martedì 13 ottobre 2026
Un soccorso non di poco conto. Che potrebbe avere effetti, anche molto pericolosi, sulla situazione in Palestina e di conseguenza in Israele e in tutto il Medio Oriente. È il frutto della decisione adottata dal presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, di posticipare le elezioni legislative del Consiglio palestinese (fissate per il prossimo 28 novembre) all’11 settembre del 2027. Un altro anno che si aggiunge agli oltre venti di rimandi consecutivi. Un modo per perpetuare i privilegi di una classe politica che da decenni non si presenta al vaglio degli elettori. In sostanza c’è una generazione che non ha mai potuto esprimere le proprie preferenze politiche e che, dunque, ha sempre meno fiducia nella democrazia e nei suoi metodi, considerato che il diritto elettorale ne è l’espressione più evidente.
Naturalmente, Abbas ha accusato Israele di non permettere l’espressione del voto non assicurando la sicurezza nei territori se non occupandoli. Ma se questo potrebbe valere a Gerusalemme Est, che dal 1967 è sotto controllo di Gerusalemme, non è valido altrove. Ovviamente in Palestina il rimando non è stato bene accolto. Gli unici a gioire nei fatti sono i dirigenti di Fatah, di cui da vent’anni e passa Abbas è l’esponente più in vista, accentrando i ruoli di presidente dello Stato di Palestina, dell’Autorità nazionale palestinese e dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. È molto probabile che dal voto il loro partito uscirebbe ridimensionato. Ma a festeggiare, sia pure meno vistosamente, sono anche i capi di Hamas, il cui supporto popolare era in continuo calo. Lo dimostrano i più recenti dati del Palestinian Center for Policy and Survey Research, un istituto indipendente con sede a Ramallah. Se a ottobre del 2025, infatti, la quota di rispondenti a un sondaggio altamente rappresentativo tra i palestinesi secondo i quali Hamas aveva vinto la guerra contro Israele era pari a un comunque striminzito 39 per cento, ad agosto scorso la loro incidenza era precipitata al 20 per cento.
Ora però Hamas non solo avrà il tempo di rafforzarsi, stringendo alleanze con gruppi politici (quali il Democratic Reform di Mohammed Dahlan) e clan vari, ma potrà anche cavalcare l’onda dello sdegno popolare contro Fatah, benché nei fatti non si sia opposto allo slittamento elettorale, e presentarsi come alternativa ad Abbas, che nell’immaginario popolare stava diventando di fatto un suo alleato, proponendosi come rappresentante democraticamente eletto degli interessi palestinesi anche a livello internazionale.
di Pietro Romano