Urda: le responsabilità del governo

venerdì 6 novembre 2026


Un’altra disgrazia colpisce la nazione iberica e, ancora una volta, la prima reazione del Governo spagnolo è esonerarsi da responsabilità e colpe. Il 28 ottobre, Urda (Toledo), 69 deceduti e oltre 200 feriti; a poche ore dall’incidente, il ministro dei Trasporti e della Mobilità sostenibile, Óscar Puente, incolpa un operatore del centro di controllo per la decisione “a tutte luci errata” di far partire il treno Renfe a velocità normale con l’Iryo (di Trenitalia) sui binari. Cioè, la sicurezza di migliaia di passeggeri dipende da una sola persona; il guasto del sistema di sicurezza Lzb, obsoleto, che doveva essere sostituito quest’anno secondo il regolamento della Commissione europea, non c’entra.

Soltanto 282 giorni prima, Adamuz (Córdoba), 46 morti e 152 feriti, stessa linea (la più antica linea ad alta velocità di Spagna, inaugurata nel 1992 per l’Expo); Pedro Sánchez assicura che venivano rispettati tutti i protocolli di controllo ma si è rotta una saldatura del binario. Ha promesso di agire con “unità istituzionale, rigore tecnico e massima trasparenza”, tuttavia, un mese e mezzo dopo, Puente ha sciolto la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari senza rapporto definitivo per far spazio alla nuova entità unificata, in sospeso dall’agosto 2024. A dicembre Elly Schlein lodava l’abbonamento unico nazionale per i trasporti introdotto da Sánchez sostenendo che “investire sul diritto alla mobilità è una scelta possibile e produce benefici concreti per i cittadini”. In qualcosa aveva ragione, “rappresenta un segnale politico chiaro”: risorse ai bonus (che forse producono qualche voto) anziché a infrastrutture, manutenzione e sicurezza.

E proprio la sicurezza continua a mancare a Ceuta, dove restano circa 12mila immigrati e la criminalità non cala. Anche qui menzogne e auto-assoluzioni. L’Esecutivo ha sostenuto ripetutamente che l’ingresso era “assolutamente imprevedibile” nonostante rapporti delle forze dell’ordine e documenti del Centro nazionale di intelligence avvertissero con urgenza, già dal 29 luglio, di convocazioni sui social e chat, e ha negato l’esistenza di prove solide di pianificazione o esecuzione da parte del Marocco (pur riconoscendo la passività di alcuni agenti marocchini, ha minimizzato la presenza di imbarcazioni da guerra). Giuseppe Conte però elogiava Pedro per aver “dimostrato di saper interpretare i principi scritti nella Carta europea dei diritti fondamentali” e Francesco Boccia difendeva la condotta di Sánchez definendola “un modello di responsabilità europeista”. Ma i cittadini di Ceuta non sono europei con diritti? Tra gli altri, il loro diritto all’inviolabilità del domicilio, alla sicurezza, all’integrità fisica, all’uso dello spazio pubblico, al tempo libero dei minori e alla tutela della salute viene violato da più di tre mesi.

Altre esonerazioni: ottobre 2024, Dana, 234 morti. Emblematica risposta del presidente all’attivazione dell’Emergenza nazionale di livello 3 alla Comunità valenciana (Pp): “Se hanno bisogno di più risorse, che le chiedano”. Le politiche ambientali, tanto care alla sinistra italiana, come non pulire le sponde dei fiumi o non realizzare il corridoio ecologico progettato nel 2018 con l’arrivo della squadra della transizione ecologica (al posto della diga e del canale di deviazione ideati negli anni 2000) non hanno influenzato il fatto che quel bacino idraulico, abitualmente asciutto, si trasformasse in una grande autostrada di acqua e fango. Due anni dopo, mostra la stessa empatia, visto che scuole e strutture pubbliche operano parzialmente in prefabbricati e migliaia di famiglie continuano a combattere con assicurazioni e amministrazioni. Stesso schema per gli incendi di luglio: il Governo ha atteso diversi giorni prima di dichiarare il livello 3 aspettando la richiesta in debita forma dalla Comunità di Madrid (Pp) mentre il fuoco divorava buona parte del centro peninsulare.

Alla fine la colpa è sempre di terzi. Nel blackout elettrico del 2025, in un primo momento era degli hacker e successivamente delle compagnie elettriche, ma mai della fragilità del sistema dovuta alla brusca transizione energetica e alla chiusura accelerata delle centrali nucleari. Ai tempi del Covid, dopo i primi mesi di comando unico sotto lo Stato di allarme, l’Esecutivo, con la strategia della co-governance, ha delegato la presa di decisioni drastiche (restrizioni di mobilità, coprifuoco, acquisto di materiale sanitario) alle comunità autonome e alle risoluzioni dei Tribunali superiori di giustizia, scaricando su di loro la patata bollente. Nelle questioni di corruzione del Psoe e nelle indagini giudiziarie sui familiari di Pedro, invece, la mela marcia passa alla destra, ai querelanti e ai giudici istruttori.

Come ha detto Schlein al summit di Barcellona, “con Sánchez un altro mondo è possibile”: quello delle menzogne e delle assoluzioni. Eppure c’è chi continua a credere al suo mantra. Alle porte delle elezioni, Irene Tinagli (europarlamentare Pd) afferma che Sánchez “non ha ceduto ai ricatti e ha deciso di tornare al voto” quando la realtà è un’altra: da anni è ricattato dagli indipendentisti (e da terze nazioni) e si è visto costretto a chiamare i cittadini alle urne perché “la verità è figlia del tempo, non dell’autorità”.


di Sara Hernández Díez