Dilemma Bibi-Trump: raid prima delle elezioni, si o no?

mercoledì 14 ottobre 2026


Stati Uniti e Israele non sanno se aprire un nuovo fronte nella guerra contro l’Iran. Donald Trump e Benjamin Netanyahu si sono interrogati, durante una telefonata, sulla possibilità di riprendere i bombardamenti sulla Repubblica islamica quando manca poco tempo alle elezioni a Tel Aviv e a Washington. Axios ha sentito il parere di due funzionari statunitensi e uno israeliano, a conoscenza della vicenda. Secondo le fonti, Netanyahu avrebbe condiviso con il tycoon alcune informazioni d’intelligence israeliana. Il premier ha denunciato che l’Iran starebbe compiendo “passi inquietanti per ricostituire il proprio programma nucleare”. La telefonata, però, sarebbe avvenuta prima che Trump affermasse di non voler colpire Teheran prima delle elezioni midterm. The Donald sa che la ripresa dei combattimenti prima del 3 novembre avrebbe introdotto – negli Usa come in Israele – un nuovo elemento di forte instabilità. Tuttavia, le forze armate israeliane e americane restano in stato di allerta e stanno ultimando i preparativi per rispondere in modo adeguato al cambio degli scenari.

“Bibi sembra voler agire di nuovo”, ha ammesso uno dei due funzionari americani. “Ne ha parlato un paio di volte col presidente, il quale ha risposto: Beh, sai, Bibi, procedi pure con i preparativi. Ma non c’è alcun impegno concreto. Procedi pure con i preparativi può significare ora, più avanti o mai”, ha aggiunto la fonte sentita da Axios. Una persona vicina alla Casa Bianca, però, ha definito “falsa” la notizia secondo cui Trump e Netanyahu avrebbero discusso della ripresa della guerra. “Il presidente ha dichiarato che non attaccheremo l’Iran in alcun momento prima delle elezioni di metà mandato”, ha puntualizzato la fonte. L’ufficio di Netanyahu, interpellato dal quotidiano, ha specificato che “il premier mantiene contatti regolari con il presidente Trump e con alti funzionari dell'amministrazione statunitense, e non rilascia commenti sul contenuto delle loro conversazioni”.

I sopravvissuti all’attacco del 7 ottobre, intanto, hanno scritto al premier israeliano una lettera. L’associazione, assieme ai parenti delle vittime, hanno chiesto a Netanyahu di rendere pubblici i documenti che raccolgono le discussioni sulla sicurezza avvenute nel periodo precedente all’attacco di Hamas e la mattina del massacro. La notizia è stata riportata oggi da diversi media israeliani. “Non accetteremo che la verità su questo grave fallimento rimanga chiusa in una cassaforte sepolta, nascosta, distorta e sostituita da una versione pensata per servire coloro la cui responsabilità è sotto esame”, si legge nella dichiarazione dei superstiti. E ancora: “Chiediamo che lei ordini immediatamente l’apertura delle casseforti nell’ufficio del primo ministro e che i materiali vengano sottoposti al vaglio della censura militare e resi pubblici, in conformità con la legge”.


di Eugenio Vittorio