Il verdetto della stampa estera sul Governo Meloni

lunedì 2 marzo 2026


Un primo piano evocativo, sguardo dritto in camera, un accenno di sorriso e una postura che, avvolta in un blazer dal blu intenso, promette sicurezza. È la copertina del Times, luglio 2025, nel pieno della bufera dei dazi di Trump. Si parla di lei, la premier italiana, e lo si fa con toni insoliti, fin dal titolo dell’articolo di Mario Calabresi “Where Giorgia Meloni Is Leading Europe”. Se è vero che non si giudica il libro dalla sua copertina, stuzzica, quantomeno, l’idea che sia una tra le riviste più influenti al mondo ad accreditare l’Italia come nuova direttrice dell’Europa

Con un excursus sulla sua vita e ascesa politica, il Times ricostruisce il ritratto della leader italiana, sollevando un polverone di critiche che riportano alla mente le prime settimane del suo mandato, quando la comune visione dei giornali internazionali era tutt’altro che rosea. Tra chi tracciava l’inarrestabile involuzione fascista del Paese, chi sottolineava le coordinate euroscettiche del neonato governo e chi seminava dubbi sul fatto che l’Italia spaccasse la solida cordata europea contro la Russia, una tetra foschia accompagnava l’avvio del mandato Meloni. Nel suo ormai quarto anno di attività, tuttavia, lo scenario confezionato ex ante per l’opinione pubblica sembra ormai colare acqua da più parti. 

Una qualità riconosciuta proprio dal Times è la “disarmante franchezza” del capo di governo, fusa ad una sagacia politica e un’abilità diplomatica che hanno incuriosito la scena internazionale, rendendo la premier in grado di vincere, fin dall’inizio del suo incarico, sia gli scetticismi dei vertici europei, tra cui Ursula von der Leyen, che quelli della Casa Bianca con l’allora presidente Joe Biden. “Si capisce subito quando qualcuno è un animale politico”, le parole di un diplomatico di Bruxelles riportate dalla rivista statunitense.

Nel quadro europeo, Giorgia Meloni è stata definita, in un articolo del Politico, una personalità “camaleontica”, in grado di “cambiare pelle”, a marcare quella trasformazione, sottolineata anche dal Times, da “rivoluzionaria di destra a conservatrice pragmatista”. 

È evidente nelle sue ferme posizioni a sostegno dell’Ucraina, consolidate, come evidenziato dal New York Times, nella mediazione volta a convincere il primo ministro ungherese Viktor Orbán a revocare il veto sul pacchetto di aiuti dell’Ue da 50 miliardi di euro.

La scelta di abbracciare l’Unione Europea, rassicurandola dallo spauracchio del recesso, risponde alla volontà della premier di porsi a tutela e a rafforzamento dell’Occidente, ma anche ad un riadattamento della sua visione di politica estera al ruolo che lei stessa ricopre.

In linea con questo percorso, il Times ricorda in positivo anche “la decisione di Meloni di ritirare, nel dicembre 2023, l’Italia dalla Belt and Road Initiative cinese, un sistema di prestiti infrastrutturali volto ad aumentare l’influenza globale di Pechino a scapito di Washington”. Ciò, di certo, ha intenerito la posizione verso Meloni da parte di Biden, che solo l’anno prima aveva preso ad esempio l’Italia in riferimento alla diffusione dell’autoritarismo nel mondo. Ma, ad essere pignoli, questa vicenda più di altre, mostra quanto possa comprimersi lo scontro valoriale dinanzi alle più urgenti esigenze economiche e di potere.

Venendo ai tempi più recenti, è ampiamente discusso dai media globali il ruolo di ponte dell’Italia calcificatosi tra la seconda amministrazione Trump e l’Ue in materia dazi. Meloni ha dichiarato al Financial Times che gli Stati Uniti sono il “primo alleato” dell’Italia e ha respinto l’idea di dover scegliere tra l’Europa e gli Usa. Per questo, anche The Guardian ha messo in luce le parole del primo ministro inerenti alla necessità di una reazione ragionata di fronte agli attriti presenti. 

Le relazioni sono, ad oggi, segnate da una grave incertezza finanziaria, incistita dal congelamento dell’accordo quadro che avrebbe dovuto stabilizzare i rapporti e da una nuova aliquota del 10 per cento su quasi tutte le esportazioni verso gli Usa.

Un lato più critico, ma anche meno approfondito, viene riservato dalla stampa estera al dibattito domestico italiano. The Times, noto quotidiano londinese, ha evidenziato il contrasto tra il successo internazionale e le difficoltà economiche del Paese, con l’invito a prendere in mano i “problemi di casa”, legati ai salari e alla produttività.

Considerazioni negative emergono anche nell’analisi dell’Economist in merito alla poca concretezza dei piani del governo volti a favorire la crescita e la competitività della nazione. Il giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung (NZZ) racconta di come “l’Italia festeggi la stabilità finanziaria, ma il merito vada ai suoi predecessori (riferendosi all’eredità lasciata da Draghi)”.

Sebbene, storicamente, sull’Italia si sia cucita la veste di partner secondario, oggi, a facilitare il riposizionamento italiano nello scacchiere globale sembrano essere proprio le rotte diplomatiche del Governo Meloni. La presenza del suo operato tra le pagine degli esteri pone un faro, di fronte alle opinioni pubbliche e alle leadership del mondo, sulla maggiore influenza che, nel dialogo internazionale, il nostro Paese merita di avere.


di Siria Santangelo