Contro le nuove Inquisizioni

giovedì 1 ottobre 2026


Thiel e Palantir cercano nuove forme di società, culture e poteri

Ammettiamolo: i concetti espressi da Peter Thiel e da Alexander Karp, fondatore e Ceo di Palantir, si prestano a un processo da Inquisizione e censura dei partiti che difendono lo status quo Novecentesco. Si tratta di partiti di sinistra, ma anche di destra, che non si rendono conto che lo status quo ante è finito, morto, sepolto.

Il passato delle società newtoniane è stato demolito da loro stessi ma soprattutto dai loro ectoplasmi: le derive nazionaliste e sovraniste (Russia); quelle neo-imperiali (Cina); quelle assolutiste e criminali (Nord Corea); le derive integraliste e jihadiste (Iran, Aqmi e Boko haram). Detto di passaggio, ognuna di quelle derive ha una sua rappresentanza in Italia, dentro ai partiti tradizionalisti come nella gleba di masse diventate Giudici insindacabili, un iper Consiglio Superiore di giacobini più assolutisti del M5S, che passano il tempo a condannare al rogo geni e cretini, santi e criminali. Masse giudicanti diventano il nuovo proletariato. Attorno a esse si avvolgono le spire dei partiti tradizionalisti, che tuttavia sono nuovi di zecca, come quello vannacciano e quelli neomarxisti e populisti.

La censura preventiva è il modo di confronto tipico della politica assolutista, che fornisce una griglia di concetti basici e trascina-lemming, posta su un tessuto post/neo religioso, utile a quietare le coscienze e a sedare il Malato (la folla, la massa, gli Stati).
Le conferenze di Thiel in Italia hanno visto questa levata di scudi che ha stornato i poveri di cranio dall’andare a leggere i fatti e le parole. Questi consistono nel documento edito dalla società (hitech e di AI) Palantir, che indubbiamente produce strumenti di indagine, ma che ha diritto di esprimere opinioni e una missione aziendale.
Thiel e Karp hanno immesso nel dibattito la questione del rapporto tra società, politica, culture e lo strappo geopolitico in atto, che vede in conflitto “ibrido” ma anche combattuto - in Ucraina - fra Occidente e il Quartetto delle antidemocrazie.
Il documento di Palantir è liberamente consultabile qui. 
Indubbiamente il titolo, col suo tono alla Platone più che alla Aristotele, non è dei più felici. A pochi, infatti, piace una “Repubblica tecnologica”. Tutti utilizziamo la ipertecnologia, però.
È quindi vero che si dovrebbe trovare un bilanciamento tra ipertecnologia e ipo-politica. Thiel è stato allievo del teologo René Girard, uno dei pochi nemici - in nome di Cristo - delle istituzioni religiose e delle caste della fede, che hanno trasformato la fede in Cristo in materialismo compassionevole. Senza fede muore anche l’etica degli individui, perché se Dio è morto, anche l’omicidio è lecito. Se non c’è vita nel post morte, ciò che esiste è il Nulla Eterno. Di conseguenza sempre più giovani crescono privi di dialogo interiore e incoscienti (privi di coscienza). Troppe vite vengono sprecate in Occidente.
Le società devono risvegliarsi da un letargo senza fine.

La politica è rimasta indietro, così come l’arte - non della guerra - ma della Difesa. Una Difesa che deve agire meglio nella società civile, contro criminalità e terrorismo, e contro la diffusione di droghe come il crack (cocaina potenziata) e il fentanyl che sta arrivando anche in Europa ed è 50-100 volte più potente della morfina.
La Difesa è anche il fondamento costituzionale contro i conflitti tra le nazioni e i blocchi di nazioni.
Qui lo scontro si arena con le posizioni del Campo Largo, che tuffa il cranio sotto la sabbia quando sente parlare di “Difesa”, che è l’unica deterrenza efficace contro la Guerra.

Secondo Thiel e Karp l’idea centrale - utile per un dibattito tra persone munite di senso e buon senso - è quella del Katekhon argusiano.
L’espressione unisce un concetto filosofico-teologico ad “argusiano”, aggettivo derivato dal mito di Argo Panoptes, il gigante della mitologia greca dotato di cento occhi, che non si chiudevano mai tutti insieme, a simbolo di una vigilanza perpetua e onnipresente.
Nella lettura comunista o socialista, il Katekhon non esiste, perché un Nuovo Stato che trovi un equilibrio tra l'amministrare il potere e le libertà individuali, non può essere il Grande Occhio tecnologico, che la sinistra identifica col Panopticon di cui scrissero Michel Foucault e poi Gilles Deleuze e Félix Guattari.

Il Panopticon fu inventato alla fine del ‘700 da Jeremy Bentham secondo lo schema del Grande Fratello di George Orwell in 1984, secondo cui un unico guardiano poteva controllare tutte le celle di un carcere. L’architettura fu poi realizzata in alcune prigioni.
Va però detto che Foucault nel suo libro Sorvegliare e punire indica il Panopticon come una forma di controllo totale che è perfettamente utilizzata oggi nei regimi dittatoriali del Quartetto asiatico. Le democrazie invece si trovano in una schizofrenica spaccatura tra controllo e anarchia.
Thiel non vuole il controllo. Sa che il controllo è necessario (telecamere nelle strade, Gps, telefonia, cyber tracce). Viceversa, come si potrebbe agire contro terrorismo, criminalità, invasione di droghe, opinioni, immigrazione di persone legate a traffici o integralismi violenti? Cosa fare quando - come avviene in Italia - l’opinione pubblica viene disinformata dall’interno e dall’esterno?
Serve quindi un bilanciamento tra Controllo del criminale e Libertà del cittadino, cioè il Katekhon argusiano.

Nel linguaggio filosofico e politico contemporaneo (ad esempio su Il Foglio sulla rivista Lisander e nell’Istituto Bruno Leoni), il Katekhon assume un significato preciso. Nel pensiero teologico e nella filosofia politica (per esempio in Carl Schmitt), il Katekhon (dal greco “ciò che frena”) è il potere che frena, trattiene il caos, l’anarchia o la dissoluzione della civiltà. Tradizionalmente, viene identificato con un’autorità forte e centralizzata (come un sovrano, l’Impero o lo Stato).
Un Katechon argusiano non affida la salvezza e l’ordine a un unico sovrano. Propone invece un modello basato sulla vigilanza diffusa e democratica (ispirata appunto ai cento occhi di Argo).

Come scrive Mario Tesini in Le ragioni di Peter Thiel (Lisander), la questione è data dalla “ crisi della democrazia nel mondo contemporaneo e l’incapacità di svolgere ancora la funzione di argine (Katekhon) contro la catastrofe totalitaria, che dalla metà del Novecento a oggi la democrazia ha saputo esercitare con indubbia efficacia. Cosa ciò significa in concreto?
Palantir propone una cultura costituzionale e un ordine pluralista in cui il potere non è frenato dall’alto, ma è costantemente monitorato dal basso. Come se una nazione fosse gestita non dal “potere carcerario” ma dal contropotere fatto di persone libere e acculturate (prive di giacobinismi).

In questo sistema, nessun governo, grande impresa, algoritmo o istituzione può sottrarsi alla legge, proprio perché sottoposti a una “sorveglianza” istituzionale e pubblica permanente e perennemente sveglia.
Per “Legge” Thiel non intende quella di un sistema stalino-nazista, ma un sistema liberale.
Così inteso, Thiel appare più democratico di coloro che lo hanno inquisito e scomunicato.


I 22 punti di Palantir sono l’esatto contrario di come la cattiva stampa e la pessima politica li hanno rappresentati ai poveri di cranio. Comunque la si pensi, si tratta dell’urgenza di rifondare le democrazie, adeguandole alla tecnologia, ma anche controllando la società digitale, evitando che la nuova onda informatica devasti vite e capacità di giudizio senza adeguate difese culturali e senza Sante Inquisizioni contro e la AI e i dispositivi che utilizziamo ogni giorno e ogni ora. Viceversa, ci resterà solo il divenire schiavi di potenze dittatoriali e anche di dominio tecnologico.

Contro il retrogradismo della politica luddista per populismo, monopolistica e illiberale ci sono evidenze enormi. Oggi abbiamo tutti il telefono in mano o in tasca, anche in strada. Vent’anni fa c’era un mondo diverso e i corpi erano privi di appendici fastidiose ma iper-utilizzate. Il cambiamento è pari a quello del fuoco, della ruota, e poi agricoltura, industria, orologio da polso, la stampa tipografica, fotografia e cinema, auto e aerei, nucleare ed esplorazione spaziale.
Politica, culture, società non possono restare al mondo che fu, se non vogliono limitarsi a essere come le tigri che con “ruvidi artigli corrono sul fondo di mari silenziosi” di Thomas S. Eliot.


di Paolo Della Sala