Europei senza comunità

venerdì 27 febbraio 2026


Parole come “comunità” e “società” vengono usate in modo intercambiabile, quasi come se avessero lo stesso valore e significato, sia in ambienti formali che informali. Vengono usate indistintamente anche quando si parla di Europa. Ma è davvero così? La società europea è anche una comunità?

Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere il significato originario di queste parole in latino. “Comunità” deriva da communitas, che a sua volta nasce da cum e munus, e significa “condivisione di un dovere o di un dono”. “Società” invece, deriva da societas, che proviene da socius e significa “alleanza” o “associazione”, solitamente orientata a un fine.

Riconosciuta questa differenza, diventa evidente come oggi non esista una vera comunità europea. Chi nasce europeo non lo vive come un dono, ma quasi come un peso da giustificare; non lo percepisce come un dovere verso qualcosa di più grande, ma come qualcosa di irrilevante. Essere europei, però, diventa magicamente interessante quando entra in gioco l’utilità e l’interesse personale: è bello essere europei quando si può viaggiare senza problemi in Francia, quando si parte per l’Erasmus a Barcellona, quando i fondi europei finanziano un corso di lingue. È bello essere europei quando questo comporta un vantaggio per il nostro io più egoista e compiaciuto.

Come affermava il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies, comunità significa innanzitutto appartenenza naturale a un tutto: non è una scelta, non è un bisogno, ma un semplice dato di realtà che nasce non dal ragionamento, bensì da un’intuizione profonda.

E allora, com’è possibile che non esista più una comunità ma solo una società europea? Ebbene, questo è l’effetto di una crisi metapolitica, se non religiosa: da popolo, gli europei sono divenuti massa. Il nichilismo ha preso il sopravvento ed è sorta una collettività di individui senza Dio, senza patria, senza radici e senza memoria. Gli europei vivono in una società che non fa altro che far sentire i propri cittadini colpevoli. Se si ama Dio si è bigotti, se si ama la patria si è estremisti e se si critica il sistema si è ignoranti. E allora che cosa vogliono le istituzioni dagli europei? Vogliono sostituire i miti fondativi della civiltà: Roma, l’Impero, la gloria, l’azione e l’onore, che hanno da sempre caratterizzato la storia del continente, con i nuovi diritti, con la decadenza dei costumi, con l’accoglienza di coloro che nemmeno rispettano la nostra civiltà e con l’idea che essere europei significhi essere nichilisti.

Giacomo Leopardi, anch’esso un autore fondamentale della letteratura italiana ˗ che è stato ovviamente depotenziato dall’élite culturale associandolo solo a poesie intimiste come A Silvia e L’Infinito ˗ diceva: “Il principio fondamentale della moralità di una persona o di un popolo è la stima costante e profonda che esso fa di sé stesso”.

Su cosa significhi comunità per un popolo si espresse anche il filosofo italiano Giorgio Locchi, il quale sosteneva che è la passione e la capacità di soffrire insieme a rendere un popolo capace di diventare comunità. Oggi, invece, gli europei sembrano incapaci sia di amare sia di soffrire insieme.

Ai confini del continente si sta letteralmente combattendo da quattro anni una guerra ˗ quella tra Ucraina e Russia ˗ nella quale milioni di uomini e donne lottano, e talvolta sacrificano la propria vita, per una causa che per loro è naturale. Spiace deludere le élites, ma gli ucraini non combattono per i diritti civili, né per il Green New Deal, e nemmeno per la democrazia liberale in sé. Gli ucraini combattono per la loro libertà, per la loro identità, per la loro lingua. Oggi, nonostante tutto quello che ci è stato raccontato, sono il più grande esempio di cosa significhi essere europei. Tra i palazzi bombardati e le trincee, possiedono due cose che a Bruxelles e a Strasburgo sembrano mancare: l’onore e la dignità. Ecco cosa significa essere una comunità: tradire loro, in questo momento, sarebbe come tradire la parte più vera di noi stessi.

Eppure, la cosa più triste non è la politica che tenta di piegare la causa ucraina ai propri interessi, ma la totale indifferenza dei popoli europei di fronte a questi eroi. A pochi interessa davvero ciò che accade laggiù: conta di più pagare meno la luce o il gas. Ecco cosa preoccupa l’italiano e l’europeo medio.

Ma io, come molti altri in Europa, non riesco a concepire una vita in cui i miei valori, la mia morale e la mia empatia dipendano dal mio portafoglio. Io, che ho vent’anni, voglio solo bruciare per qualcosa e servire un’eredità.

Voglio, in poche parole, appartenere ad una comunità.


di Alessandro Xhufi