Ue e costo della catastrofe bellica e tecnologica

venerdì 27 febbraio 2026


“C’è il potere e poi ci sono i normali” è probabilmente la frase di Mario Draghi già passata alla storia: soprattutto perché ripresa su tutti i blog, le chat ed i siti marchiati come complottisti. Di fatto a quest’ultimo gruppo appartiene un po’ tutto il popolo del pianeta, che può solo immaginare cosa abbia in serbo il potere.

Va detto che anche un “normale” intuisce che dopo la guerra ci sarà necessariamente una pace; e pur rimanendo in essere nel pianeta gran parte dei conflitti locali, ignorati dalla “stampa istituzionale” e di cui si occupano solo un nugolo di addetti ai lavori nelle organizzazioni internazionali. Allora necessita essere precisi: terminato il conflitto in Ucraina certamente il potere europeo spalmerà sui cittadini i costi dell’impresa bellica; certamente i “normali” saranno gravati da perdite, costi e fallimenti subiti dal potere nell’ultimo decennio.

In sintesi, costi dal dopo bolla immobiliare, passando per pandemia, guerra in Ucraina, green economy, sostenibilità varie ed eventuali e, non ultima, la grande bolla finanziaria delle nuove tecnologie e Ai (intelligenza artificiale). Se ne desume, restringendo l’analisi alla sola Unione Europea, che per i prossimi due decenni i cittadini europei dovranno rinunciare a una fetta di trasporto pubblico e privato, sanità, risparmi, opportunità di lavoro e molto altro.

Di fatto lo Stato Europeo incarna a pieno quella definizione di “comitato d’affari” che Karl Marx dava della classe dominante: quella che usa la guerra per sostenere gli interessi economici di aristocrazie capitaliste, spesso provocando la rovina delle classi piccolo e medio borghesi, artigiane, contadine e operaie. Classi a cui da sempre le alte aristocrazie impongono di partecipare alle loro imprese (belliche o finanziarie) con patrimoni o con la vita dei loro cari. Un rito che vive da sempre, dalle guerre tribali passando per Troia, nel cui conflitto perivano gli eroi aristocratici e si salvavano gli archetipi della futura piccola aristocrazia e borghesia italiana e mediterranea, ovvero Ulisse ed Enea (ma è mitologia e letteratura). Dei due gli italiani (soprattutto nel Sud) hanno inconscia memoria genetica: quindi ci chiediamo un po’ tutti se gli italiani riusciranno questa volta a non pagare il conto europeo ed occidentale, salvando famiglia, casa e lavoro e occultando risparmi e piccole entrate.

Dalle parole, di due giorni fa, di Ursula von der Leyen affiora il sentore che starebbe per abbattersi sui “normali” un conto salatissimo: la presidente della Commissione Ue ha rassicurato Zelensky sul prestito da 90 miliardi, sottolineando che avrebbe trovato i soldi dalle risorse degli europei: quindi ha avvertito Ungheria e Slovacchia, che si sono opposte, che anche i loro cittadini devono dare soldi all’Ucraina. La von der Leyen ha detto stizzita: “Il prestito è stato concordato, la parola non può essere infranta; in un modo o nell’altro manterremo la promessa”.

Nel frattempo, nessun europarlamentare italiano si permette, anche solo lontanamente, di chiedere all’Ue degli investimenti operati dai “poteri europei” nelle multinazionali cibernetiche. Investimenti che l’Ue ha portato avanti per entrare nelle grazie di Bill Gates, a cui ha affidato l’informatizzazione europea. Quindi riassumiamo: dal dopo bolla immobiliare, a seguire soldi dei cittadini investiti nella bolla green economy, nella chimico-farmaceutica (sotto pandemia), nell’Intelligenza artificiale per disoccupare gli umani e da quattro anni nella guerra di Zelensky.

La bolla finanziaria dell’Ai sta per scoppiare, e fa parte del piano per bruciare risparmi e pensioni.

Nelle stanze dei bottoni europee e occidentali guardano la cosa in maniera distaccata: infatti la bolla fa parte del grande gioco che permetterà maggiori distanze sociali tra potere e “normali”. Un po’ come nel ‘29, quando un Rothschild disse: “Il modo migliore per fare soldi è comprare quando il sangue scorre per le strade”, oppure Rockefeller che decideva di far precipitare la borsa di New York perché non poteva accettare che anche lustrascarpe e fornai stessero investendo in titoli.

Gli strateghi a servizio del potere stanno organizzando che la bolla dell’Ia esploda appena verrà sancita la pace in Ucraina. Così i normali verranno per l’ennesima volta tosati. Sarà la fine di una miriade di “start up” (così appellano le giovani imprese di nuove tecnologie), cessando in un battibaleno l’entusiasmo su investimenti e crescita grazie agli investimenti Ue in Ia. Rimarranno in piedi solo Bezos, Bill Gates, Elon Musk e Thiel di Palantir: rappresentano oggi i Rockefeller e Rothschild del ‘29.

Chiuderanno tutte le aziende piccole e medie dei “normali”. E si dirà “ci sono state valutazioni di mercato gonfiate, aspettative su potenzialità non ancorate al valore reale degli asset”. Intanto la fiducia dei “normali” sarà crollata. E la gente si domanderà: “Ma liberata l’intelligenza artificiale non dovevamo essere tutti ricchi e tranquilli, avendo a disposizione tutto?”.

I prodigi dell’Intelligenza artificiale sono serviti come un grande pifferaio magico nella città di Hamelin, per permettere al potere di convogliare i sacrifici economici dei cittadini nel mercato dominato da Nvidia, Alphabet, Microsoft Broadcom... Ed ora è il momento giusto per fare un bel falò dei soldi dei “normali”.

Intanto i potenti, che hanno rastrellato soldi grazie alle nuove tecnologie, si sono poi peritati d’investire in terra, castelli, palazzi, miniere, diritti sull’acqua ormai privatizzata. Migliaia di miliardi rastrellati a livello globale, poi finiti nelle mani di pochi potenti che hanno investito in scelte degne delle tradizionali aristocrazie. Lo hanno potuto fare perché controllano governi come l’Ue e perché Google sa tutto di noi.

I 1000 miliardi di infrastrutture che OpenAI vorrebbe mettere in piedi verranno sostenuti con i nostri sacrifici, soprattutto con i milioni di licenziamenti che Microsoft ha programmato con gli stati a livello globale: a soggetti come l’Ue è stata venduta l’idea che questo servirebbe per finanziare nuovi investimenti anche in Europa. Certo diceva Keynes “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Ma sarebbe oltremodo triste dover ammettere che il “normali” (i popoli) debbano solo accettare supinamente le scelte del potere. 

Perché questa è l’accettazione della “fine della storia” profetizzata da Francis Fukuyama, che dopo il crollo del sistema sovietico (e la fine della Guerra Fredda) reputava che globalmente le multinazionali (quello intendeva per capitalismo) avrebbero semplicemente governato la politica dei popoli.

Ecco perché chi vi scrive vi contrappone il “fine della storia” secondo Hegel, che è la libertà dello spirito, che si manifesta nella libertà di noi “normali” di determinare la politica dello Stato... ed oggi potremmo agire non pagando i costi di questa catastrofe.


di Ruggiero Capone