giovedì 1 ottobre 2026
Da Marx ad Allah. Dal Capitale al Corano. La gauche socialdemocratica ha perso la sua battaglia culturale. E non soltanto in una realtà editoriale come Liberation, ma in tutta la sinistra europea. Che ora “non può più tollerare le contraddizioni, né il dissenso.” È “importante capire che, in linea generale, la sinistra è rimasta orfana dopo la caduta dell’Urss e del comunismo. E ciò che strutturava il pensiero di sinistra era il marxismo. Quindi, in sostanza, Marx aveva torto, ed era necessario sostituirlo con qualcos’altro”. In questo vuoto ideologico, sostiene Jean Quatremer, la sinistra radicale ha preso il sopravvento su quella socialdemocratica. Nelle sezioni, nelle idee, nella vita dei suoi militanti. E anche a Liberation.
“La storia della sinistra radicale è una storia di continue epurazioni. Anche se tre di loro si trovassero in una cabina telefonica, potrebbero comunque eliminarsi a vicenda”. Poco a poco, racconta, la corrente dominante in redazione “ha estromesso chiunque non la pensasse come loro”. Jean Quatremar è uno dei corrispondenti storici da Bruxelles, città che ha visto “spegnersi” negli ultimi 25 anni (“e i belgi sono diventati tristi, non hanno più senso dell’umorismo né autoironia”). Esperto di questioni europee, ha lavorato a Liberation per 40 anni. Poi la rupture.
In un’intervista “di pancia” al sito belga 21news racconta l’implosione culturale della sinistra francese e francofona (e di quanto sia “noioso” vivere nella capitale d’Europa, almeno dall’inizio degli anni duemila). E di un giornale comunque storico, che “ha iniziato a trasformarsi nel 2020, quando Daniel Křetínský e Denis Olivennes hanno investito. E ho scelto di andarmene perché non potevo rimanere in quel giornale, che stava diventando sempre più islamo-gauchiste, come avevo denunciato. Ora direi islamo-fascista, perché sinistra e islamismo non vanno d’accordo. I progressisti erano atei”.
All’inizio degli anni ‘80 il ricambio generazionale fece di “Libe”, racconta Quatremer, un vero giornale, con l’assunzione di giornalisti professionisti in una redazione dove fino a quel momento vi erano redattori attivisti. La testata si aprì, così, a tutte le correnti della sinistra. “Divenne un giornale veramente socialdemocratico. Litigavamo molto, diciamocelo. Ci furono periodi di censura, a volte di epurazioni, persone costrette ad andarsene. La forza del giornale risiedeva in questo dibattito continuo, in cui tutte le diverse fazioni della sinistra potevano far sentire la propria voce e tutti potevano esprimere le proprie opinioni. Quando non eravamo d’accordo, pubblicavamo articoli a doppia pagina con un’opinione a favore e una contraria”. Le diverse crisi finanziarie del giornale hanno cambiato il metodo di reclutamento, fa notare. I giovani giornalisti assunti negli ultimi anni, provenienti da Science Po o dalle scuole di giornalismo, appartengono comunque alla sinistra radicale, dice l’ex corrispondente, e hanno di fatto blindato la testata, divenuta inaccessibile a chi non simpatizza con le ragioni dell’estrema sinistra.
Quanto accaduto nella redazione di un giornale come Liberation, è il riflesso della “sinistra moderna”, che ha mescolato wokismo e decolonialismo, osserva Quatremer. Il risultato, dice, “è una sinistra che ha anche abbandonato i propri valori. La tolleranza è stata sostituita dall’intolleranza. Una sinistra che era liberatrice è diventata inquisitoria, che non tollera più le opinioni divergenti, e ritiene che non ci sia più spazio per il dibattito una volta stabilito cosa sia bene e cosa sia male. Una sinistra che ha rinunciato all’universalismo. Oggi ragioniamo in termini di comunità. Per me, questo è tragico”. Ma c’è dell’altro. Perché questa “evoluzione”, si spiega nel nuovo rapporto della sinistra con la religione. Anzi, con una religione. Avendo “abbandonato la sinistra per la destra, persino per l’estrema destra”, la classe operaia si rivolge “ai nuovi dannati della terra, le persone ‘razzializzate’, che sono prevalentemente musulmane”. E “attraverso una perversione del pensiero, non solo saranno difese dalla discriminazione, ma saranno trasformate in eroi intoccabili, il che significa che qualsiasi critica alla loro cultura e religione sarà considerata razzismo”, riconosce il giornalista.
Eppure, ricorda, “nel corso della nostra storia, la sinistra è sempre stata laica, persino atea, e ha combattuto contro i sacerdoti e contro le credenze religiose. Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli. Oggi abbiamo una sinistra completamente affascinata da chi crede in Allah. Confesso che questo mi stupisce, perché provengo da quella sinistra, laica, universalista e atea”.
di Pierpaolo Arzilla