Ia, opportunità o minaccia per l’outsourcing indiano?

mercoledì 18 marzo 2026


Una partita che vale 300 miliardi di dollari. Il crollo, senza precedenti, subito dai titoli tecnologici indiani a febbraio potrebbe ben presto rendere palese al mondo i rischi di un’intelligenza artificiale fuori controllo. La pressione sulle quotazioni è iniziata il mese scorso, dopo che l’agente Claude di Anthropic ha lanciato un nuovo strumento che, a detta dell’azienda, sarebbe in grado di automatizzare processi chiave in ambito legale, di conformità e di gestione dei dati, colpendo al cuore il modello di business di un settore fortemente dipendente dalla manodopera. Questo significa che l’Ia potrebbe stravolgere il tradizionale modello indiano di esternalizzazione, che alimenta il settore dei servizi di back-office, il cui valore si aggira sui 300 miliardi di dollari. L’allarme lo lancia il sito della Bbc, che si chiede se l’outsourcing indiano “riuscirà a sopravvivere all’intelligenza artificiale”. Negli ultimi 35 anni, si fa notare, l’industria indiana del software ha creato milioni di posti di lavoro qualificati, dando vita a una nuova classe media animata da grandi ambizioni e un elevato potere d’acquisto.

Questo, a sua volta, ha alimentato la domanda di appartamenti, automobili e ristoranti nelle principali città come Bengaluru, Hyderabad e Gurugram, negli ultimi 30 anni. Nel 2026, però, l’indice Nifty It, che comprende 10 delle maggiori società di software del Paese, ha perso circa il 20 per cento, bruciando decine di miliardi di dollari di capitale investito. Il panico si è intensificato in seguito, con un numero crescente di fondatori di aziende che hanno lanciato l’allarme sulla possibile scomparsa dei servizi It entro il 2030. Secondo alcune imprese, l’Ia artificiale potrebbe addirittura eliminare il 50 per cento dei posti di lavoro qualificati di livello base. Al senso di panico, tuttavia, si risponde quasi in automatico con una serie di rassicurazioni che potranno servire a calmare i mercati, ma non eliminare il problema di fondo. I giganti indiani dell’It parlano di timori esagerati, poiché al massimo l’Ia creerà nuove opportunità. Secondo una nota della banca d’investimento globale Jefferies, “è probabile che la natura dei rapporti con i clienti si sposti strutturalmente verso la consulenza e l’implementazione, con i servizi gestiti per le applicazioni (22-45 per cento dei ricavi) che subiranno una forte contrazione”.

Il che significa che i compensi che le aziende It indiane percepivano da clienti come banche o compagnie petrolifere per la gestione e la manutenzione di software, la correzione di bug e gli aggiornamenti, si ridurranno, certamente, poiché l’attenzione si sposterà su attività di maggior valore ma meno frequenti, come la consulenza. Questo avrà un impatto fondamentale sulla crescita dei ricavi e sulla domanda di lavoratori, secondo Jefferies, che prevede nello scenario peggiore per le aziende It una crescita dei ricavi inferiore del 3 per cento nei prossimi 5 anni, seguita da una crescita nulla dopo il 2031. JPMorgan resta ottimista, e rileva che si creerà una maggiore collaborazione tra aziende di strumenti di intelligenza artificiale e aziende di servizi It, “che potrà creare diverse nuove aree di lavoro”. Imperativo, dunque, è collaborazione, e non competizione. Ne è convinta Infosys, la seconda maggiore azienda IT indiana, secondo cui l’Ia amplia le opportunità per le imprese come la sua, in quanto meglio posizionate per aiutare i clienti a modernizzare i sistemi legacy implementando strumenti intelligenti.

Secondo Infosys, l’Ia generativa potrebbe eliminare 92 milioni di posti di lavoro, come quelli di sviluppatori front-end e tester, ma ne creerà circa 170 milioni per annotatori di dati, ingegneri di Ia e responsabili di progetti di Ia. Saranno, insomma, le aziende di software a diffondere l’Ia nelle più grandi imprese del mondo. Il che non significa che queste imprese usciranno indenni dalla tecnologica. Le ripercussioni, del resto, si stanno già facendo sentire in molti modi diversi nel settore. La svolta indiana del 2025, con il passaggio del settore tecnologico dalla sperimentazione all’implementazione effettiva dell’Ia non ha creato i risultati sperati. I dati rilevano che i ricavi derivanti dai progetti di Ia ammontano, per l’anno passato, a poco più di 10 miliardi di dollari, su un fatturato totale del settore di 315 miliardi di dollari. E il fatturato complessivo del settore dovrebbe crescere solo del 6 per cento quest’anno, molto lontano dai rialzi a doppia cifra registrati nella fase di enorme crescita. E le assunzioni rallenteranno, con un aumento netto dell’organico di appena il 2,3 per cento.


di Pierpaolo Arzilla