediterraneo e l’Italia. Nel documento finale, il Consiglio ha ribadito che, nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, il Paese guarda con crescente allarme al moltiplicarsi dei conflitti armati. Attacchi contro la popolazione civile – con vittime spesso tra i bambini, come nel caso della strage nella scuola di Minab – sono stati definiti inaccettabili. Secondo Mattarella, Meloni e i ministri l’eventuale estensione del conflitto da parte dell’Iran potrebbe aprire nuovi scenari di guerra ibrida e favorire l’azione di organizzazioni terroristiche.

In questo contesto è stato ribadito che l’Italia non prenderà parte al conflitto, posizione già espressa dal Governo in Parlamento. Durante la riunione è stato inoltre valutato positivamente il fatto che le Camere abbiano già approvato una risoluzione relativa alle richieste di assistenza avanzate da Paesi amici e alleati. Il documento riguarda in particolare l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e messe a disposizione delle forze statunitensi, che dovrà avvenire nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e limitarsi alle attività di addestramento e supporto tecnico-logistico. Eventuali richieste che dovessero andare oltre questo quadro – è stato precisato – saranno sottoposte al Parlamento. Il Consiglio ha quindi esaminato le linee d’azione illustrate dal Governo per affrontare la crisi nell’area del Mediterraneo, nel Medio Oriente e nei Paesi del Golfo. Tra le priorità individuate figura la sicurezza delle migliaia di cittadini italiani presenti nella regione, oltre al sostegno ai Paesi del Golfo, partner strategici dell’Italia, anche a tutela dei militari italiani impegnati nelle missioni già autorizzate dal Parlamento.
Particolare attenzione è stata dedicata al coordinamento con i principali partner europei – Francia, Germania e Regno Unito – per armonizzare le iniziative in materia di sicurezza e difesa degli interessi comuni. Tale cooperazione si inserisce in un contesto di crescente tensione dopo il lancio di missili verso Cipro, territorio dell’Unione europea, e verso la Turchia, membro della Nato, intercettati dalle difese dell’Alleanza nel Mediterraneo orientale. Il Consiglio ha inoltre richiamato i rischi che la guerra in Iran sta generando sul piano della sicurezza economica ed energetica globale, giudicando gravi le azioni di Teheran volte a ostacolare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi marittimi per il traffico petrolifero.
Una parte dell’incontro è stata dedicata anche alla situazione in Libano. Il Consiglio ha invitato Israele a evitare reazioni sproporzionate rispetto alle azioni di Hezbollah, ritenute responsabili di aver trascinato il Paese in una nuova fase di conflitto. Come spesso accade – è stato osservato – a pagare il prezzo più alto sono le popolazioni civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel sud del Libano e nelle aree sciite di Beirut. Nel documento viene inoltre espressa preoccupazione per le continue violazioni della Risoluzione 1.701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e per i ripetuti attacchi contro il contingente della missione Unifil, attualmente guidata dall’Italia. Anche alla luce delle decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla conclusione della missione, il Consiglio ritiene imprescindibile garantire la sicurezza della “Linea blu” e rafforzare le capacità delle Forze armate libanesi.
di Zaccaria Trevi