martedì 6 ottobre 2026
La nomina di Gerhard Schröder nel Consiglio di sorveglianza di Hyperglobus, la società che gestisce in Russia la catena di supermercati Globus, potrebbe apparire a prima vista come l’ennesimo capitolo della controversa relazione tra l’ex cancelliere tedesco e Mosca. In realtà, racconta qualcosa di più importante: il modo in cui, nella Russia di oggi, il confine tra economia, politica e relazioni personali è diventato sempre più sottile. Schröder è entrato nel Consiglio di sorveglianza della società pochi giorni dopo che il Cremlino aveva posto la filiale russa del gruppo tedesco Metro sotto amministrazione temporanea, sottraendo alla casa madre il controllo operativo delle attività nel Paese, pur lasciandole formalmente la proprietà. Altre società occidentali hanno conosciuto provvedimenti analoghi. È in questo contesto che la presenza dell’ex cancelliere assume un significato particolare. È difficile ignorare il valore politico di una figura che da oltre vent’anni intrattiene un rapporto personale con Vladimir Putin e che, anche dopo il 24 febbraio 2022, ha continuato a mantenere aperti i propri canali con Mosca. La questione, quindi, non riguarda soltanto Schröder. Riguarda il valore che può assumere oggi, per un’impresa operante in Russia, la capacità di accedere al potere politico. Ed è forse questo l’aspetto più interessante della vicenda. La Russia ha progressivamente costruito un sistema nel quale la permanenza delle aziende occidentali sul proprio territorio non dipende più esclusivamente dalle normali regole del mercato.
La nazionalità della casa madre, la posizione politica del Paese di provenienza, le sanzioni, le decisioni europee sugli asset russi e persino l’andamento della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina sono diventati fattori capaci di incidere direttamente sul destino di un’impresa. Il Cremlino non lo nasconde neppure. Nel giustificare i recenti interventi contro società occidentali, Mosca ha richiamato esplicitamente la provenienza delle aziende da Paesi definiti “ostili” e il loro sostegno all’Ucraina. La conseguenza è evidente: un’impresa può essere formalmente privata, ma continua a operare all’interno di un ambiente nel quale la decisione politica mantiene la capacità di modificare improvvisamente le condizioni del gioco. In un simile sistema, le relazioni diventano capitale. Schröder possiede precisamente questo capitale. Da cancelliere fu uno degli artefici della costruzione di un rapporto privilegiato tra Germania e Russia, fondato anche sull’interdipendenza energetica. Dopo aver lasciato la cancelleria assunse un ruolo di primo piano in Nord Stream. Successivamente entrò anche nel consiglio di amministrazione di Rosneft. La sua vicinanza a Putin, che egli ha continuato a definire un amico, lo ha progressivamente isolato all’interno della politica tedesca, soprattutto dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Eppure, ciò che ha rappresentato per anni un problema politico in Germania può trasformarsi oggi in una risorsa aziendale in Russia. È questo il paradosso. Secondo Hyperglobus, la società opera dal 2025 in maniera giuridicamente e organizzativamente indipendente dalla tedesca Globus Holding. I precedenti soci sono tuttavia rimasti coinvolti nell’attività russa e i supermercati continuano a utilizzare il marchio Globus. Il legame con la Germania, dunque, non è scomparso. Proprio mentre Mosca aumenta la pressione sulle attività economiche riconducibili ai Paesi europei, l’arrivo nel consiglio di sorveglianza di un ex cancelliere che può vantare un rapporto personale con il presidente russo assume inevitabilmente un significato che supera la semplice governance aziendale. Lo stesso Schröder ha parlato della necessità di conservare buoni rapporti con la Russia “soprattutto in tempi di crisi”.
La frase è interessante soprattutto per ciò che lascia sullo sfondo. Il problema non è infatti l’opportunità di mantenere aperti canali di comunicazione con Mosca. Le relazioni internazionali richiedono dialogo anche tra avversari, e talvolta proprio nei momenti peggiori. Ma dialogare è cosa diversa dal trasformare una relazione personale con il vertice di un sistema autoritario in un vantaggio politico o economico. Ed è qui che la vicenda Globus diventa più ampia della biografia di Schröder. Per decenni una parte considerevole dell’establishment economico e politico tedesco ha ritenuto che l’integrazione economica con la Russia avrebbe contribuito a moderarne il comportamento. Il commercio avrebbe creato interessi condivisi; gli interessi condivisi avrebbero prodotto stabilità; la stabilità avrebbe favorito una progressiva convergenza. La storia ha seguito un’altra direzione. La dipendenza energetica tedesca ed europea dalla Russia non ha trasformato la Russia. Ha invece fornito al Cremlino risorse economiche, influenza e strumenti di pressione. Nord Stream è diventato il simbolo di quella stagione, e Schröder una delle sue figure più riconoscibili. Oggi la dinamica sembra essersi quasi capovolta. Non è più soltanto Mosca ad avere bisogno degli investimenti occidentali.
Sono alcune imprese occidentali rimaste in Russia a dover valutare quanto possa essere importante disporre di interlocutori capaci di muoversi in un sistema nel quale la tutela della proprietà e, soprattutto, il controllo effettivo dell’impresa possono dipendere anche dalla decisione del potere politico. Da questo punto di vista, la nomina dell’ex cancelliere potrebbe rivelarsi estremamente razionale. Ed è proprio questo a renderla politicamente significativa. Quando un’impresa ritiene utile avere nel proprio consiglio di sorveglianza non semplicemente un manager, un economista o un esperto del settore, ma un ex capo di Governo che dispone di un rapporto personale consolidato con il presidente del Paese nel quale opera, il messaggio è difficile da ignorare. In Russia, oggi, il problema non è conoscere le persone giuste per continuare a fare affari. È chiedersi se abbia ancora senso restare in un mercato nel quale la proprietà e il controllo di un’impresa possono dipendere da una decisione politica.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
di Renato Caputo (*)