Corno d’Africa e Mar Rosso

martedì 13 ottobre 2026


La cerniera strategica globale dove si gioca la sicurezza dell’Occidente

Il Corno d’Africa non è una periferia instabile del pianeta, ma il baricentro geopolitico e finanziario in cui si misurano la tenuta del commercio globale, la sicurezza delle arterie marittime e gli equilibri di potere tra democrazie occidentali e autocrazie revisioniste.

La crisi permanente del Mar Rosso, la strutturale vulnerabilità del corridoio logistico tra Addis Abeba e Gibuti e l’aspra controversia sugli sbocchi al mare dell’Etiopia dimostrano che l’area è ormai una cerniera critica del sistema internazionale. L’anarchia internazionale nella regione non è assenza di calcolo strategico, ma una sovrapposizione opaca tra sovranità statali, economie formali, reti informali di rendita e proiezioni di potenza militare.

Sotto il profilo economico e finanziario, la compressione dei flussi attraverso il Bab el-Mandeb - stretto la cui portata energetica è crollata dai 9,3 milioni di barili al giorno del 2023 ai circa 4,2 milioni del primo semestre 2025-2026 - rappresenta una tassa occulta sulla crescita globale.

La forzata deviazione delle rotte commerciali attorno al Capo di Buona Speranza allunga i tempi di percorrenza, satura la capacità delle flotte merchant, fa impennare i premi assicurativi e introduce forte instabilità nei costi dei noli. Questa alterazione dei prezzi della logistica penalizza direttamente i mercati europei e trasmette pressioni inflazionistiche sui beni di consumo.

In questo contesto, garantire la libertà di navigazione non è un mero principio formale di diritto marittimo, ma un pilastro essenziale della sicurezza geoeconomica delle democrazie liberali. Per un’Etiopia priva di accessi marittimi diretti dal 1993, la logistica non è semplice commercio, ma pura sopravvivenza nazionale.

Il corridoio verso Gibuti - oggetto di un imponente piano di ammodernamento da 730 milioni di dollari sostenuto dalla Banca Mondiale - evidenzia un’asimmetria letale: Addis Abeba dipende da un singolo punto di snodo per accedere al commercio mondiale, mentre Gibuti converte la propria posizione geografica in una rendita di posizione geopolitica e finanziaria.

La ricerca etiope di alternative portuali verso la costa e le complesse trattative sulla sovranità del Somaliland e sul porto di Berbera rispondono a una precisa esigenza di diversificazione del rischio, ma rischiano di innescare pericolosi cortocircuiti con la Somalia e con l’Eritrea di Asmara, specie alla luce del riaccendersi dei focolai di instabilità interna nel Tigray nell’autunno 2026.

Sul piano militare e geostrategico, il Corno d’Africa è diventato il teatro principale della competizione globale tra la leadership euro-atlantica e gli attori revisionisti. Gli attacchi condotti dai ribelli Houthi dal fronte yemenita, sostenuti dalla regia finanziaria e tecnologica di Teheran, non sono episodi isolati, ma parte integrante di una guerra d’usura asimmetrica lanciata dall’asse antioccidentale contro l’ordine liberale. La stabilizzazione del corridoio euro-asiatico richiede la presenza vigile e coordinata degli Stati Uniti, della Marina Militare italiana e degli alleati della Nato ed europei. Allo stesso tempo, l’alleanza strategica con lo Stato d’Israele costituisce un bastione fondamentale per contrastare la penetrazione dell’estremismo religioso e l’espansionismo delle milizie filo-iraniane sul versante orientale del Mar Rosso.

L’Unione europea e l’Occidente non possono permettersi il lusso della disattenzione o di una neutralità di facciata. Le velleità egemoniche della Cina, che consolida le sue basi logistiche a Gibuti, unitamente alle manovre aggressive della Russia e della Turchia nelle economie d’impatto e di guerra dell’area, mirano a estromettere l’influenza democratica da questo snodo vitale per l’energia e i minerali critici. Sostenere la stabilità politica dell’Etiopia, difendere la sovranità degli Stati costieri integrandoli nei mercati finanziari globali, proteggere attivamente i cavi sottomarini per il traffico dati e presidiare militarmente lo stretto di Bab el-Mandeb sono tasselli indissolubili di un’unica strategia di difesa.

Per l’Occidente liberale, la partita nel Corno d’Africa non si gioca solo sul terreno dell’aiuto allo sviluppo, ma sulla ferma determinazione a proteggere il mercato libero, le rotte marittime globali e la sicurezza delle nazioni alleate contro ogni forma di ricatto autocratico.


di Riccardo Renzi