App fitness e privacy: cosa succede davvero ai tuoi dati quando premi “Accetto”?

giovedì 5 febbraio 2026


Apri un’app per correre appena due chilometri, e senza nemmeno accorgertene hai appena consegnato un mini-dossier su di te: orari, tragitti, battito cardiaco, pattern del sonno, abitudini. Le health tracking app, ovvero le applicazioni per monitorare il nostro stato di salute, sono comodissime e molto usate. Ma quanto sono al sicuro i dati che vengono raccolti sul nostro corpo e sulle nostre attività?

Sarebbe un po’ riduttivo considerarli solo “passi” e “calorie”. Parliamo di dati che, messi insieme, raccontano routine, spostamenti, luoghi frequentati e perfino momenti di vulnerabilità. E quando un dato diventa sensibile, diventa anche appetibile: per chi fa advertising aggressivo, per chi rivende profili, e (ovviamente) per chi attacca sistemi e account.

Che cosa raccolgono davvero queste app

Le app per la salute e il fitness operano spesso su tre livelli:

  1. Attività e metriche fisiche: allenamenti, frequenza cardiaca, stress, recupero, sonno.
  2. Dati tecnici e identificativi: modello dispositivo, ID pubblicitari, log, crash report.
  3. Posizione e contesto: GPS, percorsi, luoghi visitati, orari.

Il punto centrale è che spesso questi dati non rimangono “rinchiusi” nell’app. Si spostano: dal telefono al cloud, dall’app a servizi collegati, fino a integrazioni, plugin, strumenti analitici e partner. E ad ogni passaggio aumenta il rischio che qualcosa sfugga al controllo.

 

Il rischio numero uno: condivisione con terze parti

Analizzando l’ecosistema digitale attuale, possiamo notare come tante app si reggano su componenti esterni (SDK di analytics, advertising, tracciamento performance) che, in certi casi, possono accedere a informazioni sensibili senza un motivo valido. Una ricerca pubblicata di recente riporta che il 64% delle app di terze parti avrebbe questo comportamento, un dato in aumento rispetto al 51% dell’anno precedente.

Così, anche se ti affidi completamente all’app “A”, può crearsi una catena di soggetti “B‑C‑D” che ricevono segnali e metadati. E non sempre è chiaro quali dati vengano condivisi e per quali motivi.

Il rischio numero due: sicurezza “a strati”

“Vabbè, ma sono app famose, avranno misure di sicurezza imbattibili.” Purtroppo, la cronaca rivela che il settore della salute è un bersaglio concreto. L’ACN/CSIRT Italia ha indicato che nel 2025 gli eventi cyber nel comparto sanitario sono cresciuti del +40% (60 eventi contro 42 l’anno precedente).

Naturalmente, un’app fitness non è un ospedale. Ma il principio resta lo stesso: se i dati sanitari sono così preziosi da attirare attacchi mirati, allora tutto l’ecosistema che li circonda — app, cloud, account, integrazioni — va gestito con estrema cautela. Spesso, infatti, l’anello debole si nasconde nei dettagli: una password riutilizzata, un accesso effettuato su una rete Wi‑Fi non protetta, un’API configurata con superficialità o un backup trascurato.

Il rischio numero tre: informative e permessi “fumosi”

Un altro segnale d’allarme emerge quando manca la trasparenza: informative poco chiare, consensi richiesti in modo inappropriato, schermate infinite di termini contrattuali non tradotti in italiano. Nel 2025, il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un provvedimento relativo a un caso nel settore fitness proprio per carenze informative: se non sai come vengono trattati i tuoi dati, non puoi fare scelte realmente consapevoli.

E qui c’è un principio utile da applicare subito: se un’app “per correre” richiede accesso a microfono, rubrica o SMS, occorre prestare particolare attenzione. I permessi devono essere coerenti con le funzionalità dell’app; tutto il resto è superfluo o addirittura rischioso.

 

Fake app e phishing a tema salute: la fregatura è dietro l’icona

Un’altra insidia moderna è rappresentata dalle copie: app clonate, store alternativi, link sponsorizzati che imitano quelli ufficiali. Tutto ciò — e molto altro — si traduce in campagne di phishing che sfruttano la fiducia degli utenti nei confronti della salute e dei servizi sanitari. In Italia, nel 2026, sono state segnalate anche campagne con false email legate a informazioni sanitarie, finalizzate a sottrarre dati personali.

Affidandosi a una delle migliori VPN, è possibile proteggersi efficacemente, in particolare in due scenari principali:

  1. Crittografia del traffico su reti pubbliche (palestra, hotel, coworking): il rischio di intercettazioni diminuisce significativamente e lo “sniffing” diventa molto più difficile per i malintenzionati.

  2. Funzioni anti-malware e anti-phishing (quando incluse nel servizio VPN o nella suite collegata): possono bloccare siti dannosi e download sospetti prima che provochino danni.

Checklist essenziale per usare le app di tracking senza compromettere i tuoi dati

Puoi monitorare il tuo stato di salute e i tuoi allenamenti senza compromettere la privacy dei tuoi dati. Tratta l’app fitness come tratteresti quella di una banca: comoda, sì, ma da usare sempre con la massima attenzione.


di Redazione