Stragisti per nulla: uccidere per rilassarsi

venerdì 13 febbraio 2026


Che cosa contraddistingue oggi la tipologia degli autori delle cosiddette uccisioni indiscriminate di massa, o “mass shooting”? Risposta: il loro odio indifferenziato verso l’intera società. E il tutto avviene senza che i responsabili appartengano a categorie note, come suprematisti, terroristi islamici, o soggetti motivati da odio politico. Questi “stragisti per caso”, infatti, ci tengono a dichiarare nei loro farneticanti messaggi di rivendicazione, via social o per iscritto (sorta di testamenti postumi), il totale disprezzo per l’umanità intera, augurandosi la fine dell’attuale civiltà. Una sorta, quindi, di nichilismo moderno che si avvera nella rinascita online delle convinzioni filosofiche del XIX secolo, che negavano l’esistenza della verità morale e del significato trascendentale dell’universo. A questo punto, per chiarire la diversità dei profili citati di nichilismo stragista, sarà utile ricorrere a qualche esempio pratico di “mass murderer” a prescindere, fatto per cui chi se ne è reso responsabile non conosce, né ha mai conosciuto le proprie vittime. Primo esempio: in Wisconsin, una mass-killer 15enne lascia a giustificazione del suo gesto un testamento-manifesto dal titolo Guerra contro l’umanità, in cui la razza umana e descritta come “spazzatura” (che, quindi, ricomprende anche se stessa). Altro caso: un 24enne progettava un attacco con droni per far saltare la centrale elettrica di Nashville, con l’intenzione di “accelerare l’inizio della fine di questo mondo interconnesso e globalizzato”. Ancora: un 25enne si è fatto saltare all’esterno di una clinica Ivf di fertilizzazione in vitro, perché convinto che un essere umano non possa venire al mondo senza che lui stesso lo abbia voluto (inutile chiedersi come interrogare prima un embrione)!

Alcune procure federali hanno iniziato a catalogare questi particolari profili di “mass murderer” di nichilismo estremista e violento, tentando di darne una descrizione complessiva come fattispecie di: “Condotte criminali atte a perseguire fini politici, sociali e religiosi che derivano primariamente dall’odio indistinto per la società nel suo complesso, di cui se ne auspica la scomparsa seminando caos, distruzione e instabilità sociale”. Un caso esemplare, in tal senso, fa riferimento a un teenager del Wisconsin che, nel febbraio 2025, ha ucciso i suoi genitori perché coinvolto in un complotto per scatenare la guerra civile e assassinare personalità pubbliche. Anche se in alcuni casi l’azione è innescata dall’odio razziale, quello che colpisce è la volontà insita in quel gesto di prendersela, in generale, con l’intera società. Per cui, in molti casi la catalogazione esistente per questo genere di crimini non funziona, o è del tutto inadeguata. Il Washington Post ha voluto fare una statistica dell’ondata di mass murdering che si sono registrati negli ultimi 18 mesi in America, sia all’interno di plessi scolastici, sia all’esterno, con l’impiego di esplosivi; ovvero ricorrendo a assassinii mirati, come è accaduto nei casi di un parlamentare del Minnesota, di un alto dirigente della sanità e dell’attivista Charlie Kirk. Quindi, anche se i bersagli sono i più vari, tutti i responsabili dei crimini (i mass murderer, cioè) dichiarano di averlo fatto per una giusta causa. Alcuni di questi attacchi hanno avuto una qualche connotazione politica in senso convenzionale, a danno di esponenti democratici o repubblicani, come segno di protesta per la guerra a Gaza o per la sorte dei palestinesi.

Ma, in almeno sei dei casi recensiti dal Washington Post (Wp), la caratteristica è quella di un nichilismo esasperato e fine a se stesso, mentre in tre ulteriori casi la motivazione molto precisa faceva riferimento a qualcosa del tutto inedito, come nella fattispecie di Luigi Mangione nel 2024, che ha ucciso il responsabile di una grande società di assicurazione sanitaria, intendendo colpire la sua compagnia assicurativa. Oppure, il berretto verde Matthew Livelsberger che nel 2025 si fa saltare con la sua Tesla Cybertruck davanti a un casinò di Las Vegas, per vendicare i soldati caduti in Afghanistan. Per non parlare poi di un certo Shane Tamura, che ha pensato bene a luglio 2025 di aprire il fuoco contro una sede per uffici a Manhattan, per protestare contro le pratiche corruttive interne alla Federazione nazionale di calcio. Nota in merito il quotidiano americano: “questo tipo di aggressioni armate tendono a trasformare un’offesa personale in uno spettacolo nazionale”. Tuttavia, il nichilismo abbinato all’uso della Rete ha esaltato quell’inedito sentimento distruttivo, fornendo agli interessati una expertise tecnica e permettendo loro di riconoscersi e affiliarsi a una community di irriducibili odiatori della società moderna. Per capire di che cosa si tratta, l’attentatore che si è fatto saltare all’esterno della clinica per l’inseminazione artificiale è ricorso all’Intelligenza artificiale, al fine di valutare la “velocità di detonazione” che avrebbe creato l’esplosione di un certo reagente chimico.

Idem, nel caso del complottista di Nashville, che intendeva seminare il caos assaltando con i droni la centrale elettrica della città: anche lui aveva trovato l’informazione necessaria su YouTube su come costruire un drone munito di esplosivi. Se nel passato l’attività terroristica era di tipo organizzativo e strutturato, con al suo interno i vari profili specializzati (l’esperto di esplosivi o artificiere; il reclutatore di manovalanza; il leader del gruppo) oggi con Internet è disponibile un’intera gamma di fai da te per l’azione di lupi solitari. E ciò significa che per un apparato d’intelligence è quasi impossibile sapere da dove verrà la minaccia, e chi sferrerà il prossimo colpo, dato che non c’è nessuna organizzazione da infiltrare e sorvegliare, all’interno di una “società del disordine” come quella attuale. Prendiamo la mass murderer 15enne, Natalie Rupnow, capelli biondi lunghi, piccola di statura, con indosso occhiali da vista, che ostentando calma e rabbia entra nella sua scuola a Madison impugnando una Glock 9 millimetri, acquistata tre mesi prima per 500 dollari, per poi sparare 20 proiettili dentro una classe affollata, senza dire nemmeno una parola. A terra rimarranno uccisi una professoressa e uno studente, e altri sei resteranno feriti, oltre alla Rupnow che si è suicidata. La motivazione? All’inizio, si è pensato a una vendetta per essere stata bullizzata, unita a una forte depressione per il divorzio dei suoi genitori. Più tardi però si è scoperto che la ragazzina faceva parte di una community di “true real crime”, in cui venivano scaricate immagini di morti violente reali.

Questo tipo di community fa parte di una sottocultura online non ideologica, in cui l’attrazione per i mass murderer arriva persino all’emulazione. Per un certo genere di fan, gli attuatori del passaggio all’azione sono visti come dei romantici solitari, che ricorrono alla violenza per vendicarsi di una società che non gli appartiene. Nel volantino che giustifica il suo gesto, la Rupnow professa la sua venerazione per alcuni mass killer, identificando queste figure come dei “santi” per questi loro atti di violenza privi di senso. Definendo proprio “puri santi” due 18enni con i quali era in corrispondenza nella sua folle community: il primo responsabile di una strage con armi ed esplosivi in Crimea (20 morti e 70 feriti); il secondo reo di aver accoltellato cinque fedeli in una moschea turca, mettendo immediatamente il video sui social. Ma forse, basta così: speriamo che il contagio non arrivi fino a noi!


di Maurizio Guaitoli