Ma Berlino non è Kiev: la Germania dei volenterosi

mercoledì 4 novembre 2026


C’è chi insiste in Europa sul fatto che il miglior antidoto contro la minaccia espansionista di Vladimir Putin non sia ribattere colpo su colpo le sue guerre ibride, ma raddoppiare il sostegno (soltanto europeo?) all’Ucraina. E questo perché i volenterosi pensano che oggi la Russia rappresenti la nazione che più metta a rischio la sicurezza in Europa, ammettendo tuttavia come il suo desiderio di (ri)conquista sia in realtà di fatto favorito dalla cooperazione tra grandi potenze, tra le quali si auto-annovera la stessa Russia stessa. Pertanto, l’unico modo di contrastare la strategia di ricomposizione dell’impero (sovietico) perduto è di opporre una forza almeno pari o superiore, in grado di contrastare quel progetto imperialista. Oggi, tuttavia, quella speranza è venuta meno al momento in cui gli Usa di Donald Trump hanno scelto di cooperare con Mosca, e non più di contrastare i suoi disegni espansionisti. Lasciando così alla sola Europa (il cui contributo in aiuti all’Ucraina ha superato oggi quello statunitense) l’onere di contenere l’avanzata del nuovo zar, tenuto conto che il Pil complessivo dell’Ue + Uk è pari a 10 volte quello della Russia, mentre la sola Germania lo supera del doppio. E proprio Berlino, nota The Guardian, svolge attualmente un ruolo nevralgico nello sforzo europeo di contrasto a Putin, essendo la nazione che, a partire dal 2022, ha rappresentato il più grande donatore di armi a Kiev dopo gli Usa, inviando il doppio di aiuti militari sia rispetto all’Inghilterra che alla Francia. In particolare, degli attuali sistemi Patriot antimissile in dotazione all’Ucraina, ben 19 sono stati donati dalla Germania, pari al doppio di quelli sinora inviati dagli Stati Uniti!

Il Governo Merz, conscio della minaccia russa, per il 2028 ha stanziato 154 miliardi di euro per la difesa, che superano in volume le spese militari russe per l’anno in corso. E Putin, ben capendo il rischio che corre confrontandosi di nuovo con la Germania, si è di recente giocato come deterrente un segmento di guerra ibrida piazzando un drone esplosivo all’aeroporto tedesco di Leipzig, in prossimità di un aereo cargo ucraino. Tuttavia, l’eventuale ingresso nel quinto anno di guerra pone un serio problema di resilienza alle potenze europee, che si riconoscono nel gruppo informale dei volenterosi. Gli interrogativi, in tal senso, sono i seguenti: in primis, continuerà la Germania a voler stare dal lato giusto della storia? Secondo: le democrazie avranno o no la capacità di opporsi a una spietata dittatura, come quella di Putin? Più in generale: la forza dell’Europa si manterrà unita per la difesa della causa ucraina? Ma questo di certo non avverrà se nelle elezioni fissate nei prossimi due anni dovessero vincere le destre in Francia, Spagna (che vota il 26 novembre prossimo), Italia e Germania, anche in considerazione della netta contrarietà delle loro opinioni pubbliche a sostenere militarmente l’Ucraina. Del resto, con il blocco delle esportazioni di grano attraverso il Mar Nero, il fabbisogno stimato di aiuti economici all’Ucraina si aggira sui 100 miliardi di euro per il solo 2027, una cifra che andrebbe ben oltre le disponibilità attuali dell’Unione, anche perché non è possibile richiedere ulteriori sacrifici ai già tartassati contribuenti europei. Ma, in questo caso, per l’Europa fare un passo indietro significherebbe dare partita vinta all’autocrate russo, anche se il sacrificio di così tante vite appare del tutto insensato.

Quindi, come scrive The Economist, quello che ci aspetta sarà ancora un inverno di orrori per l’Ucraina. Come si è visto, Putin continua imperterrito, con cadenza settimanale, a superare le vette di crudeltà e di incoscienza raggiunte nel periodo precedente, a copertura della sua cocente delusione per non essere riuscito in quattro anni e mezzo a spezzare la resistenza dell’Ucraina. I suoi missili e droni a reazione stanno riducendo le città ucraine a un panorama di macerie, mentre la sua flotta blocca nei porti del Mar Nero persino le navi granaio, che servono al sostentamento di centinaia di milioni di persone. Per di più, per indebolire l’Europa, Putin sta praticando ogni tipo di atti di sabotaggio e di guerra ibrida, in una sorta di “shadow-war” che gli consente di non esporsi in primo piano. E questi, sostengono gli analisti, sono comportamenti da Stato-canaglia. Dopo il recente sabotaggio all’aeroporto di Leipzig, il Governo tedesco è risolutamente determinato a reagire, per difendere il proprio Paese da avversari determinati a danneggiarlo nei suoi interessi vitali. Capovolgendo così la politica di “entente cordiale”, in voga ai tempi di Angela Merkel, nei confronti di una Russia le cui forniture energetiche erano indispensabili e vitali per la crescita economica della Germania. La paura del ritorno dell’imperialismo russo assilla soprattutto i Paesi baltici e quelli del Nord Europa, che finora hanno retto nella speranza che la Russia non vincesse e l’Ucraina non perdesse (un ossimoro, visto che in una guerra d’invasione un pareggio è impossibile!), pur di mantenere l’Europa al sicuro.

Strategia fallita quest’ultima, malgrado il forte sostegno militare ed economico finora garantito a Kiev, perché le sanzioni non hanno funzionato ed è l’Europa ora a trovarsi in enorme difficoltà economiche. Con i prezzi alle stelle dei carburanti, causati dalla concomitanza delle guerre in Ucraina e in Iran, i grandi Paesi europei (Inghilterra, Germania e Francia) stanno seriamente riflettendo se rivedere la loro posizione nei confronti di Mosca. Per farlo, però, come già evidenziato, debbono rimuovere la definizione di “pària” attribuita a Vladimir Putin, cosa che lo ha finora messo ai margini della società civile, rendendo pertanto impossibile intavolare con lui qualsiasi trattativa, a causa del suo metodo brutale di fare la storia. Se finora Putin non si è piegato né alle sanzioni, né alle difficoltà economiche interne, è chiaro per tutti come non si possa protrarre all’infinito l’attuale guerra di attrito. Va, quindi, individuata una soluzione di coesistenza con il regime putiniano, per arrivare a un accordo di tregua che duri nel tempo. Perché, in fondo, tutti sanno che se pace un giorno ci sarà tra Russia e Ucraina certamente non sarà “giusta”, visto che Kiev sarà costretto a cedere gran parte del Donbass e che Putin non verrà mai processato per crimini di guerra! La consolazione per l’Europa sarà di non consentire allo zar una vittoria piena, come premio alla sua aggressione. Ma, meglio accontentarsi di poco per mettere fine alla mattanza, che continuare a vedere morti e distruzioni senza fine.


di Maurizio Guaitoli