La corsa al quantistico ridefinisce la sicurezza globale

giovedì 19 marzo 2026


Perché l’Occidente deve guidare la nuova frontiera tecnologica

L’emergere delle tecnologie quantistiche rappresenta uno dei passaggi più significativi della rivoluzione scientifica contemporanea. Non si tratta soltanto di una nuova frontiera della ricerca, ma di un cambiamento destinato a incidere sugli equilibri economici, sulla sicurezza internazionale e sulle strategie di difesa delle democrazie occidentali.

Il mondo quantistico agisce infatti su dimensioni della fisica che sfuggono all’intuizione quotidiana. Fenomeni come la sovrapposizione degli stati o il cosiddetto entanglement – cioè la correlazione tra particelle anche a grande distanza – permettono di sviluppare tecnologie capaci di superare limiti che finora sembravano strutturali.

In questo contesto si collocano tre ambiti fondamentali: il calcolo quantistico, le comunicazioni quantistiche e la sensoristica avanzata. I computer quantistici promettono di affrontare problemi matematici estremamente complessi con una velocità irraggiungibile per i sistemi tradizionali. Le reti di comunicazione quantistica, basate sulla distribuzione sicura di chiavi crittografiche, potrebbero rendere quasi inviolabile lo scambio di informazioni sensibili. I sensori quantistici, infine, consentono di rilevare variazioni minime di campi magnetici o gravitazionali, con applicazioni che spaziano dalla medicina alla sicurezza militare. Non sorprende, dunque, che queste tecnologie siano ormai entrate stabilmente nelle agende strategiche delle principali potenze.

Nel settembre 2023 il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha invitato alla creazione di una vera e propria comunità quantistica transatlantica, capace di coordinare ricerca, investimenti e standard tecnologici. Pochi mesi dopo l’Alleanza ha pubblicato una strategia dedicata al settore, individuando nel quantistico uno dei pilastri dell’innovazione per la difesa.

L’obiettivo è duplice. Da un lato, individuare applicazioni operative in grado di rafforzare la sicurezza collettiva. Dall’altro, preparare la transizione verso nuovi sistemi di crittografia capaci di resistere ai futuri computer quantistici, che potrebbero compromettere molte delle tecnologie di sicurezza attualmente utilizzate.

In questo scenario si inserisce anche il programma Nato Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic, noto come DIANA, che sostiene lo sviluppo di start-up tecnologiche all’interno dell’Alleanza. Una parte significativa di queste imprese opera proprio nel settore quantistico, segno evidente della priorità strategica attribuita a questa nuova frontiera scientifica. Ma il vero punto politico riguarda il contesto geopolitico in cui questa rivoluzione si sta sviluppando.

La corsa al quantistico è diventata infatti uno dei terreni della competizione tra le grandi potenze. Gli Stati Uniti hanno avviato programmi di investimento massicci, mentre l’Unione europea sostiene iniziative di ricerca e infrastrutture comuni, come l’European Quantum Communication Infrastructure. Anche il settore privato si muove con grande determinazione: aziende come IBM, Google, Amazon e Atos stanno investendo nello sviluppo di piattaforme quantistiche e applicazioni industriali avanzate. Questa dinamica ha implicazioni che vanno ben oltre il mondo della tecnologia. Se alcune applicazioni quantistiche dovessero maturare più rapidamente del previsto, potrebbero offrire vantaggi militari concreti nel breve periodo: sistemi di comunicazione più sicuri, capacità di rilevamento più precise e operazioni militari meno vulnerabili alle interferenze elettroniche.

Allo stesso tempo, il calcolo quantistico potrebbe un giorno mettere in crisi molti sistemi di crittografia oggi utilizzati per proteggere dati finanziari, infrastrutture digitali e comunicazioni governative. È proprio questa incertezza temporale a spingere governi e alleanze militari a investire oggi, per evitare di trovarsi impreparati domani. Per l’Europa e per l’Occidente la posta in gioco è quindi strategica. In un contesto segnato dalla competizione tra democrazie e regimi autoritari, la leadership tecnologica diventa parte integrante della sicurezza politica. Lo dimostra la guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina e il ruolo crescente della tecnologia nei conflitti contemporanei. Lo dimostra anche il contesto mediorientale, dove la sicurezza di Israele dipende sempre più dalla superiorità tecnologica.

La rivoluzione quantistica, in questo senso, non è soltanto un capitolo della storia della scienza. È una questione di libertà politica, di sicurezza collettiva e di capacità delle democrazie di difendere i propri valori in un mondo sempre più competitivo. Il punto decisivo è che il quantistico non rappresenta un semplice progresso incrementale. È un cambio di paradigma che agisce sui fondamenti stessi dell’elaborazione delle informazioni, della trasmissione dei dati e della capacità di osservare il mondo fisico.

Per questo motivo le scelte politiche di oggi saranno decisive. Se guidata con lungimiranza, la rivoluzione quantistica potrà rafforzare la sicurezza e la cooperazione tra le democrazie. Se invece verrà lasciata alle sole logiche della competizione geopolitica, rischia di aprire una nuova stagione di instabilità tecnologica. La sfida è già iniziata, e l’Occidente non può permettersi di arrivare in ritardo.


di Riccardo Renzi