Problema magistratura

martedì 24 febbraio 2026


Quasi ogni giorno una certa magistratura italiana, ovvero quella parte dei magistrati ai quali è dato di utilizzare le loro funzioni per fare politica, assesta un colpo sonoro al Governo di centrodestra. La magistratura ha “smontato” il centro di accoglienza in Albania, condanna l’Esecutivo a risarcire il pluripregiudicato clandestino, commina sanzioni economiche per il trattenimento in porto delle navi salva immigrati. Per non ribadire lo sberleffo connesso alla recente manifestazione di Torino, il sancire l’impunità per delinquenti che incappano nelle Forze dell’ordine e quant’altro. Lo stesso Governo versa in una situazione di impotenza. Perché non può far altro invero non sa far altro, che subire. Continua a vivere di illusioni, se veramente crede che con la separazione delle carriere risolverà, a suo favore, il problema. Qualunque fosse l’esito del referendum la situazione attuale non cambierebbe. O peggio: potrebbe peggiorare. Alla base c’è l’incapacità di trovare i giusti rimedi. Perché prima occorre capire cosa fare. E poi, si deve trovare il coraggio di agire. In precedenza, ho delineato che, almeno per cominciare, bisognerebbe ripristinare, con una normativa ben studiata, che non incorra nella pronuncia della Corte di Giustizia europea. Che sostanzialmente l’ha demolita.

Quanto meno resa fortemente inefficace. Tanto che la Legge numero 18 del 27 febbraio 2015 l’ha ufficialmente “annacquata”. E la magistratura è ritornata, semmai avesse perdute queste condizioni, alla più piena immunità e impunità. Temo che qualunque legge sarebbe minata dalla grande paura, che si ha, ad essere accusati di fascismo. Ora, però, mi è sopraggiunto anche un altro pensiero. Ritengo che, un’altra misura confacente, per arginare questa magistratura, sarebbe quella di intervenire sui concorsi. Mi spiego meglio. Quasi nessuno è al corrente e, comunque, pochi ricordano, che la grande idea della via italiana al socialismo di Palmiro Togliatti è stata pienamente attuata. Il Partito comunista aprì una serie di Istituti di studi comunisti. In più parti d’Italia. A Frattocchie, nel Comune di Marino, almeno sino al 1993 era in funzione una scuola di formazione della classe dirigente. Togliatti concepiva di inserire, infiltrare, nei gangli delle amministrazioni dello Stato, per occupare strategicamente le posizioni apicali, militanti comunisti. Il piano ingegnoso ha funzionato. Specialmente per la magistratura. Sono entrati a farne parti molti uomini affiliati al Partito comunista. Senz’altro per la loro preparazione. Ma anche perché favoriti nei concorsi da quei “compagni” che stavano già all’interno della stessa magistratura. Il fenomeno si perpetua. Anche se, ora, non esiste più il Partito comunista. Ma nipoti non meno faziosi, ai quali conviene fortemente stare sotto questa bandiera. Nella mia malignità andreottiana, quella secondo cui, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, avanzo un’ipotesi.

L’accesso alla magistratura è anch’esso regolato da una sorta di Manuale Cencelli. La sinistra è nella condizione di accaparrarsi, almeno un 40 per cento di coloro che entrano in carriera. Un 40 per cento è lasciato ai figli e parenti di magistrati, di politici e mandarini di Stato e “compagnia cantante”. Per merito e per pudore entra il 20 per cento dei concorrenti. Si è creata una catena più che robusta, quasi impossibile da spezzare. Tutto questo significa che il germe, l’infezione che ha ridotto la giustizia a un settore negativo, pericoloso, anche per i cittadini, necessita di una cura adeguata. Azzardo una soluzione a caso: riformare gli esami in magistratura togliendo ai magistrati il monopolio delle assunzioni. Commissioni d’esame formate da professionisti esterni: avvocati, giuristi, professori universitari, notai, commercialisti. Ovviamente, sempre vigilando. In modo tale che questi zelanti partigiani di tutte le sinistre, restino fuori. Da attendersi e saper fronteggiare gli attacchi sulla costituzionalità di un siffatto nuovo metodo di concorso. Sarebbero erette delle barricate e la lotta diventerebbe dura, violenta. Ma bisogna essere preparati ad affrontarla. Qualche speranza di ridare spazio alla giustizia c’è. Altrimenti, rassegniamoci: la magistratura resterà quella che è. Pessima e non solo per le questioni che coinvolgono la politica. Ma anche per molti cattivi servizi che rende quotidianamente ai cittadini.


di Vincenzo Macedonio