Contro la logica dello statalismo

giovedì 5 febbraio 2026


Il liberalismo senza liberismo è una truffa politica. Una verità semplice, netta, non negoziabile che è stata messa nero su bianco al Congresso di Liberisti Italiani di maggio scorso. Il liberismo non è una corrente del liberalismo. È il liberalismo applicato all’economia.

Se togli libertà economica, concorrenza, limite al potere pubblico, tutela assoluta della proprietà privata, responsabilità individuale, non stai “aggiornando” il liberalismo: lo stai svuotando.

Chi propone uno Stato “efficiente”, tasse “più giuste”, regole “intelligenti” non sta difendendo il liberalismo in forma moderna. Sta solo rendendo più digeribile lo statalismo.

Diciamolo con chiarezza è qui che si collocano figure come Carlo Calenda, Matteo Renzi & Co. Sono liberali nei diritti civili, nel linguaggio, nei modi. Ma sull’economia restano dentro la cornice liberalsocialista europea: accettazione di un’alta pressione fiscale, fiducia nello Stato regolatore, convinzione che la crescita si “indirizzi”, difesa dell’assetto attuale della Unione Europea. È amministrazione del dirigismo con buone maniere.

L’Ue stessa è l’esempio perfetto. Nata come area di libero scambio, si è trasformata in una fabbrica normativa permanente, in un centro di produzione regolatoria, in una struttura che sostituisce il mercato con la pianificazione verde, in un ecosistema tossico dove lobby e burocrazie prosperano più delle imprese.

La transizione “obbligata” all’elettrico, la tassonomia verde, la stratificazione di vincoli settoriali sono politiche anti-liberali coerenti con una visione tecnocratica e dirigista.

Il punto politico è il più pesante. In Italia non esiste un soggetto genuinamente liberale e quasi non esiste neanche nel Parlamento europeo. C’è destra statalista, c’è sinistra statalista, c’è centro liberal/europeista tecnocratico e dirigista. Manca chi dica una cosa semplice e radicale: lo Stato deve arretrare. Non riorganizzarsi. Non modernizzarsi. Arretrare.

E qui si collega il nodo economico. Mentre Stati Uniti e Cina corrono, in modi diversissimi, l’Europa si muove dentro un sistema che alza barriere interne, moltiplica costi di conformità, rallenta l’investimento, protegge l’esistente e penalizza chi entra, dentro la logica del dirigismo diffuso, stolto è autoreferenziale.

Il centro liberal/socialista/democratico è una forma più subdola di statalismo, questi abili manipolatori continueranno a fare da foglia di fico a un sistema che liberale non è più da decenni, né in Italia, né in Europa.

(*) Presidente Liberisti Italiani


di Andrea Bernaudo (*)