martedì 15 settembre 2026
Matematica, letteratura, arte. Il triplete, anzi l’hat-trick, del disastro. Il nuovo studio Pisa è impietoso con gli studenti tedeschi. Il cui rendimento è peggiore che mai. Ma non è solo una questione di voti o applicazione sulle materie.
Nel Programma per la valutazione internazionale dello studente, un’indagine internazionale sull’apprendimento promossa dall’Ocse, gli ambiti di alfabetizzazione letteraria, matematica e scientifica sono coperti non soltanto sulla padronanza del programma di studi della scuola, ma in termini di conoscenze ed abilità applicate nella vita pratica. Ad esempio, i ragazzi vengono valutati se sono in grado di comprendere un’e-mail lunga, confrontare i prezzi o interpretare correttamente i dati da un grafico.
In Germania, un quindicenne su 3 non raggiunge i livelli di competenza di base in lettura e matematica, mentre in scienze la percentuale è di circa un quarto. I risultati in tutte e 3 le aree sono quindi ai minimi storici da quando sono iniziati gli studi Pisa, 25 anni fa. La corsa al recupero è finita, afferma Samuel Greiff, responsabile dello studio Pisa tedesco. I risultati sono in costante calo dal 2015. All’epoca, gli studenti ottenevano più di 500 punti in matematica. Oggi ne ottengono 464, riporta la Ard.
In Germania il problema, si fa notare, è che il successo scolastico dipende, molto spesso, ancora dal contesto familiare di provenienza. Il divario tra i giovani provenienti da famiglie privilegiate e quelli che arrivano da contesti svantaggiati si è addirittura ampliato dal 2015. E non è una questione legata all’immigrazione. La linea di demarcazione cruciale non è tra i giovani con e senza un passato migratorio, bensì tra i ragazzi provenienti da contesti privilegiati e svantaggiati.
Nelle discipline scientifiche, ad esempio, i giovani nati in famiglie privilegiate ottengono risultati significativamente migliori. L’Inghilterra, affermano i tedeschi, dimostra che è possibile contrastare questa tendenza. Le scuole inglesi, infatti, ricevono finanziamenti aggiuntivi per i bambini che arrivano da ambienti familiari penalizzati e possono decidere autonomamente come utilizzarli. In Inghilterra, dunque, le opportunità per chi rischia di rimanere indietro per ragioni sociali, rilevano i professori tedeschi, sembrano nettamente migliori rispetto a quelle offerte dalla Germania. Dove, però, non mancano le buone pratiche, come il programma Startchancen (opportunità di partenza) che fornisce un sostegno mirato a circa 4mile scuole che si trovano in situazioni sociali difficili per un periodo di 10 anni: l’investimento entro il 2035 sarà di 20 miliardi.
Secondo Greiff, le potenziali soluzioni non mancano: fornire un supporto precoce ai bambini, individuare più rapidamente le difficoltà e offrire maggiore sostegno alle scuole in situazioni complesse. Il problema principale risiede nell’attuazione, cioè nella capacità di integrare in modo completo e duraturo i programmi che funzionano all’interno del sistema educativo.
La questione cruciale, dopo 25 anni di Pisa, non riguarda tanto ciò che la Germania potrebbe fare, quanto piuttosto se riuscirà a implementare in modo permanente le conoscenze acquisite nella vita scolastica quotidiana. Il caso tedesco s’inserisce in un contesto di impoverimento cognitivo generale.
In molti Paesi, infatti, le capacità di lettura sono diminuite, un fenomeno a cui l’Ocse guarda con preoccupazione. Molti giovani faticano a comprendere testi più lunghi e complessi. Allo stesso tempo, a livello internazionale è aumentato il numero dei cosiddetti lettori “frettolosi”, ovvero coloro che leggono i testi in modo superficiale e spesso forniscono risposte errate. Per l’Ocse si tratta di uno sviluppo allarmante, soprattutto se si considera la presenza già molto ingombrante dell’intelligenza artificiale.
Nell’era dell’AI stanno scomparendo proprio quelle competenze che diventeranno, invece, sempre più importanti in futuro: analisi critica delle informazioni, capacità di individuare i collegamenti e sviluppo di un proprio punto di vista. L’Ocse suggerisce che una possibile spiegazione risieda nel cambiamento delle abitudini di lettura. Quella veloce, per esempio, dei contenuti delle piattaforme social potrebbe rendere più difficile la lettura concentrata. Il programma Pisa però, si osserva, non è in grado di dimostrare questa correlazione.
di Pierpaolo Arzilla