martedì 29 settembre 2026
Aveva assicurato che non avrebbe lasciato la politica. E così Anne Hidalgo ha fatto, dopo dieci anni da vicesindaco e dodici anni da sindaco di Parigi. Ma in modo ‘morbido’ ed evitando ogni tenzione elettorale, dopo il clamoroso flop alle elezioni presidenziali del 2022, quando si fermò all’1,75 per cento dei voti. E pure ogni confronto nell’ambito del suo Partito socialista e della sinistra in genere, considerato che la coalizione della Gauche ha preferito candidare (ed eleggere) suo successore l’ex aggiunto Emmanuel Gregoire e non il suo ‘delfino’ Remi Feraud. A salvarla da un probabile nuovo fallimento elettorale è arrivato infatti il ‘soccorso tecnocratico europeo’, come spesso accade chiazzato di rosso (politicamente parlando), che neanche ha tenuto conto dello scandalo con il quale è alle prese.
Anne Hidalgo, 67 anni, nata nel 1959 in Andalusia, cresciuta in Francia, una carriera da dirigente pubblica sfociata nell’impegno nel Partito Socialiste e nell’amministrazione comunale di Parigi. Ha poi deciso di non candidarsi per la terza volta anche per i numerosi attriti con diversi leader della sinistra. E forse per lo scandalo della ‘periscolaire’, i doposcuola parigini, che ha portato alla sospensione di 132 animatori di cui 52 per sospette violenze sessuali, attivi proprio negli anni in cui lei era primo cittadino della capitale francese. Uno scandalo che è da poco scoppiato nella sua gravità e potrebbe condurla in tribunale. Dopo essere sfuggita alla commissione d’inchiesta comunale (per “incompatibilità d’agenda”), Anne Hidalgo non si è sottratta all’audizione al Senato senza però convincere le famiglie dei bambini, raccolte nel collettivo ‘SOS Periscolaire’. Tanto che alcuni genitori sono ricorsi in giudizio direttamente contro di lei per “mancata assistenza a persone in pericolo”, considerato che le allerte non erano mancate nel corso degli anni. Ma sono addirittura 203, al momento, le inchieste penali in corso.
Questa bufera giudiziaria e mediatica non ha, però, rallentato le attività pubbliche dell’ex sindaco di Parigi. Da Londra a Singapore, da Santiago a Boston, sono numerosi i convegni, le lezioni universitarie, le riunioni cui ha partecipato nei pochi mesi trascorsi da quando ha lasciato gli spaziosi uffici dell’Hotel de Ville. Propiziati appunto dal suo nuovo ruolo di ‘ambasciatrice globale’ del ‘Global Covenant of Mayors for Climate & Energy’, una coalizione mondiale di grandi città per promuovere le loro attività in materia di transizione ecologica. Un organismo che è finanziato per la gran parte dalla Commissione europea e dalla fondazione di Michael Bloomberg, l’editore americano già sindaco repubblicano di New York transitato in seguito al Partito Democratico. E che sembra un doppione del comitato che organizza annualmente l’Urban20, il congresso internazionale dei sindaci, che si è riunito a New York qualche giorno fa e che si sta preparando a partecipare al G20 previsto per il 14 e il 15 dicembre a Miami.
di Pietro Romano