lunedì 9 febbraio 2026
Prendo spunto, per abbozzare una riflessione, dalle vicende di Torino. Dalla manifestazione, nel corso della quale si sono verificati fatti classificati di violenza. Soprattutto desidero concentrare l’analisi sui primi esiti giudiziari. Ciò sulle determinazioni che il Gip del Tribunale di quella città ha inteso adottare in ordine al fermo dei tre partecipanti che, tra i forse più di mille, i quali si sono distinti nel confronto con le Forze dell’Ordine, hanno avuto la disavventura di essere “beccati”.
Da avvocato – oltre 50 anni di attività professionale anche nel campo penale –sinceramente plaudo che quel Gip abbia conservato in una certa libertà quei giovani. Ovvero che abbia loro risparmiata la inutile ed ingiusta tortura del carcere. Del resto, reagire ad una polizia fascista è quanto di più legittimo esista. In tutta franchezza sono ammirato del coraggio che questo magistrato ha dimostrato nel non aderire a quel facile giustizialismo, che una certa politica, credendo che questo sia il sentire di una parte, forse maggioritaria, della cittadinanza, vorrebbe inconsultamente punire chi, alla apparenza, delinque.
Ed ancor più lo stimo perché è stato in grado di affermare che la magistratura non solo è autonoma, rispetto all’ordine politico, ma è in grado di fronteggiarlo, di avversarlo, di renderlo soccombente. A ben pensare, gli imbelli non fanno paura. E gli imbecilli ancora meno.
Mi fanno sinceramente tenerezza quegli esponenti della maggioranza di governo che, almeno a sentirli parlare in televisione ed a leggere le interviste sulla stampa, si illudono di poter, in qualche maniera, irregimentare i giudici. Ovvero obbligarli ad attenersi alle leggi, ad applicarle senza quel sano spirito di partigianeria, a non ragionare solo su parametri ideologici.
Quindi io sono con i magistrati. Perché, a confronto degli esponenti del centrodestra, che occupano, non si sa per quanto, il governo, sono più forti. E, pertanto, mi conviene essere con i più forti. La Fontaine concepiva, idealmente, che la “raison du plus fort est toujour la meilleur”.
Una favola con una morale, tutto sommato, cinica, ma di gran realtà. Che spiega che l’imposizione del potere la si può fare in una certa legalità. In una disputa o conflitto chi possiede più potere, autorità fisica e/o sociale, impone la propria volontà. Definendo giusto ciò che gli conviene. A prescindere dall’effettiva verità e giustizia. Il più forte non solo vince, ma si arroga il diritto di definire la sua vittoria come corretta, giustificando pienamente l’abuso. Né più né meno quello che fanno i giudici italiani.
È buona regola dell’essere umano stare dalla parte del più forte. È prudenziale, è conveniente, è esatto…
Mi ripugnerebbe schierarmi a fianco di questo tipo di politici. Sono dei perdenti. Sono confusi, sono pavidi, sono indecisi. Non hanno, sostanzialmente, il coraggio delle loro azioni. Continuano a prendere schiaffi e, forse, porgono pure l’altra guancia. Sberleffi e pernacchie li assorbono tutti i giorni. Mai si sognerebbero di disporre delle leggi in maniera tale che questa supremazia della magistratura venisse neutralizzata. Perché la magistratura, almeno quella incarnata da molti componenti di essa, soffre del cosiddetto Delirio di Arsitotene. Caratteristica di chi vuole avere ragione e che si considera in una posizione di superiorità. Nella facoltà, anzi nel diritto di prevalere rispetto al prossimo. Quelli del centrodestra continuano ad accettare qualunque sottomissione.
Personalmente non andrò a votare al Referendum. In quanto ho la percezione che, quella concepita dalla maggioranza, sia una operazione legislativa inutile e dannosa. Inutile perché non risolverebbe nulla di nulla. La magistratura, sia pure dislocata tra inquirenti e giudicanti, continuerà ad agire come agisce. Separando le carriere non si riforma la mentalità di questi uomini, che rappresentano l’unico vero, immunizzato ed intoccabile potere. Separando le carriere non si avrà una amministrazione della giustizia a livello di indagini, come di sentenze, scevra da arbitri, da abusi, da soprusi, da prevaricazioni.
Dannosa. Almeno sotto l’aspetto economico. Si creeranno, al posto dell’unico esistente, due Consigli Superiori e tanto vale per gli altri Organismi concepiti. Più poltrone… più spese. Questo, ed anche di peggio, si vedrà, purtroppo, se la Riforma dovesse andare in funzione. Avendo vissuto, proprio per 50 anni, quello che, senza retorica, potrei definire il “dramma della giustizia”, azzarderei che altre dovrebbero essere le soluzioni.
Una, a portata di mano, potrebbe trovarsi in una seria normativa che reintroduca, potenziandola con serietà concreta, il perseguimento delle responsabilità dei magistrati. A livello penale, come civile. C’è da domandarsi, come mai, gli sforzi del Partito Radicale a non lasciarli nella più completa impunità, si siano affievoliti; sino a scomparire nel silenzio e tra varie complicità. Se si promulgassero delle leggi che venissero a perseguire in modo esemplare gli errori, che i più delle volte, sono voluti, quindi dolosi, di alcuni magistrati, l’andamento cambierebbe. Gli errori li possono commettere quelli che sono impreparati, con un tasso limitato di intelletto, presuntuosi per ignoranza, cervellotici. Se sbagliano sistematicamente, però, non è tollerabile che restino a far danni. Si dovrebbe bloccar loro la carriera, togliere le funzioni, che incidono sui diritti delle persone, relegarli in un qualche incarico di poco conto… Se, proprio, non sospenderli.
Poi vi sono i comportamenti illegittimi, illeciti, para-delinquenziali. Che sono il portato di personalità particolari. Che si affondano nei difetti elencati in punto di errori. Ma che sono aggravati da deliri di onnipotenza, da lucida follia, da stati di depressione che sfogano nel desiderio di mostrarsi grandi, intoccabili. Così, pure, ci sono quelli che perseguono fini politici, utilizzando strumentalmente il potere di disporre delle libertà, di condizionare, semmai di distruggere, i destini, la vita degli avversari. Che sono i più temuti. E che, pertanto, andrebbero tenuti adeguatamente a bada. Da sanzionare con una immediata sospensione e, all’esito degli accertamenti, incontaminati da protezioni; quindi, svolti da non componenti dell’Ordine Giudiziario, ad una radiazione. O, come meglio si dice, ad una rimozione.
La sospensione dovrebbe seguire gli stessi criteri di quelle custodie cautelari che essi godono tanto di infliggere… Ovvero disposta anche all’apparire del minimo indizio, con poche formalità. Pur sempre con le giuste garanzie.
Ma no. Sto delineando delle utopie. Tutto resterà come, se non vado errato, scorre da secoli. Per quanto, in questi ultimi tempi, è più palpabile che la magistratura si imponga su ogni altro settore dello Stato. I politici con le loro paure, come suol dirsi “senza palle”. I magistrati con la loro arroganza, con la loro illuminata superiorità.
No, io non mi scoraggio. Non avendo aspettative, resterò in uno stato di scetticismo pienamente realista. Osserverò questi politici che nulla muoveranno, spaventati come sono, di sentirsi dire fascisti. Sì, perché quello del fascismo è un complesso che li turba non poco. Tanto che, vergognosamente, in spregio ad ogni dignità, quei pochi che, nei tempi in cui ci si doveva opporre al comunismo, erano timidamente vicini all’idea di Patria e di onore, corrono ad abiurare.
Se non hanno “le palle” in questo, figuriamoci come possono pensare di mettere in riga i magistrati.
(*) Avvocato penalista
di Vincenzo Macedonio (*)