Ceuta: una azione di spionaggio “fatta a mano”

lunedì 7 settembre 2026


Il Marocco ha permesso di invadere Ceuta. In sintesi è questo il risultato di un rapporto degli investigatori della polizia spagnola che è stato prodotto a fine settimana scorsa alla Corte Nazionale, il più alto tribunale penale di Spagna, dove si afferma che c’è stata una totale “permissività” da parte del Marocco per la massiccia invasione dell’enclave spagnola.

Dopo avere esposto le varie questioni che possono avere determinato il contemporaneo spostamento di circa 70mila migranti musulmani sul suolo spagnolo di Ceuta, come la questione del Sahara occidentale, Fronte polisario, nel quadro delle ataviche tensioni tra Algeria e Marocco, dopo che la Spagna ha lasciato questo territorio nel 1973, le indagini spagnole che si sono sviluppate stanno rafforzando le responsabilità marocchine. Infatti nel rapporto redatto dal Cenif, Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere, una agenzia di intelligence organica al Commissariato generale per gli stranieri e le frontiere della polizia nazionale, si smentisce la versione data dal governo di Pedro Sánchez tramite la quale si nega la responsabilità di Riad, affermando, all’opposto, che esistono prove del coinvolgano del Marocco nell’invasione della enclave spagnola il 30 e 31 luglio. Ora la Corte Nazionale sta valutando se avviare un’inchiesta dalle dimensioni di politica internazionale decisamente elevate e dagli equilibri diplomatico-relazionai delicati. Ricordo che Sánchez il 31 luglio aveva espresso apprezzamenti per la cooperazione data dal Marocco nel riorganizzare i rimpatri dei migranti, uno spostamento al di là della rete del confine, qualche metro, accusando invece alcuni media legati a Israele e alla Russia di dare disinformazione a livello internazionale in merito all’accaduto. Tuttavia alcune migliaia di migranti sono rimasti nell’enclave, dove ancora oggi stanziano e dove hanno riprodotto le loro modalità comportamentali abissalmente distanti da quelle occidentali.

In pratica, nel rapporto del Cenif viene narrato quanto accaduto in territorio  marocchino vicino al confine con Ceuta, affermando che c’è stato un coordinamento nel convogliare e radunare i migranti da parte di una “organizzazione” che ha agevolato gli spostamenti verso zone definite, quindi favorendo sia l’ingresso che l’uscita dal confine spagnolo. Una modalità di azione che è stata assistita da una blanda presenza delle forze di sicurezza marocchine, accompagnata da una sorta di guida della massa dei migranti verso luoghi specifici, tappe propedeutiche “all’invasione”. Comunque l’accusa non è diretta alle autorità centrali marocchine, ma alle forze dell’ordine locali che avrebbero potuto agire autonomamente.

Conoscendo, anche se non dettagliatamente, le rigide normative statali che regolano le Forze di sicurezza, in generale, del Regno, ritengo decisamente improbabile l’ipotesi di una azione autonoma della polizia marocchina, in quanto porrebbe gli autori dell’azione nelle condizioni di subire penalità dagli effetti anche letali. Inoltre il rapporto esclude l’intervento di organismi mafiosi o criminali operanti nel settore del traffico di esseri umani, in quanto un’operazione di tali dimensioni richiederebbe un sistema di comunicazione, una logistica, un coordinamento, una attività di controllo e gestione, insomma una specializzazione, che non rientra nei connotati strutturali di nessun sistema mafioso-criminale autoctono. Infatti le reti criminali presenti in Marocco non hanno capacità né di mobilitare, né di gestire una tale massa di profili di migranti, solo una organizzazione internazionale di trafficanti di esseri umani potrebbe avere tali potenzialità, ma resta la domanda: l’attento governo marocchino potrebbe permettere ad un organizzazione criminale internazionale di operare sul territorio del Regno?

Leggendo le 55 pagine del “rapporto” si potrebbe ipotizzare l’utilizzo di una tattica adottata da coloro che hanno agito in territorio marocchino (tale definizione generica è necessaria per evitare accuse dirette e ad oggi non dichiarate), per destabilizzare Ceuta; ovvero iniziata con il collasso del “sistema enclave”, poi con la neutralizzazione della risposta spagnola. Gli investigatori iberici hanno inoltre rilevato la presenza di “personaggi” che hanno assunto ruoli di monitoraggio e coordinamento nelle fasi di passaggio della massa oltre confine, personaggi che hanno messo in pratica capacità reattive e di adattamento in funzione della risposta spagnola, favorendo il collasso del sistema di gestione e di controllo delle frontiere. In pratica, come fosse una strategia militare, le maestranze spagnole sono state attratte e impegnate in un punto specifico e con azioni obbligatorie, come soccorso in mare, accoglienza e predisposizione alla quarantena, non previste su tali quantità di persone; così saturate le forze iberiche i confini si sono aperti, iniziando la fase dell’annichilimento delle capacità di risposta spagnole.

Quindi una operazione che va molto oltre una “crisi migratoria”, ma che mira alla destabilizzazione della Spagna, e della sua immagine, nonché un avvertimento per l’Europa. A livello di politica interna sono stati limitati i diritti degli spagnoli di Ceuta, stressato il sistema sanitario, sgretolata la fiducia nelle istituzioni statali, creato gravi problemi di sicurezza pubblica, disordini e disinformazione, nonché esaltati gli aspetti tipici di una aggregazione umana dove si verificano stupri ai danni di donne migranti la cui presenza è stata funzionale alla fase ultima che vedeva l’arrivo di donne e bambini difficilmente rimpatriabili.

Ma quale è la criticità maggiore che emerge per la Spagna dall’azione del 30-31 luglio? Certamente le ombre sono molte, ma quello che è innegabile è che i servizi segreti spagnoli hanno fallito; quindi anche dal “rapporto” è emersa questa grave incapacità del Centro nazionale di intelligence di non avere intercettato una quantità enorme di migranti muoversi verso i confini spagnoli con dinamiche coordinate. Un’azione che ha i tratti di una operazione di spionaggio fatto “manualmente”; ufficialmente non si addebita al Marocco la pianificazione di tale evento, ma si esclude la fatalità, la spontaneità, si scagiona la mafia e la criminalità organizzata e si sottolineano le azioni concrete da parte delle forze di sicurezza marocchine come un “orientamento dinamico” dei migranti verso i punti di accesso del confine. Tuttavia per esclusione resta la possibilità che Riad abbia voluto dimostrare di poter sopraffare i servizi di intelligence spagnoli e magari dare l’idea della precarietà sia di Ceuta che di Melilla, che potranno restare spagnole finché il “regno sceriffiano” lo permetterà.


di Fabio Marco Fabbri